The Wolf of Wall Street, Scorsese perde il pelo ma non il vizio!

L’ultima fatica del regista di Toro Scatenato e Quei bravi ragazzi, giunto al suo XXV film, arriverà nelle sale giovedì 23 gennaio

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L’ascesa e il declino di Jordan Belfort che da novello broker di Wall Street in seguito al crollo del 1987 è costretto a reinventarsi completamente. Fonda una sua società di consulenza finanziaria, sfrutta le falle del sistema, si arricchisce, si droga, si diverte, sposa una donna bellissima, vive di eccessi e tutto sembra continuare a non bastargli.

Martin Scorsese ci aveva già abituato a storie di eccessi e tentazioni, di ascese e declini, di follia e depressione, stavolta lo fa con una nuova visione che non prevede né limiti né regole proprio come il suo carismatico protagonista. Un uomo, Jordan Belfort, molto assuefatto da quel sistema da lui stesso messo in piedi, per cui ogni esagerazione rientra nel canone abituale della sua vita, senza la quale non potrebbe andare avanti nemmeno un momento (“se devo morire, non me ne andrò da sobrio” dice a un certo punto). Il regista newyorkese sa di cosa sta parlando, inevitabile il parallelo con la sua vita, quella negli anni Settanta, fatta di eccessi sfrenati, fiumi di droga, e un rapporto sconvolgente con la macchina da presa, rapporto che Scorsese mima in maniera evidente anche in The Wolf of Wall Street, film esagerato, ossessivo, esplosivo, delirante, eccessivo, “stupefacente” appunto.

La parabola discendente del broker di successo, la critica al meschino mondo della finanza che crea figure assimilabili ai gangster del passato (e in qualche modo le movenze di Belfort li ricordano), ma che in maniera davvero straniante sono ammirati e accettati dalla società. Tutto il discorso che emerge in superficie è ricostruito nei minimi dettagli, anche quelli che riguardano la materia strettamente economica (di cui però ci viene fortunatamente risparmiata l’esposizione morbosa) nascondono il vero tema della pellicola: la dipendenza. Che si tratti di soldi, del sesso, della droga, la dipendenza è una bestia che difficilmente ognuno di noi è in grado di sconfiggere, e Wall Street è il mostro che ne esalta le sue potenzialità distruttive.

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Nel suo aspetto formale The Wolf of Wall Street è il delirio (nella sua valenza artistica) più esageratamente ordinato, scandito in maniera vorticosa dal frenetico montaggio (ancora una volta dell’ottima Thelma Schoonmaker), da una sceneggiatura sbalorditiva (Terence Winter è pur sempre la penna che ha dato vita a The Sopranos e Boardwalk Empire) sempre in costante impennata (le parti più “sobrie” danno modo allo spettatore di riprendere il fiato) sostenuta e scossa da un Leonardo DiCaprio gigantesco nel suo continuo gigioneggiare ed essere sempre sopra le righe, come il personaggio e il tono del film richiedono. La sua è una prova maiuscola, complice il fatto di essere stato il primo a credere nel progetto (da lui anche prodotto) e aver aspettato l’amico (e mentore) Scorsese per realizzarlo. Al suo fianco la splendida sensualità e dolcezza di Margot Robbie, incantatrice come poche altre, e la spassosità necessariamente imbrigliata di Jonah Hill. Elettrizzante cameo di Matthew McConaughey che in dieci minuti di pellicola scandisce il leitmotiv infinito della storia.

La pellicola ha già ottenuto il Golden Globe al miglior attore in una commedia (andato a DiCaprio), nonché cinque nomination ai prossimi premi Oscar (Miglior film, regia, sceneggiatura non originale, attore protagonista – DiCaprio, attore non protagonista – Hill).

VOTO : 9

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il trailer ufficiale italiano: 

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