La Top 20 del 2013 – Il meglio dell’anno cinematografico, parte I

Ripercorriamo il 2013 al cinema. Dalla 20^ alla 11^ posizione nella nostra Top 20

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L’anno è giunto alla sua conclusione così come quello cinematografico che tra alti e bassi è riuscito anche stavolta a regalarci autentiche emozioni e sorprese; i capolavori del 2012 sono ahimè lontani, ma mai come in questa annata si è assistito a così tante perle, soprattutto nei generi più disparati.

Al di là del valore di ogni singola pellicola nell’universo del proprio genere di appartenenza, quello della classifica di fine anno è un giochino (parecchio divertente e ovviamente del tutto personale) che aiuta a farsi un’idea di quanto buon cinema si sia visto e ci sia ancora da vedere (alcuni dei film elencati devono trovare dei canali di distribuzione nel nostro paese).

Come ormai è mia abitudine, ho stilato una lista dei venti migliori film visti nell’anno cinematografico 2013 (quindi anche pellicole uscite in altri paesi nel 2012).

Si parte subito con le posizioni che vanno dalla 20 alla 11:

20. (ex-aequo) La città ideale/La mafia uccide solo d’estate

Alla posizione numero 20, e quindi meritevoli di entrare nella classifica dei migliori dell’anno, due esordi registici che fanno sperare per il meglio; due generi diversi, uno quello del thriller de La città ideale, esordio di Luigi Lo Cascio, il quale pur approfittando di temi (ab)usati sempre più spesso dal nostro cinema, riesce a rielaborarli con un pizzico di originalità nella messa in scena, tanto da donare tonalità polanskiane al suo inquietante racconto. L’altro, si tratta del debutto cinematografico di Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, ricodifica la commedia italiana grazie a una prima parte geniale e a una seconda che mostra i segni dell’esordio. 

19. Dans la maison (Nella casa)

Anno d’oro per Francois Ozon, reduce anche dalla vittoria dell’European Film Award per la migliore sceneggiatura di Jeune et Jolie (Giovane e bella), in Nella casa lancia un grido di protesta sulle labili e ingiustificate critiche rivolte al ruolo dell’artista, affermando l’unicità dell’arte: essa si nutre tanto di creatività quanto di momenti morti in cui il vuoto diventa stimolo e trampolino di lancio.

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18. Rush

Ennesima squisitezza firmata da Peter Morgan che, dopo averci emozionato con The Queen, The Damned United e con il sottovalutato Hereafter diretto da Clint Eastwood, riesce nell’impresa di conquistare il pubblico internazionale con una storia dal sapore tutto europeo. Il film corre spedito a trecento all’ora, proprio come le vetture che vediamo sfrecciare sullo schermo, con una prima parte forse un po’ troppo verbosa, ma perfettamente nelle corde di un regista classico come Howard, giunto al suo miglior lavoro (anche se Cinderella Man…).

17. This Is the End (Facciamola finita)

Ancora un esordio, stavolta si tratta del comico Seth Rogen e di Evan Goldberg; Rogen protagonista insieme all’amico James Franco di una delle commedie più scorrette e irresistibilmente divertenti dell’anno. La trama è presto detta, Rogen è invitato a festeggiare l’inaugurazione della nuova casa di Franco, insieme ad altri famosi attori; improvvisamente scoppia un violentissimo terremoto, altro non è che un preludio dell’imminente apocalisse. Tra paranoie da star system e fobie deliranti il gruppo di amici dovrà tenere gli occhi aperti per poter sopravvivere (persino difendendosi da una Emma Watson armata d’ascia).

16. Only God Forgives (Solo Dio perdona)

Criticato, fischiato, snobbato da molti che si aspettavano magari un Drive 2.0 dalla coppia formata da Nicolas Winding Refn e Ryan Gosling, amato dal sottoscritto invece. Dotato di una finezza tutta basata sul simbolismo (virilità, maternità, volontà) capace di sfruttare al massimo una semplice e classica storia di vendetta. A tutto questo va aggiunto l’apporto delle scenografie e della stupenda fotografia in grado di sublimare ogni luogo e ogni inquadratura.

15. The World’s End (La fine del mondo)

Una degna conclusione per la Trilogia del Cornetto, iniziata nel 2004 con Shaun of the Dead (da noi L’alba dei morti dementi) e proseguita con Hot Fuzz nel 2007. A supporto dell’ormai consolidata coppia formata da Simon Pegg e Nick Frost arriva un impeccabile cast dal sapore tutto british in cui sono compresi Martin Freeman (il Bilbo della nuova saga tokeniana), Paddy Considine e Eddie Marsan. Stavolta il filtro è quello della fantascienza, sebbene le trovate non siano proprio originali, il film diverte grazie alle battute a raffica e ad una regia in pieno stile Edgar Wright.

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14. Blue Jasmine

Se la passione ultraterrena per Woody Allen avesse preso il sopravvento sull’oggettività necessaria per questo lavoro, probabilmente Blue Jasmine avrebbe occupato la prima posizione. Di certo c’è solo il grande ritorno del più prolifico tra i registi contemporanei, che sforna una storia dai torni semi-tragici e tratteggia uno dei suoi migliori personaggi femminili (secondo solo alla Annie Hall di Diane Keaton e alla Marion Post interpretata da Gena Rowlands). La prova, tra le più potenti dell’anno (e già in odore di Oscar), è merito della divina Cate Blanchett.

13. Prisoners

Su Denis Villeneuve non c’erano già dubbi, dopo il glaciale e poetico Polytechnique e l’immenso Incendies (La donna che canta), il regista canadese aveva dato prova di una maestria fuori dal comune, soprattutto nel tocco personale con cui si approcciava ai generi classici. Lo fa anche con questo thriller, mero pretesto per un racconto sull’America e le sue ossessioni, pieno di simbolismi e metafore e aiutato dalle splendide interpretazioni di Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal. Non ci resta che attendere Enemy (uscirà nel 2014) sempre con Gyllenhaal protagonista, e tratto dal famoso romanzo di José Saramago.

12. No – I giorni dell’arcobaleno

La pellicola di Pablo Larrain è perfettamente orchestrata e diretta, con una progressione narrativa in crescendo che esalta il pubblico, pur rendendolo sensibilmente coinvolto nella questione politica che in quegli anni accerchiava la popolazione cilena. Vincitore della Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2012 e candidato al miglior film straniero nell’ultima edizione dei premi Oscar, No è il capolavoro di un regista che continua la sua missione nel raccontare e recuperare la memoria di una nazione dalle mille sfaccettature.

11. Gravity

Osannato da tutta la stampa americana come il miglior film dell’anno, è sicuramente una lezione importante di regia e di utilizzo del 3D, finalmente funzionale e mai stancante, la storia è sullo sfondo, ma Alfonso Cuaròn mira a stupire, mettere in soggezione, e ci riesce abilmente senza mai sconfinare nella ripetizione o nel semplice citazionismo. Il miglior film di fantascienza dell’anno, “come si faceva una volta”. 

L’appuntamento con la seconda e ultima parte della Top 20 è fissato per domani.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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