Antonino Cutrì ucciso da un proiettile alla base del collo: forse da ‘fuoco amico’

Il fratello di Domenico era morto il 3 febbraio scorso, durante le fasi del proditorio assalto che intendeva liberare l’ergastolano. La madre aveva accusato la Polizia Penitenziaria di aver ucciso il figliolo. Domenico Cutrì è stato arrestato il 10 febbraio a Inveruno, vicino Milano, grazie a un blitz del Gruppo di Intervento Speciale (GIS), i reparti d’assalto dei Carabinieri

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Milano – Ieri è stata eseguita l’autopsia di Antonino Cutrì, morto durante l’evasione del fratello Domenico, il 3 febbraio scorso a Gallarate, in provincia di Varese.

Ancora nessuna conferma ufficiale sull’ipotesi formulata dagli inquirenti che il giovane possa essere rimasto ucciso da “fuoco amico”, ossia da proiettili esplosi dai suoi complici, durante le concitate fasi del proditorio assalto contro il mezzo della Polizia Penitenziaria.

Il 3 febbraio infatti Domenico Cutrì era stato liberato grazie a un violento assalto di suoi complici, mentre veniva tradotto al Tribunale di Busto Arsizio, dove era prevista l’udienza di un processo a suo carico. L’ergastolano veniva poi arrestato grazie a un blitz delle forze speciali dei Carabinieri a Inveruno, nei pressi di Milano, nelle prime ore di lunedì scorso, al termine di un’indagine dell’Arma condotta con metodi tradizionali e l’ausilio di tutte le risorse disponibili sul terreno sia in termini di intelligence elettronica che di analisi delle relazioni personali dei protagonisti della tragica vicenda.

Individuato il rifugio, era stato mobilitato il GIS (Gruppo di Intervento Speciale) dei Carabinieri, in considerazione della estrema pericolosità del soggetto, che infatti era stato rinvenuto con una 357 Magnum carica e funzionante, ma nulla aveva potuto contro la fulminea azione degli “uomini in nero” dell’Arma, riusciti a neutralizzare la minaccia in appena otto secondi.

I primi esiti della ricognizione anatomopatologica – secondo quanto riferito da fonti investigative – permettono per ora di affermare solo che Antonino Cutrì è stato raggiunto da due proiettili, di cui uno alla base del collo, risultato letale.

Saranno solo le perizie balistiche – spiegano gli investigatori – affidate ai carabinieri del Ris di Parma, a poter dire da quale arma o da quali armi sono stati esplosi“.

Nel frattempo però per tutti gli uomini partecipanti al commando che ha agito il 3 febbraio scorso e al successivo conflitto al fuoco, compreso Domenico Cutrì, è scattato l’avviso di garanzia per omicidio volontario. Un dato che tenderebbe a escludere una responsabilità – seppure meramente operativa e giustificata dalle drammatiche circostanze – degli agenti della Polizia Penitenziaria nella tragica fine di una giovane vita, vissuta male e finita peggio.

Un monito per chi vive ai margini della legalità, per ragionare su scelte che, alla fine, sono sempre perdenti e dolorose.

Credit: AGI

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