Marò, India rinvia udienza. Italia in pressing: rispettare regole

Conflitto di vedute all’interno del governo di Delhi. Mauro (Difesa): “non c’è stata né rapidità né equità” a un anno da sentenza. La vicenda tiene nel “limbo” giudiziario da due anni i due militari italiani

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Roma – Mentre il ministro della Difesa Mario Mauro parla di “forti pressioni” da parte del governo italiano perché siano rispettate “norme e regole” fissate dalla stessa Corte suprema indiana, New Delhi ha deciso invece di rinviare la sua udienza sul caso dei due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, indagati dal febbraio 2012 a causa dell’uccisione di due pescatori indiani nel corso dell’attività di scorta antipirateria di una petroliera italiana, la Enrica Lexie.

Secondo i media indiani, la suprema giurisdizione dell’India ha deciso in una veloce seduta di aggiornare l’udienza al 3 febbraio prossimo, sollecitando l’esecutivo di Delhi a risolvere il conflitto di vedute al suo interno.

Il ministero degli Esteri indiano sembra orientato a una soluzione di maggiore equità, che tenga conto delle rassicurazioni in passato fornite all’Italia sul fatto che i due fucilieri non saranno processati sulla base di leggi che prevedano la pena di morte. Il ministero dell’Interno di Delhi invece, almeno inizialmente appariva più vicino alla posizione dell’Agenzia nazionale di investigazione (Nia), la polizia che sta indagando sul caso, che ha fatto trapelare l’intenzione di processare Latorre e Girone sulla base di una legge antipirateria (la cosiddetta Sua Act), in cui l’applicazione della pena di morte è molto frequente.

Secondo quanto scritto di recente dal Times of India, tuttavia, anche l’Home Office si starebbe lentamente persuadendo del fatto che un’incriminazione ai sensi del Sua Act potrebbe costituire un precedente troppo pericoloso, per cui l’accusa potrebbe alla fine essere quella di omicidio ai sensi del codice penale.

Nelle ultime settimane l’Italia ha intensificato il pressing diplomatico su Delhi, insistendo affinché l’iter processuale sia velocizzato e siano usate leggi che non prevedono la pena capitale. L’Italia ha anche chiesto che ai due fucilieri del Reggimento San Marco sia consentito il rientro in Italia per attendere i tempi lunghissimi della giustizia indiana, visto che la procedura giudiziaria galleggia da due anni e non sembra arrivata alla conclusione.

C’è un’azione congiunta non solo in ambito europeo ma anche sullo scenario internazionale“, ha detto il ministro Mauro, “e c’è una forte pressione attraverso atti formali presso la Corte suprema indiana perchè vengano rispettate le norme e le regole fissate da quella stessa corte“.

“Dopo un anno dalla sentenza” della sentenza della Corte Suprema “non abbiamo ancora un atto d’accusa e dal nostro punto di vista è giusto che i nostri fucilieri di marina tornino a casa per aspettarne la formalizzazione“, ha aggiunto, “soprattutto c’è un’azione contraria alle disposizioni della corte da parte degli inquirenti indiani perché la corte aveva chiaramente detto che non si poteva far riferimento alle leggi speciali anti-pirateria, quelle che prevedono la pena di morte“.

Ora, ha concluso Mauro parlando di azioni diplomatiche, “non è escluso nulla, perché il comportamento finora doveva essere equo e tendente al risolvere in modo rapido il caso. Non abbiamo avuto né rapidità né equità“.

Credit: TMNews

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Un pensiero riguardo “Marò, India rinvia udienza. Italia in pressing: rispettare regole

  • 20/01/2014 in 12:01:31
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    Meglio tardi che mai, se ora il governo Letta si sveglia, dopo il lungo sonno iniziato con con l’esecutivo Monti.

    Noi dobbiamo minacciare la comunità internazionale, ove non intervenga efficacemente al nostro fianco, di ritirarci da tutte le costose missioni di pace!

    Dobbiamo minacciare l’uscita dalla NATO, se questa organizzazione non considererà l’india alla stregua degli stati canaglia e non vorrà partecipare ad un’eventuale azione militare nei suoi confronti.

    Consentire che si impicchino due nostri militari, rei di aver fatto solo il loro dovere, è un crimine che non perdoneremo mai.

    Se poi si ritiene che l’india sia intoccabile solo perchè possiede l’atomica, allora si smetta di spendere soldi in armamenti se non servono a difendere il nostro onore nazionale.

    Paolo Colombati

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