La crisi preoccupa gli italiani, che però sono soddisfatti della propria vita. “Capitale umano” a 342mila euro

Secondo l’Istat, nel 2013 la percezione del cittadino ha raggiunto la sufficienza piena (6,8 punti), nonostante l’andamento dell’economia sia peggiorato per il 42,3 per cento, contro un marginale 3 per cento che nel corso dell’anno scorso ha percepito un miglioramento. Le risorse economiche sono ritenute però “adeguate” dalla metà delle famiglie italiane. L’Istituto di statistica ha stimato il “capitale umano” di ogni italiano in 342mila euro (dati del 2008)

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Roma – Secondo l’analisi dell’Istat – Istituto Italiano di Statistica – pubblicata nelle tabelle sulle ‘aspettative e percezione dei cittadini‘ e sulla ‘soddisfazione dei cittadini‘, gli italiani nel complesso per il 2013 danno una sufficienza piena alla propria vita (6,8), esattamente come nel 2012. Tuttavia, la media del voto è calata di poco rispetto agli anni precedenti, quando superava il 7.

La situazione economica, ovviamente, è tra i fattori che preoccupano di più: in dieci anni le persone che dichiarano di essere ”molto” o ”abbastanza” soddisfatte sono crollate del 14,5 per cento, passando dal 57,3 del 2002 al 42,8 per cento del 2012.

Nel 2013 la situazione economica, in generale, è migliorata per il 3 per cento delle famiglie, mentre è rimasta invariata per il 38 per cento, ma un 42,3 per cento la considera po’ peggiorata: il 16,1 per cento la considera addirittura molto peggiorata.

Le risorse economiche sono ritenute ottime da meno di una famiglia su dieci (0,7 per cento ), un dato che si concentra soprattutto al Centro-Nord del paese (Nord-Ovest 0,8 per cento, Nord-Est 1,2 per cento, Centro 0,8 per cento), mentre al Sud e nelle Isole si riduce ancora di più (rispettivamente 0,3 per cento e 0,6 per cento).

Le risorse economiche, per il 2013, sono valutate ”adeguate” dal 48,6 per cento delle famiglie, che si concentrano, anche in questo caso, nel Centro-Nord (Nord-Ovest 54,2 per cento, Nord-Est 54,4 per cento, Centro 49,3 per cento), mentre al Sud e nelle Isole si scende, rispettivamente, al 39,6 per cento e 39,7 per cento.

Una situazione economica ”scarsa” viene denunciata dal 42,3 degli intervistati, che si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno (48 per cento) e nelle Isole (47 per cento), mentre nel resto d’Italia i valori si riducono: 42,6 per cento al Centro; 39,1 per cento al Nord-Ovest; 37,9 per cento al Nord-Est.

Infine le risorse vengono giudicate insufficienti dal 7,6 per cento delle famiglie, che anche in questo caso si trovano in percentuale maggiore al Sud (11,3 per cento) e nelle Isole (11,6). Nel resto del paese, invece, si scende sotto la media, con il Centro al 6,4 per cento, il Nord-Est al 6 per cento e il Nord-Ovest al 5,5 per cento .

La situazione lavorativa, quest’anno, è soddisfacente per il 73,2 per cento degli italiani, che si dividono tra un 15 per cento ”molto soddisfatto” e un 58,2 per cento ”abbastanza soddisfatto”. Anche in questo caso, i più soddisfatti sono gli abitanti del Nord-Est (76,3 per cento) e del Nord-Ovest (74,1 per cento), mentre il Centro si colloca in una posizione intermedia (73,3 per cento), seguito dal Sud (71,2 per cento ) e dalle Isole (66,3 per cento).

Ieri l’Istituto di Statistica ha anche divulgato la stima del “capitale umano” di ogni italiano, calcolata in 342mila euro, diffondendo per la prima volta le “informazioni sperimentali circa il valore monetario attribuibile allo stock del capitale umano“, ossia la capacità di produrre reddito. La cifra, riferita al 2008, riguarderebbe le attività di mercato.

Secondo l’Istat dunque il 26,8 per cento degli italiani sarebbe insoddisfatto – con varie gradazioni – del proprio lavoro, un dato che non si spiega con la disoccupazione dilagante, soprattutto al Sud, dove i tassi ufficiali danno numeri da brividi e da pre-insurrezione sociale, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione.

Ergo, o i dati dell’Istat sono come i polli di Trilussa o, in alternativa, i dati ufficiali della disoccupazione coprono il lavoro nero che, in molte aree del Paese (dal Nord al Sud) sono volontarie e deliberate da parte degli stessi lavoratori, che preferiscono lavorare in nero, piuttosto che sottoporsi a un fisco asfissiante.

Credit: Adnkronos

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