Appello del WWF per inserire nel Codice dell’Ambiente norme penali contro le ecomafie

Per l’associazione ambientalista è “giunto il momento per colpire duramente gli inquinatori e la criminalità organizzata”. Chiesto l’intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per sensibilizzare il Parlamento in uno spirito unitario e bipartisan. Segno di una deriva presidenzialista senza presidenzialismo?

Il petrolchimico di Gela, che scompare sui media nazionali - in modo misterioso - dai siti a elevato (devastante) rischio ambientale sui media nazionali... (foto youreporternews.it)

Roma – “Per fermare mafia e inquinatori, occorre adeguare il Codice dell’Ambiente con un apposito titolo sui ‘Delitti ambientali’ e su questo serve l’autorevole intervento del presidente Napolitano sul Parlamento italiano perché si converga al più presto su testi che già hanno avuto un consenso bipartisan“. Questo è il nocciolo duro dell’appello del WWF che ha partecipato questa mattina all’Audizione promossa dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sul decreto legge sulle emergenze ambientali e industriali quali Terra dei fuochi e Ilva.

Per il WWF è importante che il presidente Napolitano abbia richiamato l’attenzione del Paese sulla serietà del fenomeno noto come Terra dei Fuochi chiedendo alle istituzioni di non abbassare la guardia e dichiarando a Don Patriciello, nella lettera inviata il 3 gennaio scorso, che il presidente della Repubblica assicura il suo “costante impegno a sollecitare, a tutti i livelli di governo, gli interventi necessari”. Tra questi, oltre la mappatura del territorio e l’individuazione della aree maggiormente inquinate il WWF sottolinea come, oltre al reato di combustione illecita dei rifiuti previsto dal decreto, sia giunto il momento per colpire duramente gli inquinatori e la criminalità organizzata che sia fatto un intervento organico di adeguamento del Codice Penale introducendo uno specifico titolo ai ‘Delitti contro l’ambiente’.

Il WWF ha consegnato ai membri della Commissione ambiente della Camera dei Deputati un testo di osservazioni e richieste di miglioramenti del decreto ‘emergenze ambientali e industriali’ e chiesto durante l’audizione di questa mattina al Parlamento di continuare a vigilare per l’attuazione concreta e rapida di politiche di bonifica, di risanamento ambientale e rilancio economico sia delle aree interessate dal fenomeno ‘terra dei fuochi’ sia dell’Ilva e di prestare maggiore attenzione alla partecipazione dei cittadini a questi processi.

L’impegno del WWF sul fronte ambientale è di dominio pubblico, quindi non saremo noi a tesserne le lodi. Tuttavia, un’osservazione di metodo a nostro avviso va fatta. Nell’ordinamento costituzionale italiano, il presidente della Repubblica non ha i poteri di indirizzo della politica nazionale, ma ha – dovrebbe avere – un ruolo poco più che notarile, lontano dal dibattito politico e dalle scelte legittime (o illegittime) del potere legislativo, esercitato dal Parlamento secondo le norme previste dalla Costituzione.

Chiedere l’intervento del presidente della Repubblica sul Parlamento, per indirizzare le scelte che sono nella competenza del Potere Legislativo, significa ispirare una invasione di poteri e competenze che desta preoccupazione: quella di osservare un Paese scivolare in un presidenzialismo sostanziale non regolato da norme costituzionali che medino – con opportuni pesi e contrappesi – tra la natura e i poteri della presidenza della Repubblica e quelli del Parlamento.

Una riforma auspicabile, ma che – come spesso accade in Italia – fa tornare il discorso alla casella del “Via” del “gioco dell’oca istituzionale”: nessun Parlamento può varare una riforma di siffatta importanza, tranne che non ottenga mandato costituente dal legittimo detentore del potere: il popolo sovrano.

Al WWF queste cose le sanno?

Credit: Adnkronos

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