La cattura di Domenico Cutrì: i GIS lo sorprendono nel sonno con un complice

Armato con una pistola a tamburo (357 Magnum),  l’ergastolano evaso lunedì scorso si era rifugiato a Inveruno, nel milanese

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Domenico Cutrì, il boss condannato all’ergastolo evaso dal tribunale di Gallarate lunedì scorso, al termine di una sparatoria in cui ha perso la vita il fratello Antonino, è stato catturato dai Carabinieri intorno alle tre del mattino in una località a pochi chilometri dal luogo dove si è verificato il conflitto a fuoco.

L’uomo si trovava in una casa disabitata in compagnia di un’altra persona, Luca Greco, arrestato con lui con l’accusa di favoreggiamento. La casa dove è stato sorpreso Cutrì si trova a Inveruno, vicino Milano. L’operazione ha avuto successo grazie al lavoro di coordinamento e sinergia fra i comandi provinciali dei Carabinieri di Milano e Varese, del Gis, del Ros, con la collaborazione dei comandi di Brescia, Bergamo, Novara, Vercelli.

Cutrì non ha avuto il tempo di reagire. I team di carabinieri del GIS (Gruppo Intervento Speciale) hanno prima fatto saltare la porta di ingresso con cariche esplosive, poi stordito i due presenti nella casa con le flashbang, le granate stordenti che neutralizzano per qualche secondo la minaccia. L’intera azione è durata 8 secondi.

Impossibile reagire: Cutrì non ha potuto utilizzare la 457 Magnum che aveva con se: i militari dell’Arma l’hanno trovata carica.

L’uomo arrestato con lui, Luca Greco, detto Franco, si ritiene facesse parte del gruppo di fuoco che ha consentito la fuga all’ergastolano dopo la sanguinosa sparatoria costata la vita al fratello di Domenico Cutrì, Antonino. Ieri, era stata arrestata un’altra persona, riconducibile all’abitazione dove si trovava il boss.

La sua cattura si e’ svolta in pochi secondi – hanno spiegato i militari – non ha potuto reagire. Non ha rilasciato alcuna dichiarazione“. L’ergastolano e il suo complice, secondo gli inquirenti, “si sentivano relativamente al sicuro, li abbiamo trovati vestiti“.

Nel corso della conferenza stampa di ieri, gli inquirenti hanno chiarito come il vero ideatore del piano di evasione sia stato Antonino Cutrì, deceduto lunedì scorso, 3 febbraio, a seguito delle ferite riportate nel conflitto a fuoco con la Polizia Penitenziaria. Questo fatto inatteso ha mandato all’aria il piano, per le inevitabili conseguenze non solo psicologiche, anche tecnico-logistiche.

Del commando facevano parte, secondo quanto accertato dai carabinieri, coordinati dal Pm di Busto Arsizio, Raffaella Zappatini, sia Antonino, 30 anni, ucciso nel conflitto a fuoco con gli agenti della Polizia penitenziaria, che Daniele, 23 anni, fermato due giorni fa. Altri quattro componenti del commando erano stati fermati a Cellio (Vercelli) dove era stato allestito un covo e un quarto a Napoli. In carcere si trova anche la compagna di Antonino Cutrì, Carlotta Di Lauro, accusata di aver fornito supporto logistico all’evasione.Sabato scorso era stata rintracciata a casa dei genitori, dopo tre giorni in cui era stata irreperibile con il figlio di cinque anni avuto da una precedente relazione.

Per catturare Domenico Cutrì, pronto a trasferirsi all’estero con una nuova identità e a compiere nuovi crimini, è stata usata dagli inquirenti la tecnica del “taglio dei rami secchi“. Gli sono stati tolti tutti gli appoggi e con il fermo degli altri componenti della banda è stato costretto rifugiarsi in un covo di fortuna.

A parte la casa dove è stato sorpreso dal blitz dei GIS, un’altra base logistica era stata predisposta a Gallarate, ma l’evaso non ha mai potuto andarci: sono state però rinvenute delle armi, segno che l’attività di intelligence elettronica e umana sul territorio è stata svolta a 360°.

Fondamentale, come hanno spiegato ancora gli inquirenti, la ricostruzione del quadro di insieme attraverso la verifica di tutte le informazioni, raccolte grazie alla sinergia fra i vari reparti dei carabinieri e con le stazioni limitrofe. Il boss aveva legami in loco, con i due fratelli in particolare, ma non al di fuori della Lombardia o del Piemonte.

Alla conferenza stampa hanno partecipato il comandante provinciale di Varese Alessandro De Angelis, quello del reparto operativo Loris Baldassarre, il comandante della sezione Ros di Milano Giovanni Sozzo. Presenti anche il procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Gianluigi Fontana e la Pm titolare delle indagini Raffaella Zappatini.

Credit: AGI, InsubriaTV

Catturato Domenico Cutrì Intervista al Sostituto Procuratore di Busto Arsizio, Raffaella Zappatini (da Insubria TV)

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