Siria, Ginevra II: sulla transizione sembra dialogo tra sordi. Venerdì parte il vero negoziato

L’uscita di scena di Bashar al-Assad è arrivato sui colloqui di una conferenza di pace che sembra possa giungere a soluzioni accettabili solo con molta difficoltà. Nessuna sorpresa per le 45 delegazioni in rappresentanza di Paesi e organizzazioni, che non hanno dovuto attendere molto per capire che il solco tra il regime siriano e l’opposizione in esilio resta troppo ampio. Eppur si negozia…

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Montreux (Svizzera) – Per la prima volta, dopo tre anni di guerra, i nemici siriani hanno mostrato quanto sarà lungo e difficile il cammino verso la pace e lo hanno fatto seduti l’uno di fronte all’altro. Invitati sulle rive del lago Lemano per cogliere la “storica opportunità” del tavolo della pace, nella giornata inaugurale della cosiddetta “Ginevra II” – la conferenza di pace che rappresenta lo sforzo più corposo messo in campo dalla diplomazia per dare una soluzione al sanguinoso conflitto – sotto gli occhi del mondo hanno gridato il loro odio.

Dopo il saluto iniziale del presidente svizzero Didier Burkhalter, che ha dato il benvenuto alle delegazioni diplomatiche, è stata la volta del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha aperto i lavori ufficiali, con un appello a mettere da parte le differenze per “rendere un servizio al popolo siriano“.

Questa conferenza rappresenta la vostra opportunità di mostrare unità per trovare una soluzione politica per la Siria, dove sono state perse moltissime vite, ha sottolineato con fermezza il segretario generale delle Nazioni Unite lanciando “un appello urgente per consentire l’accesso umanitario a migliaia di persone in Siria senza assistenza da mesi e in preda alla fame e chiedendo anche alle parti di impegnarsi seriamente” per fronteggiare la crisi umanitaria e porre fine alle violenze.

E invece l’opposizione, arrivata a Montreux con un solo obiettivo, ha dichiarato subito che Assad e i suoi uomini se ne devono andare. Una posizione cui i rappresentanti del regime ufficiale hanno fronteggiato, rispondendo non solo che il rais rimarrà al proprio posto, ma che quella è una “linea rossa” invalicabile.

Il botta e risposta in diretta è stata la dimostrazione plastica del duro lavoro che i negoziatori dovranno fare, per non far fallire questo round di colloqui. Il ministro degli Esteri siriano, Walid Wuallem (nella foto sotto), ha accusato l’opposizione di tradimento e di essere agenti al soldo di potenze straniere, le monarchie sunnite del Golfo, mai peraltro nominate, ma evocate come gli attori occulti che “usano i petroldollari per comprare le armi” e che vogliono mettere in ginocchio la Siria.

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A quel punto, l’opposizione ha tuonato, argomentando sul fatto che in Siria sta accadendo qualcosa che ricorda l’orrore dei crimini nazisti e ha chiesto alla delegazione siriana di firmare subito il piano internazionale per la transizione del potere, in pratica un appello alla diserzione.

La ministra degli Esteri italiana, Emma Bonino, su questo scambio iniziale ha dato una lettura non pessimistica, non lasciandosi impressionare dal percorso che sarà sicuramente difficile e contorto, “a tratti anche conflittuale”, ha osservato, per poi approfondire la lettura: “una discussione cosi’ esplicita è un dato positivo, ha commentato in una pausa dei lavori, parlando con i giornalisti presenti. “Le mezze parole non portano da nessuna parte e non mi aspettavo un inizio diverso”, perché il negoziato è “l’unica possibilita’, un filo conduttore che dobbiamo continuare a sostenere con grande determinazione“, ha detto la ministra.

Walid Wuallem ha perfino forato i dieci minuti di tempo concessi dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, a ciascun oratore. “Loro sostengono di rappresentare il popolo siriano, ma se vogliono parlare a nome dei siriani, non dovrebbero essere traditori, agenti al soldo dei nemici”, ha tuonato, facendo un agghiacciante resoconto delle atrocità commesse dai “terroristi” appoggiati dai Paesi arabi e occidentali, tutti presenti anch’essi nella stanza.

L’opposizione ha chiesto ispettori internazionali che possano documentare nei luoghi di detenzione le torture commesse. Sono volate parole forti, ma i contendenti hanno cominciato a parlarsi. Questo il senso del pensiero fiducioso del segretario generale delle Nazioni Unite: “sono stati seduti nella stessa stanza, ed è stata la prima volta i tre anni, un risultato storico“, ha detto Ban Ki-moon.

