GUERRA CIVILE A KIEV, ULTIMATUM AGLI INSORTI. CNN: ‘100 MORTI’ (VIDEO LIVE)

Ministro degli Interni agli insorti: “Consegnate le armi, la polizia ha armi da combattimento”

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Roma – A Kiev è guerra civile ma permane l’incertezza sul bilancio dei morti degli ultimi scontri. Sicuramente sono parecchie decine, ma col passare delle ore, il numero dei morti dichiarati dalle parti è cresciuto esponenzialmente. Il bilancio più grave lo fornisce la rete statunitense Cnn, la quale scrive – citando un capo dei servizi medici dei manifestanti che occupano piazza Maidan – che i morti di oggi sarebbero 100, mentre i feriti 500. A questi vanno aggiunti i 26 morti dei due giorni precedenti.

Sviatoslav Khanenko, sempre dai servizi medici di Maidan, ha parlato di 60 morti tra i manifestanti, tutti uccisi da colpi d’arma da fuoco, e di centinaia di feriti. Il commissario per i diritti umani della Rada, il parlamento ucraino, Valeria Lutkovska, ha affermato dal canto suo che oltre 50 persone sono rimaste uccise negli scontri odierni.

Più contenuto il bilancio fornito dal Ministero della sanità di Kiev, secondo il quale dal 18 febbraio in tutto sono morte negli scontri 64 persone. Le autorità municipali di Kiev, dal canto loro, hanno parlato di 67 manifestanti uccisi.

Intanto la capitale ucraina è piombata nel caos dopo il fallimento della fragile tregua proclamata mercoledì sera. Manifestanti dotati di scudi, bastoni, sassi, bottiglie molotov si sono confrontati con i poliziotti. Nel centro della capitale sono fischiate le pallottole. I manifestanti sostengono che il regime di Viktor Yanukovich ha messo in campo i cecchini, mentre il ministero dell’Interno ha affermato che poliziotti sono stati uccisi da proiettili. E il governo ucraino ha lanciato un ultimatum ai manifestanti chiedendo ai militanti delle frange estremiste di consegnare “volontariamente le armi” e ai leader dell’opposizione di “non sostenere le azioni dei radicali”.

Il ministro ad acta dell’Interno, Vitaly Zakharchenko, non ha indicato orari o limiti di tempo precisi, ma ha lasciato intendere chiaramente che le forze dell’ordine hanno ricevuto incarico di applicare la linea dura con gli oppositori armati. Il monito arriva contemporaneamente alle notizie su un gruppo di insorti che tentano di raggiungere il palazzo della presidenza, presidiato da diversi cordoni di polizia. L’agenzia Interfax riferisce di spari ed esplosioni.

Video Live

La situazione è talmente fuori controllo, che il governo ha deciso di evacuare la sede dell’esecutivo e del Parlamento e l’amministrazione presidenziale ha chiesto ai suoi dipendenti di non andare al lavoro, proprio mentre si svolgevano gli incontri del trio di ministri europei. L’Ue potrebbe anche decidere delle sanzioni “mirate”, al vaglio dei ministri degli Esteri riuniti a Bruxelles. Gli Stati uniti, invece, hanno già deciso il divieto di viaggio negli Usa per una ventina di alte personalità del governo di Kiev. “Noi ci apprestiamo questo pomeriggio a imporre delle sanzioni contro coloro che sono responsabili della violenza”, ha spiegato Fabius alla radio privata francese Europe 1 prima di partire alla volta di Kiev.

L’Europa, dall’inizio di questa crisi, è un attore importante delle vicende ucraine. Il Paese ex sovietico è precipitato nella feroce crisi politica in corso dopo che Yanukovich ha deciso di non firmare l’accordo d’associazione all’Ue e si è rivolta alla Russia per ottenere una linea di credito da 15 miliardi di euro. Un voltafaccia interpretato dalle forze d’opposizione come una svendita alla Russia: dinamite in un Paese che vive una profonda crisi politica e che è profondamente diviso tra un Ovest filo-occidentale e un’Est russofono. Yanukovich, che ha a lungo cercato di giocare su due tavoli, è considerato un presidente filorusso. Mosca, dal canto suo, ha reagito con un certo sdegno alla rappresentazione fornita dai media e dalle cancellerie occidentali della situazione in Ucraina. E ha chiesto, attraverso il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, di “approfittare dei contatti con l’opposizione per incitarla a…prendere le distanze dalle forze radicali, che hanno prodotto i sanguinosi scontri e sono sulla via di un colpo di stato”.

Credit: TMNews

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