India, episodio n. 700 farsa ‘Marinai, pirati e guai’. ‘Sua Act inapplicabile, no pena di morte per Marò’

Secondo la stampa indiana, il governo federale indiano avrebbe chiesto al ministero della Giustizia di rivedere il parere sull’applicazione della legge antiterrorismo “Sua Act” nel caso dei due fucilieri italiani. Nessuna conferma dal ministero

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New Delhi – Ennesimo episodio della farsa indiana “Marinai, pirati e guai”, di cui sono loro malgrado protagonisti – come noto – due sottufficiali della Marina Militare del Battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Secondo le agenzie di stampa internazionali, che citano l’Indian Express, il governo federale indiano avrebbe chiesto al ministero della Giustizia di rivedere il parere sull’applicabilità della “Sua Act” al caso che coinvolge i due Marò per l’uccisione di due pescatori in acque internazionali al largo del Kerala, quasi due anni fa. Nella fattispecie, il governo avrebbe osservato che la legge è stata promulgata per perseguire atti terroristici e di pirateria marittima e che non sarebbe congrua un’applicazione alla fattispecie contestata a Latorre e Girone. 

Queste notizie sarebbero state confermate al quotidiano indiano da una fonte anonima del ministero della Giustizia, secondo la quale l’Attorney General (il ministro della giustizia, ndr) ora dovrà riconsiderare personalmente l’applicazione della legge che prevede la pena di morte per l’omicidio, mentre l’ultima volta la questione era stata affrontata da un funzionario di medio livello.

Nessuna conferma ufficiale è pervenuta dal ministero della Giustizia. Fonti del ministero dell’Interno hanno invece evidenziato che “il governo sta ancora valutando le azioni da prendere in futuro a causa delle ramificazioni internazionali“, un passo propedeutico al cambio di linea governativo, perché propedeutico alla modifica di orientamento del dicastero dell’Interno, che così potrebbe “tornare indietro e processare i due militari in base al Codice Penale indiano“, ma non applicando la Sua Act e senza il coinvolgimento della Nia (National Intelligence Agency).

Ieri a Brussels, il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha sottolineato che ogni decisione sul caso dei due fucilieri del Battaglione san Marco “può avere un impatto sulle relazioni complessive fra l’Unione Europea e l’India” e questa mossa indiana sarebbe un espediente interno per metterci la più classica delle “pezze”.

La scorsa settimana, il quotidiano indiano Times of India aveva criticato con asprezza la gestione della situazione. “Come spesso accade un braccio del governo non sa cosa sta facendo l’altro“, riportava l’editoriale “Bungling of Italian marines’ case is symptomatic of larger foreign policy failure” (‘Il pasticcio sulla vicenda dei due soldati della Marina italiana è sintomatico di un più esteso fallimento della politica estera’). Il più diffuso quotidiano indiano criticava il governo federale per aver gestito male “il tragico incidente“, sfociato “in una grave crisi diplomatica” e metteva in guardia dal rischio di ripercussioni sul piano internazionale.

La considerazione sulla mala gestio del tragico evento – che ha visto comunque morire due povere persone, a prescindere da chi sia stato a sparare (Guardia Costiera indiana?) – dovrebbe essere estesa al Governo italiano, sia quello presieduto da Mario Monti che quello guidato da Enrico Letta. Gli errori gravissimi di azione del ministero degli Esteri e di chi fin dall’inizio ha seguito il caso (Staffan De Mistura, per fare nomi e cognomi) ha allungato in modo sconsiderato una diatriba che andava chiusa in pochi giorni, avocando la competenza della magistratura italiana a indagare sui fatti, come indicato con disarmante chiarezza dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).

La conseguenza diretta è stata quella di aver consentito all’India la violazione di molte norme del diritto internazionale, senza che il Governo italiano – per colpevole disattenzione – abbia espletato alcun passo giudiziario internazionale, come il ricorso alla Corte Penale dell’Aja, il ricorso al Tribunale di Amburgo sul Diritto del Mare o l’apertura di un Arbitrato internazionale ad hoc.

Negli ultimi giorni anche l’attuale ministra degli Esteri ha mostrato di interpretare i fatti con una vergognosa e irresponsabile superficialità, attribuendo al ministro della Difesa del tempo – Ignazio La Russa – la responsabilità di una legge sulla scorta antipirateria affidata alla Marina Militare.

Al contrario, lo sanno pure le pietre che l’indirizzo del centro destra – allora al governo con il Gabinetto Berlusconi – era quello di consentire i servizi di scorta e tutela dei mercantili operanti nelle zone con alto rischio pirateria alle agenzie private di sicurezza, come avviene in altri Paesi europei: fu la sinistra allora a imporre un cambiamento di linea e l’affidamento alla Marina Militare di tali tipi di servizi.

Lo sanno tutti, meno Emma Bonino, per la quale si può formulare solo – per estrema carità di Patria – un inusuale auspicio: speriamo solo nel rimpasto (e in una sua uscita di scena insieme a De Mistura…)!

Credit: Adnkronos, AGI, TMNews

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Un pensiero riguardo “India, episodio n. 700 farsa ‘Marinai, pirati e guai’. ‘Sua Act inapplicabile, no pena di morte per Marò’

  • 30/01/2014 in 17:18:58
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    Condivido tutte le osservazioni contenute in questo articolo. Vorrei precisare che considero il servizio antipirateria dei nostri militari un modo intelligente di usare una forza, che ci costa bei soldi, e dalla cui pur splendida attività, non sappiamo ricavare alcun beneficio, ma solo lutti e sberleffi: lutti quando i nostri soldati cadono nell’adempimento del loro dovere, sberleffi, quando l’Europa risponde ai nostri appelli con dichiarazioni di timida solidarietà formale.

    Di tutto questo dobbiamo ringraziare i due governi del Presidente. Quello del sen. Monti, prima e del “nipotino”, poi.

    Uno stato senza forse armate altro non è che una mera “espressione geografica”. Ma se tale è il nostro destino, grazie a Monti letta e compagni, si abbia il buon senso di risparmiare le costose spese militari!

    Paolo Colombati

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