Lo Stato biscazziere e il Governo in mano ai gestori di slot machines

La tanto invocata Europa, che sostiene la disincentivazione del gioco d’azzardo, in Italia sulla proliferazione del gioco d’azzardo non si segue: il Governo va in senso contrario, addirittura penalizzando i comuni italiani che attuino politiche avverse ai gestori del gioco

Gioco d'azzardo patologico

C’è un articolo della Costituzione, il 32, che tutela e garantisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo: la salute. E per salute s’intende “lo stato di benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia o infermità“, come ribadito nel 1978 ad Alma Alta, nell’allora Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, durante una conferenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Eppure, nonostante ciò, in Italia (ma non solo) si assiste allo Stato che gestisce e promuove ciò che può ledere alla salute dei propri cittadini: da un lato il fumo e dall’altro il gioco d’azzardo.

E per entrambi usa una scappatoia: l’avvertimento che sia il tabacco che il gioco possono avere conseguenze gravissime. La morte nel primo caso, la dipendenza che sfascia le famiglie nel secondo. In pratica, come “Ponzio Pilato“, lo Stato si limita a dire che la sigaretta e la slot machine (per dirne una) possono fare male ma “si lava le mani”, attribuendo gli eventuali eccessi alla responsabilità individuale.

Il motivo? Semplicissimo… sia il fumo che la legalizzazione e la diffusione del gioco d’azzardo portano miliardi di euro alle casse dello Stato. Un toccasana, soprattutto in un periodo disgraziato come quello in cui stiamo vivendo (e chissà per quanto tempo ancora).

È fisiologico, infatti, che meno un cittadino ha, più investe nella fortuna, soprattutto al Sud, dove il tasso di disoccupazione è assai più elevato rispetto al Nord. Il gioco, in tal senso, rappresenta una speranza per passare dalla sopravvivenza ad una vita dignitosa. E questo lo Stato lo sa e via con le slot machines, le concessioni per l’apertura di sale giochi reali e virtuali, il moltiplicarsi di “Gratta & Vinci“, ecc. Per non parlare, poi, di giochi televisivi come “Affari Tuoi” che alimentano ancora di più il desiderio della gente di vincere all’improvviso una grossa somma per acquistare una casa, o meglio per pagare le rate del mutuo senza dovere attendere di essere quasi pronto per la sepoltura.

Ecco perché non sorprende il motivo per cui è stato approvato un emendamento al decreto “Salva Roma”, firmato dalla senatrice Federica Chiavaroli del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, in “virtù” del quale il governo ha la facoltà di ridurre i trasferimenti alle Regioni e ai Comuni che emanino norme restrittive contro il gioco d’azzardo.

In pratica, se un ente locale, consapevole del disagio sociale scatenato dal proliferarsi di minicasinò, decidesse di volere limitare il fenomeno nel proprio territorio o promuovere campagne contro la dipendenza da gioco d’azzardo, sarebbe punito dallo Stato con il taglio dei fondi ad esso spettante.

Perché, come ha prontamente spiegato il senatore Sergio Lo Giudice del Partito Democratico, «Le competenze sui giochi pubblici sono riservate allo Stato, e con la legislazione attuale se Regioni e Comuni mettono in atto limitazioni a questi giochi questo comporta come conseguenza l’obbligo per lo Stato di risarcire le aziende che hanno in gestione questi giochi del danno subito da queste limitazioni». Quindi, solo lo Stato può mettere parola sui giochi d’azzardo. Tradotto: lo Stato è il banco e deve vincere sempre.

L’emendamento, quindi, è stato approvato dal Senato con 140 voti a favore e 128 contrari. Tra i primi troviamo (ovviamente) il Nuovo Centrodestra, il Partito Democratico, Scelta Civica e Grande Autonomia e Libertà. Tra i secondi, invece, ci sono Forza Italia, Lega Nord, MoVimento Cinque Stelle e Sinistra, Ecologia e Libertà.

A Matteo Renzi, però, questa “porcata” – come lui stesso l’ha definita – non è piaciuta affatto, sconfessando così gli attuali alleati di governo.

Ma il dado è tratto. Anzi, è stato lanciato e a perdere saranno sempre gli italiani.

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.

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