Malesia, preoccupante allarme dell’Interpol: ‘Troppo pochi i controlli su passaporti rubati’

L’agenzia internazionale: “Nel 2013 oltre un miliardo di imbarchi in tutto il mondo senza verificare la validità dei documenti”

Ronald Noble, Segretario Generale dell'Interpol (foto Interpol)

Lione – Il rafforzamento delle misure di sicurezza e dei controlli introdotti negli aeroporti internazionali dopo gli attentati di Al Qaeda dell’11 settembre 2001 hanno senza dubbio complicato la vita dei passeggeri. Lunghe e snervanti code dal momento del check in fino a quello dell’imbarco, alle quali tutti ci sottoponiamo, in nome del superiore interesse generale, la sicurezza. Eppure, nonostante la semi militarizzazione degli aeroporti, rimangono ancora aperte delle falle pericolose, per esempio sul fronte dei controlli dei passaporti, come sta emergendo dalla vicenda del Volo 370 della Malaysia Airlines.

Le notizie secondo cui almeno due dei passeggeri a bordo dell’aereo viaggiavano con passaporti austriaci e italiani risultati rubati, rilanciano un problema di cui l’Interpol si lamenta da anni. E questo a prescindere dal fatto che le indagini riescano a stabilire un nesso tra i due passaporti rubati e l’ipotesi di un attentato terroristico. Secondo l’agenzia internazionale, “solamente una manciata di Paesi in tutto il mondo” effettua i controlli necessari a impedire che chi è in possesso di un passaporto rubato possa imbarcarsi su un aereo.

Se i documenti di identità presentati dai passeggeri al momento delle operazioni di controllo e di imbarco non vengono verificati attraverso il database dei “Documenti di viaggio rubati o smarriti” che l’Interpol mette a disposizione di tutti i Paesi, la falla nel sistema di sicurezza rischia di rimanere aperta ancora a lungo. Prima della partenza del Volo MH-370, infatti, nessuno aveva verificato i due passaporti rubati, confrontandoli con i dati inseriti nel database dell’Interpol nel 2012 e 2013, ha riferito l’agenzia.

I numeri diventano impressionanti su scala mondiale e nell’arco di un intero anno. Nel solo 2013, ha riferito ancora l’Interpol, ci sono stati negli aeroporti di tutto il mondo oltre un miliardo di imbarchi, senza che i documenti di viaggio dei passeggeri venissero confrontati con il database dell’agenzia. Questo, su un totale di 3,1 miliardi di passeggeri registrato dalle compagnie aeree lo scorso anno, secondo le stime della International Air Transport Association (IATA).

Passaporti e documenti falsi o rubati, ha spiegato alla Cnn l’esperto di sicurezza nei trasporti aerei Richard Bloom, vengono usati ogni giorno negli aeroporti per ragioni che non hanno necessariamente a che fare con il terrorismo. C’è chi li usa per emigrare illegalmente in un Paese, chi lo fa per contrabbandare merci rubate, droga, armi, o anche per importare merci legali, ma evitando di pagare i dazi doganali dovuti.

Se l’ipotesi terrorismo che mette in relazione i due passaporti rubati con la scomparsa del Volo MH-370 con il passare delle ore sembra perdere consistenza, per il segretario generale dell’Interpol, Ronald Noble, la preoccupazione principale rimane comunque quella che vi siano passeggeri in grado di imbarcarsi su un volo usando passaporti rubati. Secondo Noble è “una situazione che speravamo di non dover mai vedere – ha affermato, spiegando che – per anni l’Interpol ha chiesto che non si dovesse attendere una tragedia per attivare adeguate misure di sicurezza ai controlli delle frontiere e agli imbarchi“.

L’Interpol mette a disposizione gratuitamente di tutti i 190 Paesi membri dell’agenzia la possibilità di accedere alla banca dati che contiene gli estremi di tutti i passaporti rubati o smarriti. Un sistema creato nel 2002, dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, che all’inizio conteneva poche migliaia di dati e che ora vede l’inserimento di 40 milioni di schede, con 800 milioni di controlli ogni anno.

Tuttavia, a parte i casi di Paesi che non hanno le risorse o le capacità tecniche per accedere alla rete dell’agenzia, come spiega un ex vice direttore dell’Fbi, Tom Fuentes, “sta alla volontà di ciascun Paese” di mettere in piedi un sistema in grado di connettersi al database. Secondo i dati dell’Interpol, gli Stati Uniti effettuano 250 milioni di controlli ogni anno sul database dell’agenzia, il Regno Unito 120 milioni, gli Emirati Arabi, 50 milioni. Per dare un’idea del numero di passaporti smarriti o rubati, nei soli Stati Uniti, vengono riportati 300mila casi ogni anno.

Se la Malaysia Airlines e tutte le compagnie aeree del mondo fossero in grado di controllare i dati dei passaporti dei loro passeggeri sulla banca dati dell’Interpol, non saremmo stati costretti a domandarci se dei passaporti rubati siano stati usati da terroristi a bordo del Volo MH 370“, ha commentato amaramente Noble.

(Credit: Adnkronos)

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