Palazzo Strozzi inaugura la primavera con uno stimolante vis-à-vis tra Pontormo e Rosso Fiorentino

Un percorso cronologico per raccontare la formazione comune e i linguaggi artistici differenti di due rivoluzionari dell’arte cinquecentesca

20140308-Venere e Amore di Pontormo

Firenze – C’è grande attesa per l’inaugurazione della mostra “Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della «maniera»” ospitata nello splendido piano nobile di Palazzo Strozzi a Firenze da oggi, 8 marzo, al 20 luglio prossimo. Curata da Carlo Falciani e Antonio Natali e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, l’eccezionale esposizione intende raccontare il contesto, la formazione e il personalissimo cammino dei due pittori più anticonformisti del Cinquecento italiano.

Attraverso 10 sezioni e un percorso cronologico che si dipana tra prestiti dall’Italia e dall’estero – in alcuni casi restaurati per l’occasione – il visitatore sarà accompagnato nel mondo dei due artisti considerati, a lungo, similari secondo la vasariana “maniera moderna” ma che, invece, da subito mostrarono un linguaggio artistico divergente.

Nati entrambi nel 1494 – Pontormo nella zona di Empoli e Rosso a Firenze – si formarono nella bottega del già famoso Andrea del Sarto con il quale lavorarono all’opera Viaggio dei magi – in cui scorgiamo la mano di Rosso Fiorentino nel giovane in primo piano avvolto nell’ampio panneggio – e che seguirono probabilmente a Roma dove, nel 1511, poteremo ammirare gli affreschi di Michelangelo alla Sistina e di Raffaello a Le Stanze. Come è possibile scorgere nei due affreschi dei discepoli raffiguranti l’Annunziata e disposti ai lati di quello realizzato, sempre nel 1511, dal maestro, Pontormo e Rosso Fiorentino evidenziarono ben presto delle specificità artistiche distinte “nella lingua figurativa, nella visione della fede, nell’interpretazione del tratto naturale, nel rapporto con la tradizione, nell’approccio con le culture forestiere, nella relazione con l’antico e nella dialettica con l’idioma michelangiolesco” come dichiarano i curatori della mostra fiorentina.

Fin dai primi anni di apprendistato da Andrea del Sarto, la complessa differenza trai due artisti si esplicò sia nelle opposte scelte creative e sia nello schieramento politico – e quindi culturale – che, a quel tempo, vedeva il contrasto tra Medici e aristocrazia antimedicea. Fu così che Pontormo, pittore amato dalla prestigiosa famiglia di banchieri, lavorò per i “vincitori” imboccando la via della sperimentazione, guardando a Leonardo e alla pittura d’oltralpe, mentre Rosso Fiorentino fu più vicino alle famiglie antimedicee a cui propose una pittura legata alla tradizione quattrocentesca e alla sua formazione in bottega seppur con un’impronta personale in parte influenzata dalla cabala, dall’esoterismo e da Fra’ Bartolomeo, guida artistica e spirituale nonché maestro alla scuola del convento di San Marco.

Galleria fotografica (Foto dal sito di Palazzo Strozzi)

Questa divergenza di “maniera” è ben visibile nel confronto tra la Pala dello spedalingo di Rosso – portata a termine forse da Ridolfo del Ghirlandaio – e la Pala Pucci del Pontormo, entrambe in mostra accanto alla splendida Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto – realizzata l’anno prima (1517) – dalla quale il pittore dei Medici riprenderà il sottile riferimento alle tensioni religiose di matrice savonaroliana, sostenute da Rosso Fiorentino.

Proprio quest’ultimo sarà costretto, nel 1518, a lasciare Firenze per cercare fortuna a Piombino, Napoli, Volterra dove eseguì opere arcaicizzanti e quasi astratte, ben lontane da quel disegno dal naturale di Pontormo tanto amato dai Medici che, non a caso, gli commissionarono la decorazione del salone della Villa di Poggio a Caiano. E’ il periodo del San Paolo in carcere e dell’Epifania Benintendi di Pontormo in cui possiamo già scorgere un riferimento alle incisioni fiamminghe e a cui fa da contraltare il dolcissimo Angiolino Musicante di Rosso Fiorentino, appartenente a una pala d’altare andata perduta nella cui composizione si riflette il rispetto per la tradizione, insegnato al pittore da Fra’ Bartolomeo.

