Su riforme e legge elettorale Napolitano, Letta, Governo e Parlamento sono al limite dell’attentato alla Costituzione

La sentenza della Corte Costituzionale ha dato una prospettiva molto limitata a questo Parlamento e al Governo che esprime, ma il presidente della Repubblica, il capo del Governo, l’intero Esecutivo e la maggior parte del Parlamento agiscono come se nulla fosse. Il Movimento 5 Stelle è un partito “terrorista”: mette terrore la presa che ha sui cittadini la propensione a dire “pane al pane, vino al vino”. Malgrado mille perplessità…

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«Basta con la politica dell’aggressione verbale, con la politica dell’urlo» ha detto Enrico Letta oggi a Camaiore, per ricordare la figura del giornalista e politico Pierantonio Graziani, da lui definito «uno dei modelli politici della mia gioventù». Un riferimento neanche troppo velato a Beppe Grillo, mai nominato eppure evocato. «O si torna alla sobrietà, soprattutto in tempi come questi, oppure non ci sono altre soluzioni possibili», ha poi detto Letta, ricordando le doti di «equilibrio e misura» di Graziani nella sua lunga carriera giornalistica e, poi, politica.

Ieri, 23 dicembre, nel corso della conferenza stampa di fine anno, Letta era stato più duro ed esplicito, difendendo il presidente della Repubblica a spada tratta (ci mancherebbe altro…): «ha salvato l’Italia che stava sbandando e stava finendo fuori strada», ha detto il capo del Governo, sottolineando che Napolitano «è un punto di riferimento essenziale» che «con la sua azione, la sua credibilità anche nei rapporti internazionali, ha svolto un ruolo fondamentale». «Le critiche sono legittime» perché nessuno «è esente», ma – aveva aggiunto – «credo che in queste ultime settimane si sia passato il limite rispetto agli attacchi al Capo dello Stato», con un riferimento preciso all’utilizzo «da parte per esempio di Beppe Grillo, di parole totalmente fuori luogo».

Non abbiamo nessuna simpatia preconcetta per il Movimento 5 Stelle, ma neanche pregiudiziale antipatia. Alcune delle mosse di Grillo & Company sono discutibili, al limite del sovversivo: pensiamo, per esempio, alle liste di proscrizione verso i giornalisti nella forma del “pubblico ludibrio” su un sito web; pensiamo alla manifestata volontà di abolire il divieto costituzionale di vincolo di mandato; o anche alle modalità (reali) con cui il M5S si struttura sul territorio. Tuttavia, i giornalisti non sono esenti da critiche, perché molti esercitano il proprio ruolo a cavallo tra giornalismo e politica, spesso propendendo per la politica così tanto da sembrare esponenti politici. Il divieto di vincolo di mandato è un istituto che può essere messo in discussione, ma occorrono meccanismi di garanzia per evitare che si trasformi nell’anticamera di una dittatura e dello snaturamento delle istituzioni parlamentari. Le proposte innovative del M5S per accrescere la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche della Comunità Nazionale andrebbero valutate da tutti, nel solco dell’evoluzione dell’area democratica occidentale in cui l’Italia dovrebbe vivere.

Il condizionale è d’obbligo, perché in Italia in questo momento la democrazia è in stato comatoso, checché ne dicano Letta e il capo dello Stato, che nel Bel Paese non ha i poteri eccezionali – ma limitati nel tempo – accordati al presidente della Repubblica dall’articolo 16 della Costituzione francese: Giorgio Napolitano (e chiunque altro al posto suo) non può gestire lo “stato di eccezione”.

È evidente infatti che in Italia le Istituzioni repubblicane stiano vivendo in uno “stato di eccezione” legale, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale con cui è stato eletto l’attuale Parlamento della XVII Legislatura. Parlamento che ha l’obbligo di approvare una nuova legge elettorale e che, subito dopo, andrebbe sciolto immediatamente, con l’indizione di nuove elezioni politiche.

Questo Parlamento non può procedere alle riforme costituzionali di cui ha bisogno il Paese: sarebbero claudicanti sotto il profilo etico, politico e perfino giuridico. Il Parlamento è limitato all’ordinaria gestione, non può procedere a riforme strutturali e il presidente della Repubblica va fuori dal seminato costituzionale quando afferma il contrario.

Beppe Grillo strepita, ma andrebbe compreso che dopo gli strepitii c’è il baratro di una crisi costituzionale dalle conseguenze imprevedibili e dagli esiti pericolosissimi.

Quando la Consulta pubblicherà le motivazioni della sentenza che ha dichiarato l’incostituzionalità della legge elettorale chiamata “Porcellum”, si apriranno le porte del “Bordellum”, perché il Parlamento si metterebbe in una posizione di illiceità costituzionale se non approvasse subito una legge elettorale in linea con l’ordinamento; il presidente della Repubblica, se non sciogliesse le Camere, potrebbe essere attaccato per una delle ipotesi previste dal primo comma dell’Articolo 90 della Costituzione: alto tradimento e attentato alla Costituzione.

Ne consegue che Enrico Letta sbaglia sapendo di sbagliare quando bersaglia Beppe Grillo nel merito delle critiche sollevate dal Movimento 5 Stelle, critiche che sono fondate e che andrebbero ascoltate come un monito preventivo, perché c’è un altro dato evidente all’occhio dell’osservatore non schierato in via pregiudiziale: tutti i partiti politici, di maggioranza e di opposizione (anche finta…) stanno lavorando a favore del M5S e di Beppe Grillo.

Loro – i grillini – le prossime elezioni le hanno già vinte e possono solo perderle. Gli altri – quasi tutti – le hanno già perse e possono solo mitigare i danni, ridurre le perdite. Se lo capiscono in tempo.

Buon Natale!

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