Babbo Natale, col vestito rosso, barba bianca e stivali è sempre uguale da 190 anni

La ‘trasformazione’ di Santa Claus moderno risale al 1823, da allora non è più cambiato. Si fa risalire alla leggenda di San Nicola di Myra, vescovo cristiano del IV Secolo, che donò ai bambini poveri della sua città tutte le ricchezze della sua famiglia, distribuendo l’oro accumulato dal padre e conservato in grandi sacchi

Da sempre in sovrappeso, rubicondo, con una barba bianca folta, il vestito rosso bordato di candida pelliccia e gli stivali, alla guida della sua slitta trainata da renne, con l’inseparabile sacco colmo di doni. Il Babbo Natale “moderno” compie 190 anni, nel corso dei quali non ha mai cambiato look e probabilmente non lo cambierà più.

Santa Claus è una figura antica: se ne fa risalire la storia leggendaria a San Nicola di Myra, vescovo cristiano del IV Secolo.

La trasformazione nella figura che oggi conosciamo si deve però a Clement Clarke Moore, scrittore e linguista newyorkese, autore della poesia “A visit from Saint Nicholas”, pubblicata nel 1823, in cui il vescovo dell’Anatolia fu rappresentato come un elfo “rotondetto”, con barba bianca, vestiti rossi orlati di pelliccia, alla guida di una slitta trainata da renne, carico di regali e giocattoli.

Il look di Babbo Natale si perfezionò con il passare degli anni. Nel 1862 l’illustratore Thomas Nast, sulla rivista statunitense Harper’s Weekly, lo raffigurò con una giacca rossa, la folta barba bianca e gli stivali. Da quel momento, la fisionomia di Santa Claus non sarebbe più cambiata, diventando ‘globale’ dal 1931, quando Haddon Sundblom disegnò l’ormai celeberrima immagine di Babbo Natale per la pubblicità della Coca Cola.

Che si chiami Santa Claus, Pere Noël o Sinterklaas, a seconda della latitudine, tutte le versioni del Babbo Natale moderno derivano dallo stesso personaggio storico, il vescovo, poi divenuto santo, san Nicola di Bari, o semplicemente Nicola di Myra, antica città dell’odierna Turchia, che oggi ha preso il nome di Demre.

Attorno a questo personaggio sono nate molte leggende, ma tutto con un comune denominatore: la generosità di Nicola, nato in una ricca famiglia, rimasto presto orfano e cresciuto dai frati di un monastero. Di lui si racconta, ad esempio, che ritrovò e riportò in vita cinque fanciulli che erano stati rapiti e uccisi da un oste. Un miracolo che gli valse la fama di protettore dei bambini. Nicola di Myra è un personaggio leggendario anche per la sua generosità, che lo spinse a donare ai bambini poveri della sua città tutte le ricchezze della sua famiglia, distribuendo l’oro accumulato dal padre e conservato in grandi sacchi. Come quelli che il Babbo natale moderno usa per trasportare nelle case di tutto il mondo i doni per i bambini.

Ma se il capostipite di tutti i Babbo Natale del mondo resta il santo dell’Anatolia. Nei Paesi del centro Europa, Francia, Belgio, Olanda e Germania, il 6 dicembre – data in cui si festeggia San Nicola – ai bambini il Santo di Myra porta dolciumi e leccornie, un anticipo di quello che Santa Klaus lascerà sotto l’albero la notte di Natale.

Tuttavia altre figure hanno popolato nei secoli le leggende natalizie. In una di esse risale alla tradizione di alcune tribù germaniche precristiane. Dopo la conversione al cristianesimo, si narra che un uomo lottasse contro un demone, il quale terrorizzava la popolazione insinuandosi nelle case attraverso la canna fumaria per uccidere i bambini. Catturato dal supereroe ante litteram, il mostro è obbligato a obbedire ai suoi ordini e costretto a passare di casa in casa, per fare ammenda portando dei doni ai bambini. Una buona azione riparatoria ripetuta ogni anno.

In un’altra versione, il demone convertito raccoglie con sé gli altri elfi e folletti, diventando quel Babbo Natale che oggi conosciamo. C’è poi chi ‘esagera’. Come gli islandesi, che dicono di avere ben 13 Babbo Natale, perché la loro tradizione natalizia si basa su 13 folletti, chiamati Jo’lasveinar, i cui nomi (impronunciabili) derivano dal tipo di attività o di cibo che preferiscono. Una tradizione che fa felici i bambini islandesi, che ricevono ben 13 regali, uno per ogni giorno delle due settimane che precedono il Natale. In ogni caso, ai bambini islandesi va di lusso, se pensiamo che ai bimbi cattivi italiani Babbo Natale porta del carbone: se i piccoli scandinavi non sono stati buoni da meritarsi i regali, ricevono patate. Almeno non restano a stomaco vuoto.

Natale è però il compleanno del Salvatore, Gesù Cristo, nel mistero della Trinità figlio di Se Stesso. E quel bambino, nato in una grotta di Betlemme, ha finito per cambiare il mondo con il suo messaggio di perdono e con la sua vita donata per riscattare l’umanità. Per questo, a Natale insegniamo a nostri bambini a donare qualcosa ad altri bambini meno fortunati: li cresceremo responsabili e consapevoli della sofferenza altrui.

Credit: Adnkronos

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