L’Italia è alla canna del gas russo e attaccata alla gonnella della cancelliera Merkel

Dal “Lodo Moro” all’affaire Crimea, l’Italia è a cavallo delle proprie inefficienze, costretta a fare equilibrismi verbali per non disvelare al mondo che siamo deboli come un fuscello. Di nuovo attaccati alla Germania, per un’avversione di fondo all’Atlantismo. La Francia gode…

"Ma cosa mi dici mai?", sembra dire la cancelliera tedesca Angela Merkel al presidente russo Vladimr Putin

Roma – “Il governo italiano si associa alle pressanti richieste della comunità internazionale affinché sia rispettata la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina“. Questo il centro politico della nota di Palazzo Chigi di ieri, al termine del vertice pomeridiano (…) presieduto dal capo del governo Matteo Renzi, con il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marco Minniti e il direttore del DIS, ambasciatore Giampiero Massolo.

Reattività da campioni del mondo, si potrebbe dire. In realtà, il seguito del comunicato spiega molto. “Violazioni di tali principi sarebbero per l’Italia del tutto inaccettabili“, una dichiarazione valida perché tautologica, che però si inquadra nel “forte appello ad evitare azioni che comportino un ulteriore aggravamento della crisi ed a perseguire con ogni mezzo la via del dialogo” rivolto alla Russia. Dopo l’immancabile interpello di François Hollande e della cancelliera tedesca, Angela Merkel.

In sostanza, l’Italia si è affiancata alla Germania della signora Merkel, per ragioni di approvvigionamenti energetici. Siamo attaccati alla canna del gas russo, però non possiamo associarci in modo esplicito a chi del diritto internazionale ha fatto polpette in 48 ore, schierando militari privi di insegne e gradi. Una circostanza mai accaduta in modo così evidente.

Questo grazie alla politica energetica fallimentare dell’Italia, bloccata dalla partitocratizzazione delle scelte e dall’influenza nefasta delle lobby antinazionali e anti-atlantica, tra cui quella potentissima del finto ambientalismo.

Ci distruggiamo con le nostre mani in polemiche assurde sulle pale eoliche, spesso piazzate in zone assurde, ma mai affrontando il tema centrale: come produrre energia a impatto ambientale decrescente.

Affondiamo il peso degli incentivi alla produzione fotovoltaica nelle bollette dei consumatori e non liberiamo le energie imprenditoriali per rendere smart e diffusa la produzione di elettricità.

Ci impicchiamo in discussioni attorno alle conferme in ruoli dirigenziali, ma non ci chiediamo mai “Tizio ha fatto bene o ha agito male?”, un riferimento – neanche tanto velato – a Paolo Scaroni, del quale si promuove la rimozione, ma non si tiene in alcun conto il bilancio del risultato gestionale, l’unica valutazione qualitativa e quantitativa che dovrebbe spingere alla riconferma di Ad dell’Eni o alla sua sostituzione.

Siamo attaccati di nuovo alla Germania, in fondo siamo un popolo di conservatori e c’è sempre piaciuta la figura “dell’uomo forte”, come Angela Merkel. Espressione di un’avversione di fondo all’Atlantismo anglo-britannico, che oggi rimane la frontiera del pilastro liberale: forse l’ha capito pure il Poligamo Impenitente dell’Eliseo, che gode come un riccio per la riconquista del ruolo a favore della Francia di partner di primo piano nelle relazioni Euro-Atlantiche.

Insomma, Italietta, as usual. Intollerabile.

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