Sinai, si aggrava bilancio, non chiara dinamica attentato: ipotesi autobomba o ordigno telecomandato

Cinque morti, quindici feriti gravi, il bilancio provvisorio dell’attentato di oggi nei pressi del valico di Taba, sul Golfo di Aqaba. L’ipotesi dell’autobomba o dell’ordigno telecomandato prevale su quella del kamikaze, ma l’esplosione è stata rivendicata dal gruppo terrorista Ansar Bait al-Maqdis. Non ci sarebbero italiani coinvolti, fa sapere l’Unità di Crisi della Farnesina

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Il bilancio dell’attacco, che oggi pomeriggio ha devastato un autobus egiziano che trasportava una comitiva di turisti coreani, si è aggravato: cinque persone morte nell’esplosione verificatasi nelle vicinanze del valico di Taba, al confine tra Egitto e Israele. Quattro sono turisti coreani e il quinto deceduto è l’autista del bus.

Secondo il sito ynetnews.com, funzionari della sicurezza avrebbero esclusa l’azione di un kamikaze, ipotizzata in un primo momento e avvalorata dal ritrovamento di miseri resti umani nelle vicinanze dell’esplosione. Si fa strada l’ipotesi che l’esplosione sia avvenuta grazie a un’autobomba o un ordigno collocato ai margini della strada. Per entrambe le ipotesi probabile l’attivazione a distanza con un telecomando o per mezzo di un cellulare.

La testata israeliana ha anche pubblicato le immagini sottostanti, provenienti da telecamere di controllo (israeliane), che sembrerebbero avvalorare tale ipotesi.

Il gruppo terroristico Ansar Bait al-Maqdis ha rivendicato la paternità dell’attentato.

I feriti sono stati ricoverati negli ospedali in Egitto e nella città israeliana di Eilat. Il giornale egiziano Al Youm Al Saba avrebbe confermato l’informazione che le autorità egiziane abbiano impedito alle autoambulanze israeliane di varcare il confine per evacuare i turisti coreani sopravvissuti all’attentato.

 

L’autobus trasportava 33 turisti e sopraggiungeva dal monastero greco-ortodosso di Santa Caterina, in Sinai. Il ministero degli Esteri sudocoreano ha confermato che la comitiva di 31 turisti arriva da Jincheon, una località della provincia di Choongbuk, ed è accompagnata da una guida turistica sudcoreana. Sigillato il confine tra Egitto e Israele, la prima volta dal trattato di pace del 1978 sottoscritto da Begin e Sadat.

Dall’Unità di Crisi della Farnesina è stato confermato che alcun italiano è stato coinvolto nell’esplosione.

Dalla deposizione di Mohamed Morsi, la scorsa estate, si sono moltiplicati gli attacchi terroristici nel Sinai ad opera di milizie legate ai Fratelli Musulmani, che agiscono per il ripristino della “legalità”, come propagandano a ogni piè sospinto, trovando in Occidente un fronte di ignoranza accondiscendente.

Il nuovo corso è stato avviato sotto la spinta popolare e forte di ben 23 milioni di firme, che l’estate scorsa chiesero l’interruzione della nefasta esperienza islamista condotta con metodi terroristi dalla Fratellanza Musulmana e dal presidente Morsi. L’esercito – guidato dal generale Abd al-Fattah Khalil al-Sisi, prossimo candidato alle presidenziali – a dispetto di quanto si pensa in Occidente (dove siamo incapaci di leggere la realtà per quel che è, non per quel che pensiamo sia…) – è sostenuto dalla gente, di ogni fede e ceto sociale, che chiede solo di migliorare le condizioni economiche di un Paese che può esercitare un ruolo fondamentale negli equilibri mediterranei e, soprattutto, un ruolo di locomotiva economica per tutto il Nord Africa.

Una circostanza di cui è ben conscia la leadership russa, ma di cui sembrano ignari in toto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il suo segretario di Stato, John Kerry, che stanno per perdere la storica relazione con l’Egitto a causa di una cecità ignorante e di una valutazione idiota dei fenomeni sul terreno.

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