Oggi, giovedì 23 gennaio, pausa tecnica per il trasferimento delle delegazioni a Ginevra e l’apertura dei tavoli tecnici, attorno a cui inizieranno i veri negoziati, al di là delle scaramucce iniziali di prassi. Mediatore di grande rilievo internazionale l’inviato dell’Onu e della Lega Araba, il diplomatico algerino Lakhdar Brahimi, il quale ha ammesso un “bug” organizzativo: non sa ancora come procederà.

Oggi dovrebbe incontrare in separata sede le due delegazioni, per capire se venerdì potrà incontrarle insieme ovvero ancora in modo separato.

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La delegazione siriana peraltro alla fine della giornata ha mostrato toni più concilianti, dopo la “sceneggiata” diplomatica della mattinata: una tecnica “israeliana”, quella usata da Wuallem. “Nonostante i ritornelli e le ripetute accuse, non ce ne andiamo”, ha detto il mnistro degli Esteri di Assad. “Abbiamo sofferto troppo, ora e’ tempo di negoziare”, gli ha fatto eco il presidente della Coalizione nazionale siriana, Ahmed al-Jarba (nella foto in alto).

Buio sui primi passi del negoziato. Ban Ki-moon ha chiesto che si parta dalla tragedia dell’emergenza umanitaria (della stessa opinione Nostra Signora della Farnesina, Emma Bonino): quindi cessate-il-fuoco anche locali per proteggere i civili, portare cibo, farmaci e aiuti alle popolazioni stremate, far uscire dalle zone assediate donne e bambini siriani sfiniti da quasi tre anni di guerra e orrori da ambo le parti.

In chiusura l’ambasciatore siriano all’Onu, Bashar Jaafari, ha provato ad ostacolare qualsiasi tentativo. Prima ha espresso “la delusione” del governo di Assad per il format del meeting di Montreux. “Abbiamo avuto 40 Paesi apparentemente pre-selezionati in un modo che molti di loro fossero delegazioni anti-siriane, ossia rappresentanti di governi che hanno adottato politiche ostili verso il governo siriano”.

Poi Jaafari ha sottolineato che il regime ha bisogno di segnali di incoraggiamento per impegnarsi in un’applicazione “sincera e onesta” dell’accordo di Ginevra 1, che fu raggiunto il 30 giugno 2012, ma non è mai entrato in vigore. E questo incoraggiamento non potrà essee di certo la sottoscrizione di un accordo raggiunto con in “terroristi”, la definizione che il regime di Assad ha sempre usato per indicare l’opposizione, peraltro non sbagliando quando si riferisce alle formazioni multinazionali combattenti – promosse e sostenute da alcune monarchie del Golfo – come l’ISIL (Islamic State of Iraq and Levant) o al-Nusra.

Tuttavia, anche questo modo arrembante deve essere valutato con laica freddezza: se i negoziatori di Assad avessero davvero voluto rompere la trattativa, prima di iniziarla, avrebbero potuto farlo sicuramente e senza temere una censura dello “sponsor” Russia. Altrettanto può dirsi per la Coalizione Nazionale Siriana, che trova negli Stati Uniti, nell’Arabia Saudita e nel Qatar il principale sostegno (in funzione anti-iraniana).

Dall’esterno – ma neanche tanto, come europei – possiamo solo augurarci che si compia l’auspicio Papa Francesco, espresso nell’udienza generale di ieri. “Prego il Signore che tocchi il cuori di tutti perché, cercando unicamente il maggior bene del popolo siriano, tanto provato, non risparmino alcuno sforzo per giungere con urgenza alla cessazione della violenza e alla fine del conflitto, che ha causato già troppe sofferenze”, ha detto Bergoglio, auspicando un “cammino deciso di riconciliazione, di concordia e di ricostruzione con la partecipazione di tutti i cittadini, dove ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare”.

Parole su cui oggi nessuno scommetterebbe un centesimo, ma quel che appare all’esterno non è mai la verità delle contrattazioni diplomatiche segrete. Quelle che in questo periodo si svolgono anche a molte migliaia di chilometri dalla Svizzera, da cui sono assenti gli iraniani, per errore strategico degli americani: senza il contributo degli iraniani (e degli israeliani) in Siria e in tutto il Medio Oriente la pace e la stabilità non si raggiungerà mai.

Ultimo aggiornamento 23 Gennaio 2014, ore 2.19 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

“Questa conferenza rappresenta la “vostra opportunità di mostrare unità per trovare una soluzione politica” per la Siria dove nel tempo sono state “perse moltissime vite”, ha rimarcato Ban ki-moon rivolgendosi alle delegazioni siriane lanciando “un appello urgente per consentire l’accesso umanitario” a migliaia di persone in Siria che sono “senza assistenza da mesi” e soffrono la fame e chiedendo di “impegnarsi seriamente” per fronteggiare la crisi umanitaria e porre fine alle violenze.

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