Onu, in Corea del Nord crimini contro l’umanità

Il rapporto della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla violazione dei diritti umani a Pyongyang accusa senza mezze parole il regime totalitario di Kim Jong-un. Il rapporto finale raccomanda al Consiglio di Sicurezza il deferimento del regime nord-coreano alla Corte Penale Internazionale o a un Tribunale dell’ONU da istituire ad hoc

Michael Kirby, Presidente della Commissione di Inchiesta sulla Nord Corea, giurista di fama internazionale ed ex presidente dell'Alta Corte asutraliana
Michael Kirby, Presidente della Commissione di Inchiesta sulla Nord Corea,
giurista di fama internazionale ed ex presidente dell’Alta Corte asutraliana

In Corea del Nord si perpetrano diffusi crimini contro l’umanità. Ad affermarlo, senza mezze parole, è il rapporto della commissione d’inchiesta Onu sulla violazione dei diritti umani a Pyongyang, diffuso oggi a Ginevra. Negli ultimi 5 decenni, si legge, “centinaia di migliaia di prigionieri politici sono morti nei campi di prigionia della Corea del Nord“, eliminati con una politica deliberata di fame, lavori forzati, esecuzioni, tortura, stupri, aborti forzati e infanticidio.

Il rapporto dell’ONU “mostra in maniera chiara e inequivocabile la realtà brutale delle violazioni dei diritti umani in Corea del Nord, ha chiarito senza riserve la portavoce del Dipartimento di Stato USA, Marie Harf, aggiungendo che gli Stati Uniti sollecitano Pyongyang ad adottare “misure concrete” per affrontare il problema.

Gli esperti dell’ONU sulla Corea del Nord raccomandano al Consiglio di Sicurezza di deferire il regime di Kim Jong-un alla Corte Penale Internazionale o di istituire un Tribunale dell’Onu ad hoc.

Pyongyang ha rifiutato le conclusioni del rapporto categoricamente e totalmente“, bollando il documento come basato su “informazioni false fornite da forze ostili” al regime “sostenute da Stati Uniti, Europa e Giappone“. Lo riferiscono i media internazionali.

Le conclusioni delle Nazioni Unite si sono basate su immagini satellitari e audizioni di più di 80 testimoni oculari, molti dei quali sopravvissuti ai campi di prigionia e scappati verso la Cina, attraversando il confine a piedi. Il regime della Nord Corea ha peraltro impedito agli investigatori dell’ONU di visitare il Paese.

Secondo molti osservatori internazionali, malgrado il deferimento al Consiglio di Sicurezza ci sono scarse probabilità che i dirigenti politici nord-coreani possano affrontare un processo, in considerazione del fatto che proprio in seno al Consiglio di Sicurezza la Cina – storico protettore del regime criminale della famiglia Kim – ha il diritto di veto, che userebbe senza esitazione.

Una valutazione ancor più verisimile se si tiene conto che durante l’inchiesta Pechino ha ignorato le richieste della commissione perché potesse visitare il confine con la Nord Corea. Il ministro degli Esteri cinese ha affermato oggi che la trasmissione del rapporto dell’Onu alla Corte Penale Internazionale “non aiuterebbe a risolvere i diritto umani in nord Corea“. Affermazione che dà l’esatta dimensione della questione.

Peraltro, la commissione presieduta da Michael Kirby, giurista ed ex presidente dell’Alta Corte australiana, aveva anticipato il rapporto al governo di Pyongyang, senza ricevere alcun riscontro o risposta.

L’individuazione Stati Uniti, Europa e Giappone tra i supposti sponsor delle maldicenze anti-nordcoreane potrebbe avere conseguenze sulla vigilanza attiva contro il terrorismo internazionale, ambiente con in cui il regime dei Kim mostra da sempre preoccupanti continuità.

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