Proseguendo tra le sale di Palazzo Strozzi, si apre una sezione dedicata ai ritratti dal vero di Pontormo – Ritratto di Cosimo il Vecchio, Ritratto di gentiluomo con libro, Doppio ritratto di amici – in cui emergono la personalità e la psicologia del soggetto, riprodotti grazie a un attento studio dal vero e alla capacità di rappresentare con immediatezza la realtà, cifra evidente anche nei 12 disegni esposti sempre nella mostra fiorentina. Si tratta di una novità per l’epoca in cui spadroneggiava la classica ritrattistica di Raffaello e di Andrea del Sarto a cui fanno riferimento, invece, i ritratti realizzati da Rosso Fiorentino – in esposizione Ritratto di Girolamo Savonarola, Ritratto virile, Ritratto di uomo con elmo – in cui, tra l’altro, l’identificazione dei personaggi raffigurati è dubbia, sintomo di come i committenti appartenessero a quella schiera di repubblicani, sconfitti dai Medici nel 1530, destinati all’ostracismo. A questi si sommano gli 11 disegni dell’artista in cui ravvisiamo una certa eleganza formale, qualche momento di sperimentazione e di astrazione ma anche la sua riflessione su Michelangelo e sulla tradizione fiorentina del disegno.

Dopo il Sacco di Roma e il rientro dei Medici a Firenze con Alessandro e con Cosimo I, Pontormo manterrà il suo status di pittore di riferimento della famiglia occupandosi della decorazione delle Ville di Careggi e di Castello e poi degli affreschi di San Lorenzo – andati perduti – ispirandosi all’arte di Michelangelo sempre con piglio personale e critico. Rosso Fiorentino, invece, troverà spazio alla corte di Francesco I di Francia del quale diverrà artista prediletto grazie alla sua pittura formale e elegante. Morirà a Fontainebleau nel 1540, mentre Pontormo, 17 anni dopo, si spegnerà a Firenze.

Il loro cammino, prima insieme e poi in parallelo, ritrova un punto di incontro proprio all’interno del mondo delle corti, dove i due artisti proporranno un’arte spregiudicata, capace di riflettere la concitazione culturale e sociale di quel periodo storico caratterizzato sì da lotte intestine ma anche da un grande fermento creativo i cui lasciti influenzeranno le generazioni successive. La stagione dei Medici e la mostra di Palazzo Strozzi si chiudono così con Le Vite di Giorgio Vasari, opera emblematica e monumentale che lascia intravedere già l’arrivo di un’epoca diversa in cui l’arte italiana avrà nuovamente qualcosa da dire.

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Prenotazioni, da lunedì a venerdì: 9.00-13.00; 14.00-18.00 – Informazioni: tel. +39 055 2469600fax +39 055 244145 prenotazioni@palazzostrozzi.org

Costo prevendita a biglietto (escluso scuole) € 1,00, acquistabile in anticipo 24 ore prima della data della visita.
 
Gruppi di adulti: La prenotazione è obbligatoria per i gruppi. Diritto di prevendita a biglietto € 1,00. Sistema radio auricolare obbligatorio in presenza di guida € 1,00 a persona. Non si accettano prenotazioni per gli ultimi due giorni di mostra (19 e 20 luglio 2014).

Singoli visitatori: La prenotazione è facoltativa per i singoli visitatori. Diritto di prevendita € 1,00 a biglietto.

Scuole: La prenotazione è obbligatoria per i gruppi scolastici ed è gratuita. Non è previsto alcun diritto di prevendita. Il sistema radio auricolare è obbligatorio in presenza di guida per le scuole secondarie ed è gratuito.

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