Consulta, caso Abu Omar: menomate prerogative Governo su segreto Stato. Pollari: il segreto mi fu ordinato

Dopo le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, l’ex direttore del Sismi rompe il silenzio: ”Ora immagino e mi aspetto che si proceda al mio totale proscioglimento, tenuto conto della provata e provabile completa estraneità ai fatti”

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Una “menomazione” delle prerogative del governo in tema di segreto di Stato, perché “sarebbe arbitrario e invasivo” di tali prerogative “l’assunto secondo il quale il vincolo del segreto dovrebbe intendersi circoscritto alle sole operazioni che avessero coinvolto ufficialmente i Servizi nazionali e stranieri, legittimamente approvate dai vertici dei Servizi italiani“. Lo scrive la Corte costituzionale nella sentenza, depositata ieri sera, con cui ha accolto i due conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato sollevati dal Governo sulla questione dei limiti del segreto di Stato nel caso del rapimento dell’ex sedicente imam di Milano Abu Omar.

Sono estraneo al caso Abu Omar e ho sempre manifestato la mia ferma determinazione a non considerare attività di questa natura. Quando ho avuto notizia di fatti simili, ho svolto tutte le attività necessarie per impedire che chiunque li mettesse in atto“, ha ribadito ancora una volta il generale Nicolò Pollari, ex direttore del Sismi (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare), rompendo un silenzio imposto dai doveri di servizio e dal rispetto per le istituzioni.

Lo fa dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza – depositate ieri sera – con cui la Corte Costituzionale ha accolto i conflitti di attribuzione sollevati dai governi Monti e Letta nel caso Abu Omar, l’iman rapito il 17 febbraio del 2003.

Vengono così annullate le sentenze che hanno portato alla condanna dello stesso Pollari, all’epoca numero dei servizi segreti militari, e dei suoi uomini, a partire dal capo del controspionaggio, Marco Mancini, uno degli uomini che partecipò all’operazione di liberazione di Giuliana Sgrena – la giornalista de “Il Manifesto“- conclusasi tragicamente con la morte di Nicola Calipari.

Sulla vicenda – ha spiegato all’Adnkronos il generale Pollari – fin dall’inizio ho sollevato il segreto di Stato perché mi fu ordinato per iscritto da quattro governi della Repubblica, pur avendo chiesto la cortesia di sollevarmi dal segreto di Stato al fine di potermi difendere dalle accuse che mi venivano rivolte“, precisa. “Laddove fosse stato possibile disporre degli elementi di prova in possesso dell’autorità nazionale di sicurezza, coperti dal segreto di Stato, io non sarei mai entrato in questo processo né vi sarebbero entrati gli altri funzionari imputati con me nello stesso procedimento. E se vi fossimo entrati, ne saremmo usciti tre secondi dopo…“, tiene a sottolineare Pollari.

Ora – rilancia il generale, già Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza – immagino e mi aspetto che si proceda al mio totale proscioglimento, tenuto conto della provata e provabile completa estraneità ai fatti“. 

Alla domanda del giornalista dell’Adnkronos “Si scriverà la parola fine su questa vicenda?“, Pollari ha risposto senza esitazione: “avrei voluto scriverla quando è cominciata – taglia corto l’ex numero uno del Sismi – ma ora la Consulta si è pronunciata. In modo preciso e inequivocabile“.

Pollari intende difendere le proprie ragioni: “mi è stato ordinato, ero un militare e il direttore di un servizio di informazione per la sicurezza, di opporre il segreto di Stato su queste materia, nell’interesse della sicurezza della Repubblica. Sono abituato a osservare le leggi e a farle rispettare“, ha sottolineato, ma “questo segreto di Stato che ho rispettato pagandone il prezzo processuale – fa notare l’ex capo del Sismi – contrariamente a ciò che tutti possano immaginare, copre la mia estraneità e la mia precisa e ferma determinazione manifestata in modo incontestabile nel periodo in cui ho diretto il Sismi, di impedire che si verificassero fatti di questo genere“.

Perciò, rimarca il generale, “non solo sono estraneo a questo fatto specifico, ma quando ho avuto notizie di casi simili, li ho sempre impediti con ferma determinazione. Quando è stato apposto il segreto di Stato sul caso Abu Omar – conclude Pollari – ho obbedito per dovere, per fedeltà al giuramento alla Repubblica, e per onore“.

Considerato l’esito della vicenda, con il sigillo della Corte Costituzionale, il ministro della Giustizia avrà il senso dell’opportunità di esercitare l’azione disciplinare contro i magistrati che hanno ripetutamente cercato di violare il legittimo segreto di Stato, grazie al pregiudizio ideologico contro il sistema nazionale di informazione e sicurezza, da cui dipende buona parte della tranquillità degli (ignari) concittadini?

Credit: Adnkronos

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