“Ringhio” Gattuso, indagato per reati legati al calcio scommesse. Molti dubbi, tante perplessità

La procura di Cremona apre un’altra pagina del filone di indagini sulle partite truccate, sollevando accuse precise al campione del Mondo 2006, che però si difende: ringhiando

Gattuso

No, noi non crediamo che Gennaro Gattuso possa avere “venduto” una o più partite. E crediamo davvero che il calabrese non sappia come si possa truccare una gara. E non ci stiamo a demonizzare prima del tempo, a mettere alla gogna chicchessia solo per il fatto di essere indagato. Perché essere sotto indagine non significa essere automaticamente colpevole e la Costituzione, all’articolo 27, è chiara su questo punto: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva“.

Questo non lo scriviamo solo perché a noi Ringhio fa simpatia e abbiamo visto in lui un simbolo di genuinità e generosità in un ambiente spesso popolato da bambini viziati, che guadagnano in un anno quello che un operaio guadagna (forse) in una vita. Lo ribadiamo per tutti: non sei colpevole se sei indagato. Lo sei solo in caso di condanna definitiva. Dopodiché non ci sono né se, né ma. Se, poi, i magistrati dovessero accertare che Gattuso abbia davvero preso parte alla combine di partite, allora ne prenderemo atto e diremo che ci siamo sbagliati, ma senza dovere chiedere scusa.

Però c’è una cosa che vogliamo sottolineare: è vergognoso chi, tra i media, contribuisca a confondere la differenza tra lo status di indagato e quello di condannato/colpevole. Perché è chiaro che i titoloni valgono oro, che attraggano gente alle edicole, davanti alla TV o sui siti internet. Questo, però, non è giornalismo. È, perdonateci il termine, meretricio.

Ci piacerebbe che il giornalismo si concentrasse sui fatti, che ne chiarisse le dinamiche e che spiegasse le cose come stanno. Ci piacerebbe, di conseguenza, leggere con lo stesso risalto sia le notizie dell’avvio delle indagini e dei processi, ché anche quella di assoluzione, che per un cittadino perbene è una specie di”fine del calvario”

E non ci piacciono quei magistrati che si affrettano a convocare le conferenze stampa per dire al mondo: “tizio è indagato”, sciorinando una mole di presunte colpe. E, poi, per cospargere di miele la spranga, cercano di mettere qua e là dei condizionali. Per non parlare delle telecamere dietro ai poliziotti all’alba, quando c’è una casa di un VIP da perquisire.

A noi questa giustizia spettacolarizzata non piace affatto. Perché dietro ad ogni uomo indagato (o anche condannato) ci sta una tragedia personale e una sconfitta della società e non un motivo per cui godere delle disgrazie altrui.

E Gattuso no. Non può essersi venduto le partite.

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.

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