Confindustria lancia l’allarme economia per il 2014: rischio ripresa senza occupazione

Nello studio ‘Check-up Mezzogiorno’, Viale dell’Astronomia chiede un “urgente un cambio di passo delle politiche economiche del Paese”. In particolare al Sud, dove si sono “persi 43 miliardi di pil in 6 anni e 600mila occupati”. Nel Mezzogiorno un giovane su due è senza lavoro e quasi 100mila imprese meridionali hanno cessato l’attività

Se i timidi segnali di crescita che si iniziano ad osservare a fine 2013 verranno confermati, il vero pericolo è che si possa produrre nel 2014 una debole “ripresa senza occupazione”, in cui i posti di lavoro creati non sono sufficienti a compensare quelli perduti per effetto della ristrutturazione in atto. E’ quanto sottolinea il ‘Check-up Mezzogiorno’ pubblicato da Confindustria e Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.

Ciò rende urgente un cambio di passo nel generale orientamento delle politiche economiche del Paese e, in particolare, delle politiche di sviluppo per il Mezzogiorno – osserva Confindustria – da un lato è necessario intervenire con urgenza per realizzare alcune delle riforme strutturali: la drastica riduzione del cuneo fiscale, il taglio strutturale della bolletta energetica, lo smaltimento completo dello stock di debiti accumulati dalla P. A. nei confronti delle imprese“.

Dall’altro, con particolare riferimento al Mezzogiorno, è fondamentale il ruolo che possono svolgere le Politiche di Sviluppo, sia nel breve, sia nel lungo periodo: la loro azione è decisiva per una economia fortemente dipendente dall’azione pubblica come quella meridionale.

È necessario intraprendere, soprattutto adesso – sottolinea ancora lo studio – una robusta accelerazione all’utilizzo delle risorse, imprimendo ad esse una forte impronta anticongiunturale che metta al centro l’impresa“.

Dallo studio emerge che il Mezzogiorno ha bruciato una fetta significativa della propria ricchezza al termine del sesto anno consecutivo di crisi, tenendo conto delle stime per il 2013: saranno 43,7 i miliardi di euro di pil perduti dall’economia meridionale tra il 2007 e il 2013.

Inoltre, non si arresta il calo degli occupati. A fine 2013, si stimano infatti oltre 600mila occupati in meno rispetto al 2007; questo numero è quasi raddoppiato nell’ultimo anno. La disoccupazione ha raggiunto il 19,8%, quella giovanile interessa ormai un giovane su due.

Al centro di questa distruzione di ricchezza c’è una severa selezione della base imprenditoriale, che prosegue con andatura allarmante.

Nei primi nove mesi del 2013, quasi 100mila imprese meridionali hanno cessato la loro attività, ad un ritmo di 366 cessazioni al giorno: ben 2.527 sono le aziende fallite. Confrontando, invece, aperture e cessazioni dal 2007 al 2013, si sono ‘perse’ circa 30.000 imprese, di cui circa 15mila solo nei primi 9 mesi del 2013.

Si rafforza comunque una netta divaricazione nei risultati d’impresa: quelle che ce la fanno, e si rafforzano anche durante la crisi, sono imprese di media dimensione, che vedono crescere il proprio fatturato (+8,2%), così come le grandi imprese (escluse le raffinerie), che lo accrescono seppur di poco; in flessione, invece, il fatturato delle piccole imprese, con un calo del 9,3% tra il 2007 ed il 2012.

Sia per le grandi che per le piccole imprese le dinamiche creditizie restano negative: gli impieghi nel Mezzogiorno continuano a scendere (9,3 miliardi di euro in meno rispetto al 2012) mentre i crediti in sofferenza hanno superato i 31 miliardi di euro, cioè l’11,1% del totale. L’andamento dell’export spiega una parte importante di questi risultati differenziati.

Le esportazioni del Mezzogiorno si sono ridotte, nel III trimestre 2013, del 9,4% rispetto al III semestre 2012: si tratta di risultati fortemente condizionati dal calo della siderurgia e degli idrocarburi, mentre segnali positivi fanno registrare i prodotti alimentari, quelli chimici e soprattutto le esportazioni dei distretti produttivi meridionali (+11,5% nel II trimestre 2013), in particolare in Puglia, Sicilia e Campania.

Credit: Adnkronos

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