La vergogna di assistere a un pestaggio barbaro e non muovere un dito: anche questa è Sicilia!

Le immagini divulgate dalla Polizia e provenienti da un sistema di videosorveglianza mostrano la feroce violenza criminale di un gruppo di farabutti, ma anche l’inaudita inazione di chi assiste al massacro di una persona e non muove un dito. I siciliani dobbiamo ancora fare un lungo cammino verso la civiltà, nascondercelo è mentire a noi stessi, prima che agli altri

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«La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine». Queste le parole di Giovanni Falcone, ucciso il 23 maggio 1992. Parole che raccontano una speranza: prima o poi la peste mafiosa sarà debellata, almeno come crimine organizzato e con potere invasivo, ma non è ancora dato sapere quando. Soprattutto dopo la scoperta che l’omertà è ancora un vergognoso difetto dei palermitani.

Sì, la generalizzazione è deliberata, perché fino a quando ci sarà un palermitano a non curarsi del fatto che uomini siano pestati a sangue, per rappresaglia al rifiuto di sottostare al pizzo, allora tutti i palermitani sono coinvolti, anche quelli che ogni anno ricordano Falcone, Borsellino o che vanno al cinema a vedere il film di Pif e si commuovono quando il protagonista mostra al figlio quanti hanno perso la vita per combattere la mafia. Discorso che si può estendere a tutti i siciliani.

Il riferimento è a quanto avvenuto il 2 novembre scorso a Palermo, giorno della commemorazione dei defunti, una delle feste religiose più “sentite” della città.

Un commerciante di nome Antonino Virzì, “colpevole” di avere aperto un negozio di casalinghi senza chiedere il permesso al boss del quartiere e di essersi rifiutato di pagare 3mila euro per riparare al torto subito, è stato aggredito a colpi di mazzuolo perché dovevano fargli pagare il suo “sgarro”. E, mentre i passanti facevano finta di nulla, l’unica persona che ha cercato di soccorrerlo, è stato il genero Rosario Vitrano che porterà per sempre i segni di quell’inaudita violenza: una placca di metallo per contenere la scatola cranica.

“Per fortuna”, però, le telecamere hanno catturato quell’infamia e hanno permesso alla Polizia di risalire ai responsabili. Dovremmo essere contenti, perché giustizia è stata fatta. In realtà, non possiamo affatto esserlo. Perché avremmo preferito che a segnalare i mafiosi fossero stati occhi umani e non quelli metallici.

Ecco perché questa brutta storia dimostra quanto sia ancora lunga la strada da percorrere per onorare chi ha annullato se stesso pur di restituire dignità e umanità alla Sicilia. E ogni volta che un palermitano finge di non vedere, si allontana il momento in cui quel fenomeno umano smetterà di esistere. 

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.

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