Auto, comincia bene il 2014: immatricolazioni a gennaio +3,24%, ma Federauto contesta il dato

L’associazione dei concessionari di auto afferma che il dato è da interpretare in un generale crollo del sistema automotive nazionale. Per parlare di ripresa si devono vendere due milioni di auto all’anno, su un totale di 35 milioni, e quindi non si può parlare seriamente di ripresa: il mercato automobilistico italiano è in stagnazione

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Roma – Sembrerebbe iniziare in controtendenza il 2014 per il mercato automobilistico, che nel mese di gennaio ha segnato un incremento delle vendite del 3,24 per cento rispetto allo stesso mese del 2013. Lo si desume dai dati divulgati ieri dalla Motorizzazione Civile. Rispetto a gennaio dello scorso anno sono state vendute 117.802 vetture nuove, rispetto alle 114.102 dell’anno passato.

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti evidenzia come il dato di gennaio potrebbe indicare l’avvio di una inversione di rotta, visto che conferma una tendenza avviata a dicembre 2013, quando le vendite di auto nuove furono 89.181, con un incremento di 1,95 per cento rispetto allo stesso mese del 2012.

Per quanto riguarda le vendite di auto usate, il primo mese del 2014 ha visto un decremento del 2,73 per cento di trasferimenti di proprietà rispetto allo stesso mese del 2013. A gennaio 2014 si sono dunque vendute, nel complesso, 477.825 automobili, di cui il 24,65 per cento nuove e 75,35 per cento usate.

Tuttavia su questi dati è intervenuto Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione dei concessionari italiani di automobili. “Prima che qualcuno ci voglia ‘vendere’ questo dato in termini positivi, della serie ‘è iniziata la ripresa’, è meglio spiegare subito che così non è”, ha detto il presidente di Federauto, che ha delineato un quadro impietoso della situazione del settore.

Mettiamoci il cuore in pace. Il nostro ecosistema automotive, cartina di tornasole dell’intera economia”, ha affermato, “sta in piedi solo con un mercato intorno ai 2.000.000 di pezzi”, un dato che sarebbe “congruo con il parco circolante di 35.000.000 circa, e con l’esigenza di un rinnovo”, necessario a innalzare la sicurezza passiva nelle strade, ad abbattere l’inquinamento, oltreché all’abbattimento dei costi di esercizio.

I due milioni di auto per Pavan Bernacchi sono la “soglia di sopravvivenza”, per conseguire la quale a gennaio il sistema avrebbe dovuto vendere 207mila automobili, contro le 117.802 unità in effetti vendute. Ossia il 43 per cento in meno della stima del presidente di Federauto, secondo il quale “per parlare seriamente di ripresa ci vorrebbero crescite costanti a doppia cifra, e invece sul mercato automobilistico italiano perdura la stagnazione”.

Una situazione che non si modificherà certo con l’ulteriore aumento del carico fiscale atteso con l’aumento delle accise prossime venture e dell’adeguamento delle tariffe, tra cui quelle autostradali, aumentate “mediamente del +3,9 per cento”, un dato “inspiegabile se rapportato all’aumento dell’inflazione e, comunque, un ulteriore segnale negativo per chi utilizza ogni tipo di veicolo”.

Malgrado il raggio di sole di gennaio, dunque, per Pavan Bernacchi lo scenario non cambia. “Il mercato italiano dell’auto, in profonda crisi, ha registrato una riduzione del -48% in sei anni”, un disastro che ha causato effetti paradossali per lo Stato: le mancate vendite hanno avuto un decremento in picchiata del gettito fiscale da Iva e accise (per il contestuale calo di vendite dei carburanti), ma anche un drastico calo dell’occupazione nel settore, con un “ricorso agli ammortizzatori sociali da parte delle aziende che compongono la filiera di distribuzione e manutenzione di autoveicoli, con circa 57 milioni di ore di cassa integrazione solo nel biennio 2012-2013”.

Ne è derivato perciò un “costo enorme per lo Stato”, un’assurdità che meriterebbe davvero una ricerca sulle capacità reali di governare processi complessi da parte dei politici al Governo del Paese. Ma questo Pavan Bernacchi non lo dice in modo esplicito, lo diciamo noi.

Noi siamo determinati a uscire da questo pantano e contestiamo l’immobilismo del Governo e la sua paralizzante incertezza, nonostante l’avvio della Consulta Automotive voluta dal Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato”, conclude il presidente di Federauto, che ha incontrato il 22 gennaio scorso il ministro, chiedendo un generale alleggerimento fiscale dall’auto, sia per i privati che per le aziende, in mancanza del quale il settore è destinato davvero alla desertificazione.

Ma Zanonato, che “ha dimostrato una prudente attenzione nei confronti dell’automotive”, non ha voluto però “generare false aspettative”, riservandosi di valutare le azioni da intraprendere che possano andare incontro alle richieste della filiera.

Insomma, un modo per chiudere una riunione con una formula di cortesia e nulla più. Altro che sviluppo economico…

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire…), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più.

Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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