Scandinavia, mille auto d’epoca vivono abbracciate alla foresta in un’enclave tra passato e presente

Il fotografo norvegese Svein Nordrum ha immortalato nella Svezia meridionale un bosco che conserva i relitti di mille automobili abbandonate, ma ancora viventi in un’area sospesa tra ricordi, tecnica e natura. Gli ambientalisti locali si oppongono alla “bonifica”: quelle automobili sono ormai parte della natura – Photogallery

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Roma – Mille auto. Abbandonate. Rottamate. Negli anni vivisezionate per ottenerne ricambi. Opel, Ford, Volvo, Audi, Buick, Saab. Auto del passato che vivono abbracciate all’ambiente circostante dal 1950, quando furono abbandonate dai militari americani tornati in patria.

A Båstnäs, nel sud della Svezia, gli alberi di questo bosco crescono e vivono intorno e dentro le carrozzerie, trasformate in originali serre. I muschi ricoprono i sedili e stringono i volanti. La fauna selvatica vive all’interno degli abitacoli, come in un villaggio turistico di straordinario decadente splendore. Gli uccelli hanno edificato in quelle macchine i loro nidi, gli scoiattoli le loro tane.

Si è creato un nuovo equilibrio tra natura e tecnica, in questa enclave dei ricordi e del progresso fotografato da Svein Nordrum, cinquantaquattrenne fotografo norvegese, testimone di una inversione della logica fondata su questa nuova dimensione del rapporto tra natura e tecnica, ancorché posta in un riposo vivente.

In un certo senso ora le vetture fanno parte della natura – ha osservato Nordrum – Alcuni vogliono rimuoverle, ma gli ambientalisti continuano a fermarli“. Il mondo alla rovescia, si direbbe, ma è nell’equilibrio tra ambiente e tecnologia, espressione dell’intelligenza umana, il segreto di una convivenza sostenibile.

Credit: Daily Mail, Iberpress, Ign, Svein Nordrum

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire…), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più.

Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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