GB, Governo Cameron valuta di mettere all’asta 100 permessi di residenza a chi investe 5mln di Sterline

Il Gabinetto Cameron fronteggia la crisi con la fantasia costruttiva: chi porta investimenti è “one of us!” (uno di noi!)

Londra – Il governo britannico raschia il fondo del barile pur di trovare nuove risorse. L’ultima iniziativa, pare suggerita da una commissione sugli immigrati, ha suggerito di metter all’asta almeno 100 permessi di residenza permanente nel Regno unito, partendo da una base di cinque milioni di sterline di investimento in un’attività nel Paese. L’idea sarà presa in considerazione da Downing Street.

Per adesso, chi si presenta a Londra offrendo di investire in Gran Bretagna un milione di sterline, ovvero cinque o dieci milioni, può ottenere un visto permanente, ma non la cittadinanza, dopo aver vissuto rispettivamente cinque, tre o due anni. Chi effettua un investimento del genere, non ha bisogno di dimostrare la conoscenza della lingua e può portare con se il proprio partner.

La commissione consultiva del governo britannico sull’immigrazione ora ha suggerito al governo di indire un’asta al miglior offerente per consentire l’ingresso e gli investimenti nel Paese, circostanza che attrarrebbe migliaia di miliardari russi o asiatici con addentellati di dubbia sicurezza, ma in grado di mettere sul banco degli investimenti – e del battitore dell’insolita asta – milioni di dollari a profusione, allargando il piano che tende a favorire gli investimenti sul suolo britannico in vigore dal 1994, quando furono 140 i miliardari stranieri a chiedere la residenza in Gran Bretagna e a investire nel Paese.

Lo scorso anno 560 cittadini stranieri hanno avuto il via libera per la residenza nel Regno Unito in questo modo, mentre dal 2008 sono stati 1.648. Di questi, circa la metà sono stati russi (443) o cinesi (419), seguisti da statunitensi (93), egiziani (46), indiani (44), kazaki (41), iraniani e pakistani (38 a testa), australiani e canadesi (36 ciascuno).

Se il Governo di David Cameron adottasse il suggerimento ricevuto dalla commissione per l’immigrazione, si mostrerebbe ancora una volta l’incongruenza del sistema normativo in vigore nell’Unione Europea, con leggi sull’immigrazione ancora di competenza statale e non di competenza delle istituzioni comunitarie. Ma forse il peccato originale è proprio questo: l’UE non è uno stato federale, ma ha una moneta comune pur non avendo un vero Parlamento comune e un vero governo federale.

Credit: AGI

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