Le dimissioni di Nunzia De Girolamo, una decisione corretta

L’annuncio in una nota: “L’ho deciso per la mia dignità: è la cosa più importante che ho e la voglio salvaguardare a qualunque costo”. Il presidente del Consiglio Enrico Letta accetta le dimissioni e prende l’interim. Si era difesa alla Camera dalle accuse di un presunto coinvolgimento nell’inchiesta sulle Asl di Benevento, per la quale non è indagata. Bonino: “Colta di sorpresa, non ne avevo sentore”

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Nunzia De Girolamo si è dimessa la sera del 26 gennaio scorso da ministro per le Politiche Agricole, annunciando la decisione con una nota vergata da una vena polemica. “Mi dimetto da Ministro. L’ho deciso per la mia dignità: è la cosa più importante che ho e la voglio salvaguardare a qualunque costo – ha affermato la De Girolamo, che ha spiegato di aver “deciso di lasciare un ministero e di lasciare un governo perché la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiegare perché era suo dovere prima morale e poi politico. Non posso restare in un governo – ha concluso – che non ha difeso la mia onorabilità“.

Un chiaro riferimento sia al presidente del Consiglio, Enrico Letta – che ha accettato le dimissioni e ha assunto l’interim del dicastero – sia al vice-capo del Governo, Angelino Alfano, collega di partito prima nel PDL e poi nel NCD. O forse sarebbe meglio dire “ex collega di partito”, visto che si sono fatte incessanti le voci che darebbero per certo un ritorno della De Girolamo in Forza Italia.

Tuttavia, la ex ministro per l’agricoltura – malgrado il cambio della denominazione del dicastero, un altro effetto della cialtronesca riforma del Titolo V della Costituzione approntata dal centro-sinistra nel 2001 – era stata sulla graticola per quasi un mese, a seguito della divulgazione non ortodossa di registrazioni  di conversazioni private, dove sembrava che partecipasse a decisioni inerenti la gestione e le nomine dell’ASL di Benevento. Su cui peraltro pende un’inchiesta, nella quale però l’esponente politica campana non è indagata.

Senza ombra di dubbio l’immagine di Nunzia De Girolamo era stata appannata dalla divulgazione di quelle conversazioni, ma non tanto per l’utilizzo – in un contesto privato – di un linguaggio più adatto agli angiporti che alle signore perbene, quanto piuttosto per l’alone di opacità che si era diffuso attorno all’attività politica e istituzionale dell’esponente campana del centro-destra, all’epoca in cui non era ancora ministra.

Resta il fatto che le ingerenze politiche nella nomina di manager della sanità costituiscono uno dei pilastri dell’inefficienza e dell’appesantimento dei bilanci pubblici, un dato che purtroppo accomuna tutto il Paese, sebbene con differenti gradazioni da nord a sud.

Nel processo di riforme indispensabili a salvare l’Italia andrebbe imposto – forse anche con un’iniziativa legislativa popolare – la cessazione di questo andazzo vergognoso e l’impedimento di ogni ingerenza della politica nella gestione economica del Paese. Ma trarrebbe beneficio il bilancio dello Stato e, forse, più in generale l’efficienza dello Stato, se fosse introdotto nell’ordinamento giuridico la figura dell’agente provocatore, in funzione anticorruzione.

Visto che efficienza non è stata dimostrata dalla telefonata fatta da Nunzia De Girolamo per informarsi sull’iter di una pratica di appalto a favore di un parente (quanti possono vantare un ministro che si informi in loro vece?) per la gestione di un bar all’interno di una struttura ospedaliera privata.

Visto che efficienza non è stata di certo dimostrata da Emma Bonino, quando ha dichiarato – nella mattinata di ieri – di essere rimasta sorpresa e non non averne avuto alcun sentore, aggiungendo di “averne letto da lontano sui giornali”, occupandosi notoriamente d’altro. Cosicché la Bonino vorrebbe far credere all’opinione pubblica che il governo della Repubblica non comunica, se non de visu.

Con tutta evidenza, Emma Bonino – impegnata (male) nel dipanamento della matassa indiana (Marò) – ha imparato a fare l’indiana. Almeno così vogliamo sperare… (perché se il ministro degli Esteri non comunicasse con continuità con il capo del Governo, sarebbero guai neri.

Credit: TMNews

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