India, i maro’: ‘Innocenti. Ci dispiace per i pescatori morti’. Letta scrive a ‘Il Tempo’

I due fucilieri del Battaglione San Marco hanno incontrato la stampa nella sede diplomatica italiana a New Delhi. Il presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, ha scritto al quotidiano romano “Il Tempo”: Italia unita per riportare a casa i Marò. Vogliamo una soluzione equa

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I due fucilieri di marina del Battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, hanno incontrato la stampa questa mattina nella sede diplomatica italiana a New Delhi.

Noi siamo militari della Marina, viviamo sul mare, e oltre tutto siamo anche padri di famiglia“, ha detto Massimiliano Latorre ai microfoni del Gr1 Rai. “Ci dispiace molto della perdita di due uomini di mare, due pescatori, ma non ci sentiamo in alcun modo responsabili di ciò“.

Il presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, ha invece inviato una lettera al quotidiano romano “Il Tempo” per ribadire il forte impegno del governo italiano per “riportare a casa i Marò”, come scritto sullo striscione affisso da alcuni giorni sulla facciata del palazzo che ospita il giornale a Roma.

La posizione dell’esecutivo è chiara – ha scritto Letta – da mesi lavoriamo affinché si possa giungere al più presto a una soluzione equa della vicenda. Ci aspettiamo ora segnali concreti e coerenti da parte dell’India“. “Ci aspettiamo, prima di tutto – ha puntualizzato – che la Corte Suprema si pronunci il 10 febbraio, senza più rinvii, in merito alle nostre richieste“.

Il Governo, ha confermato Letta “continuerà a operare senza sosta e senza proclami velleitari” per riportare a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Nella lettera Letta ha sottolineato le “manifestazioni di solidarietà” ricevute dall’Europa e dai partner internazionali.

Al presidente del Consiglio ci sentiamo di suggerire  che non servono “manifestazioni di solidarietà“, né conferenze stampa organizzate per sensibilizzare – con una modalità da questuanti giudiziari – una soluzione equa. La soluzione più giusta – anzi: l’unica soluzione aderente al diritto internazionale – non è di assolvere “senza se e senza ma Latorre e Girone (anche se i fatti, a chi li guarda senza il velo dell’ideologia becera sono chiari), ma di indagarli in Italia, da un tribunale italiano, ossia sottometterli al giudice naturale individuato dal diritto internazionale marittimo (UNCLOS).

Tutto il resto è, ci consenta Letta, fuffa mediatica, inefficace, ridicola, imbarazzante sotto il profilo diplomatico. L’Italia in questa vicenda si sta giocando la rispettabilità internazionale, oltre all’esistenza di due servitori dello Stato. Senza considerare che tutta la faccenda è accaduta per l’ignoranza del legislatore, che ha unito capre-e-cavoli, affidando alla Marina Militare una scorta non ortodossa ai mercantili italiani operanti in aree soggette al pericolo pirateria, con la legge 130/2011 che rimarrà negli annali legislativi come quadro dell’inadeguatezza di tutta una classe dirigente.

Sarebbe il caso di smetterla con proclami e basso profilo: ci dica, presidente Letta, quando il Governo italiano aprirà un Arbitrato Internazionale a Ginevra, mettendo l’India di fronte alle proprie responsabilità e all’illegalità internazionale. E null’altro.

Credit: AGI, TMNews

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