La provocazione. Lo Stato federale europeo è un ideale possibile? – Parte Prima

di Lewis Onehear

Alla vigilia del Consiglio Europeo Difesa del 19 e 20 dicembre, un grande studioso della realtà “contemporanea” e della storia del pensiero politico europeo compie un’analisi sull’attuale situazione istituzionale continentale e la raffronta ad altre esperienze storiche. Ne assumiamo il contenuto, chiedendovi: possiamo ambire agli Stati Uniti d’Europa?

Lo Stato Federale Europeo è possibile?

Messaggi di presidenti, discorsi di cancellieri e di ministri degli esteri, articoli di giornali farebbero supporre che uno degli scopi o risultati della crisi odierna possa essere la nascita di uno Stato federale europeo destinato a far regnare la giustizia e la concordia laddove oggi imperano la diplomazia e i tentativi di egemonia. Agli Stati Uniti d’America si dovrebbero contrapporre od associare gli Stati Uniti d’Europa, in attesa di veder nascere in un momento ulteriore dell’incivilimento umano gli Stati Uniti del mondo.

Perché non dovrebbe esser possibile di rifare in Europa ciò che fu fatto dalle 13 colonie americane ribellatesi all’Inghilterra? Taluno, più restio ad ammettere i tedeschi nel nuovo Stato federale Europeo, ha affermato che questo esiste già: le 28 nazioni grandi e piccole rappresentate a Bruxelles offrirebbero appunto il quadro di un esistente e vivo Stato federale europeo.

Ahimè! Come l’esempio prova la difficoltà dell’impresa e la difficoltà estrema di definire persino che cosa vogliano dire le parole “Stato Federale europeo”! Che cosa è una società nella quale alcuni associati sacrificano vite ed averi, altri averi soltanto, altri soltanto vite, mentre alcuni stanno a vedere e taluno persino realizza guadagni non piccoli, limitandosi a vendere guadagni di mercato ed a far voti di vittoria?

Dovrebbe essere chiaro a tutti che, prima di discorrere dello Stato Federale europeo come di uno degli ideali scopi della crisi presente, farebbe d’uopo sapere quale in verità sia lo scopo per raggiungere il quale siamo decisi a spargere sangue ed a profondere tesori. Troppe volte è accaduto, durante la crisi presente ed in ambedue le correnti di pensiero contemporaneo, che fossero malcerti ed instabili gli scopi per cui si combatteva, perché oggi, avvicinandosi il giorno della stretta finale, non giovi precisare chiaramente ciascuno di quegli scopi.

Può sembrare ingenuo dire, a proposito dell’auspicato Stato Federale europeo, che si deve lottare soltanto per costruire qualche cosa che sia vitale e vantaggiosa. Ma non è. I più, quando discorrono di Stato Federale europeo, pensano ad una specie di perpetua alleanza o confederazione di Stati, la quale abbia per scopo di mantenere la concordia fra gli Stati associati, difenderli contro le aggressioni straniere e raggiungere alcuni scopi comuni di incivilimento materiale e morale.

Tutti implicitamente ammettono che gli Stati alleati o confederati debbono rimanere pienamente sovrani ed indipendenti; che non si debba costituire un vero superstato fornito di una sovranità diretta sui cittadini dei vari stati, con diritto di stabilire imposte proprie, mantenere un esercito super-nazionale, distinto dagli eserciti nazionali, padrone di una amministrazione sua diversa dalle amministrazioni nazionali.

I più non pensano a questa seconda specie di Stato Federale europeo, perché non a torto ritengono che questa non sarebbe una “società” di nazioni ugualmente sovrane, ma un unico stato sovrano di cui le nazioni attuali diventerebbero semplici provincie. Si vogliono, sì, gli Stati Uniti d’Europa, ma ogni Stato deve essere indipendente, sicché la Francia non sopraffaccia l’Italia, od ambedue, insieme con l’Austria e la Russia, non diventino provincie dell’Inghilterra o della Germania, o, anche, degli Stati Uniti d’America, se il nuovo ente politico – in una prospettiva di più lungo termine – dovesse comprendere il continente americano.

Ora, se l’esperienza storica dovesse essere davvero la maestra della vita, tutti i discorsi sullo Stato Federale europeo fatti in questi ultimi mesi di crisi sarebbero senz’altro apparsi vani, quando si fosse ricordata la fine miseranda dei tentativi sinora compiuti e durati talvolta per pochi anni e tal’altra per secoli di Unione europea intesa nel senso, che oggi appare unicamente possibile e desiderabile, di confederazione di Stati sovrani, ed il successo magnifico di quell’altro tipo di società delle nazioni, il quale culmina nella trasformazione dei preesistenti Stati sovrani in provincie di un unico più ampio Stato sovrano.

L’esperienza storica prova, cioè, che ciò che oggi si considera come ideale non è possibile, non è duraturo e può essere funesto; e che soltanto è possibile, duraturo e benefico ciò che dai più oggi si considera repugnante.

Una prova nettissima della verità delle mie affermazioni è data da quei medesimi Stati Uniti a cui si volgono gli sguardi di quanti sperano giorni migliori per l’umanità autorizzato a dichiarare guerra, ma dipendente da Stati sovrani quanto ai mezzi di condurla, capace di contrarre debiti e di impegnare la fede pubblica al loro, pagamento, ma dipendente da tredici separate legislature sovrane per la preservazione di questa fede, poteva soltanto, salvarsi dall’ignominia e dal disprezzo qualora tutti questi governi sovrani fossero stati amministrati da persone assolutamente libere e superiori alle umane passioni”.

Era un pretendere l’impossibile. Gli uomini forniti di potere non amano delegare questo potere ad altri; ed è perciò quasi impossibile, conchiude il biografo, “compiere qualsiasi cosa, sebbene importantissima, la quale dipenda dal consenso di molti distinti governi sovrani”.

Ed un altro grande scrittore e uomo di Stato, uno degli autori della costituzione del 1787, Alexander Hamilton, cosi riassumeva in una frase scultorea la ragione dell’insuccesso della prima società delle nazioni americane: “il potere, senza il diritto di stabilire imposte, nelle società politiche è un puro nome”.

Fine Prima Parte (segue)

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