La prima mano bionica sensibile al tatto è italiana

LifeHand2 è sviluppata dal Laboratorio di Robotica Biomedica e Biomicrosistemi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Si apre una nuova era della chirurgia bionica riabilitativa

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Roma – “Entro i prossimi due anni la nostra mano bionica consentirà a chi la indossa di ricevere più informazioni sensoriali, come ad esempio di distinguere un oggetto caldo da uno freddo, e di eseguire compiti più sofisticati, come scrivere o suonare uno strumento“. Lo ha dichiarato all’AGI Eugenio Guglielmelli, direttore del Laboratorio di Robotica Biomedica e Biomicrosistemi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, uno degli scienziati che ha alla sperimentazione della mano bionica LifeHand2.

Guglielmelli ha spiegato che la sperimentazione della mano bionica pubblicata sulla rivista Science Translation Medicine, non è il punto di arrivo. “Sono in fase di sviluppo – ha spiegato – alcune innovazioni che riguardano le modalità di stimolazione. Puntiamo, innanzitutto, a utilizzare campi magnetici anziché segnali elettrici. Al posto di elettrodi avremo quindi microsonde e microbobine che producono questi campi e, a loro volta, generano segnali elettrici che stimolano il nervo. L’interazione con il tessuto nervoso sarà cosi’ meno problematica“.

Ma gli sviluppi non sono solo questi. “Un’altra importante novità su cui ci stiamo concentrando – ha riferito Guglielmelli – riguarda la distribuzione ottimale delle funzioni di controllo ed esecuzione dei movimenti tra arto artificiale e cervello umano“.

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Gli elettrodi, infatti, per quanto sofisticati, non possono captare tutte le informazioni che passano attraverso le migliaia di fascicoli di un nervo“, ha spiegato Guglielmelli. L’idea, quindi, è quella di far sì che gli elettrodi – ha detto lo scienziato – registrino le intenzioni di movimento che arrivano dal cervello, ad esempio il tipo di presa con cui afferrare un oggetto, e che l’elaborazione dei comandi di movimento in ogni dettaglio sia demandata a un computer di bordo posto sulla protesi, per esempio al fine di garantire una presa stabile e operazioni di manipolazione fine. Prevediamo di sperimentare su uomo queste innovazioni entro i prossimi due anni“.

Insomma, una nuova era nella chirurgia bionica riabilitativa è stata aperta e ad aprirla sono state …mani e cervelli italiani.

Credit: AGI

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