Svizzera, il voto sull’immigrazione preoccupa Credit Suisse: ‘rischio calo Pil’. Le reazioni in Europa

Il sì al referendum sull’immigrazione potrebbe avere pesanti conseguenze per il Paese elvetico: il prodotto interno lordo potrebbe calare di 1,2 mld di franchi con contrazione della crescita pari a 0,3% e 80mila posti in meno. Marine Le Pen: “Ora la Ue li ricatterà”. Parigi: pronti a rivedere le relazioni. Berlino: problema considerevole. Bonino: “Esito preoccupante”. Salvini: “Fanno bene a difendere i loro interessi”

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Berna – Timori e prudenza si intrecciano nelle previsioni di esperti e politici dopo il sì al referendum per l’introduzione di quote per i lavoratori stranieri nella confederazione. E numerosi ministri europei ritengono che gli accordi e i rapporti fra Ue e Svizzera rischiano di essere rivisti dopo l’esito del voto.

A margine del Consiglio Ue Affari esteri di ieri a Bruxelles, infatti, molti ministri hanno sottolineato che l’accordo Ue-Svizzera sulla circolazione delle persone è strettamente legato ai benefici di cui gode il Paese. “Siccome non è possibile scegliere solo i pezzi migliori, la Svizzera sta certamente mettendo in pericolo l’intero insieme di accordi con la Ue” afferma il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz.

Per il collega tedesco Frank-Walter Steinmeierla Svizzera non si è fatta un favore con questa decisione“, sottolineando che una partnership corretta con la Ue include “sia i benefici che gli inconvenienti“. La cancelliera Angela Merkel ha previsto che il voto creerà problemi e spetta ora alla Svizzera spiegare all’Unione europea come vuole attuare il voto popolare. Voto che, ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, “creerà una quantità di difficoltà“.

Il ministro francese delegato per gli Affari europei, Thierry Repentin, ha sottolineato che la Svizzera “realizza il 60% della sua bilancia commerciale con la Ue“, e ha chiesto di rivedere gli accordi esistenti tra le parti. E per il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, il voto sulla reintroduzione di limiti per l’immigrazione “è preoccupante” e rappresenta “una cattiva notizia allo stesso tempo per l’Europa e per gli svizzeri perché una Svizzera ripiegata su se stessa verrà penalizzata“. Il governo elvetico ha ora tre anni per tradurre in pratica l’esito del voto “ma questo – ha detto Fabius – significa che rivedremo le nostre relazioni con la Svizzera“.

Il ministro svedese, Carl Bildt, ha chiesto di “aspettare le decisioni del governo svizzero e poi valuteremo con attenzione le conseguenze che queste avranno sulle nostre relazioni bilaterali“.

Di esito referendario “preoccupante” ha parlato il ministro degli Esteri dell’Italia, Emma Bonino. “Un impatto molto preoccupante, sia per quanto riguarda l’Italia ma anche per gli altri accordi con l’Unione europea“. Di segno opposto il commento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ai microfoni della Radio Svizzera Italiana ha detto di accogliere “con grande rispetto questo voto perché quando si pronuncia il popolo chi governa deve tenerne sempre conto“. Poi ha aggiunto: “vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi“, precisando tuttavia che “quello della libera circolazione tra persone è un principio di civiltà acquisito e da cui non si può tornare indietro“.

Duro il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, dopo la prima dichiarazione iniziale. “Non si può trarre beneficio da tutti i vantaggi che derivano dal grande mercato unico europeo e poi scegliere di chiamarsi parzialmente fuori“, ha commentato alla ‘Zdf‘. “È difficile limitare la libera circolazione delle persone e non la libera circolazione dei servizi, per esempio“.

L’esito della consultazione potrebbe avere inoltre pesanti conseguenze per l’economia e un impatto negativo sul mercato del lavoro in Svizzera. Lo affermano alcuni esperti svizzeri, tra cui gli economisti del Credit Suisse, secondo cui il Prodotto interno lordo (Pil) della Svizzera potrebbe calare di 1,2 miliardi di franchi o dello 0,3% durante il periodo di transizione di tre anni.

L’incertezza legata al risultato potrebbe spingere le imprese ad essere più prudenti nell’assunzione di dipendenti svizzeri e stranieri, precisano gli economisti in una nota. Per quanto riguarda l’impiego, ritengono che durante il periodo di transizione potrebbero essere creati 80mila posti in meno.

Più prudente Boris Zürcher, capo della direzione del lavoro presso la Seco (Segreteria di Stato dell’economia), il quale ritiene sia troppo presto per esprimersi sugli effetti dell’approvazione dell’iniziativa, ma aumenterà l’insicurezza sul mercato dell’occupazione.

Secondo Yves Fluckiger, professore di economia dell’Università di Ginevra e direttore dell’Osservatorio universitario dell’impiego, il risultato della votazione creerà un “clima nefasto” alle relazioni economiche. L’incognita principale è come reagirà l’Unione europea. Per l’economista dell’Ubs Sibille Duss, l’impatto a breve termine, soprattutto sull’impiego, dovrebbe essere limitato perché “l’accordo attuale tra Berna e Bruxelles resta in vigore”.

Interviene nel dibattito anche il ministro svizzero dell’Economia, Johann Schneider-Ammann, dopo una riunione con la commissione di politica estera del Nazionale (CPE-N): “Una sfida difficile alla quale dobbiamo rispondere in modo da preservare la competitività della nostra economia e i posti di lavoro“. Nonostante il voto, ha affermato, “adesso ci dovremo sedere attorno a un tavolo con l’Ue per cercare di capire che cosa significa questo voto e per trovare una via per definire come applicare l’incarico, che noi rispettiamo, conferito dal popolo svizzero” al governo elvetico. Che, a partire dalla seduta di mercoledì prossimo, affronterà di petto il problema.

Credit: Adnkronos/Ats

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