Crimea, russi occupano basi. Obama esclude intervento militare. Nato: ‘strategia russa più ampia, timori est Ucraina’

La Russia ha chiesto alle autorità della Crimea di rilasciare il comandante delle Marina ucraina, contrammiraglio Serghei Gayduk. L’Ucraina ha abbandonato la CSI-Comunità di Stati Indipendenti. Kiev chiede all’ONU la “demilitarizzazione” della Crimea. Ban Ki-moon oggi in Russia, domani in Ucraina. Biden: non tollereremo minacce contro Paesi Nato (per la serie “parlare a vanvera”…). Monito di Anders Fogh Rasmussen: la Russia può avere una strategia più ampia, timori per regioni russofone dell’est Ucraina

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Washington – Prosegue l’azione russa in Crimea, fresca dell’annessione sancita dal referendum di domenica scorsa e certificata martedì dal presidente Vladimir Putin. Le forze filo-russe attive nella penisola nel giro di poche ore hanno preso il controllo di due delle basi militari rimaste sotto controllo ucraino, tra cui addirittura il quartier generale della Marina Militare di Kiev, a Sebastopoli, occupato da manifestanti appoggiati da miliziani locali e cosacchi.

Barack Obama ha ribadito la netta condanna all’aggressione russa alla Crimea, ma ha rassicurato gli americani sull’ipotesi di un intervento. “Non ci faremo coinvolgere in alcuna escursione militare in Ucraina. Penso che neanche gli ucraini riconoscerebbero che per noi confrontarci con la Russia militarmente non sarebbe appropriato e non sarebbe neanche un bene per la stessa Ucraina“, ha dichiarato il presidente americano in un’intervista concessa alla rete KNSD, affiliata di San Diego della Nbc. Un pessimo esempio di comando, segno ulteriore dell’inadeguatezza di Obama in politica estera. Un lusso che gli Stati Uniti (e non solo) non possono correre.

Il presidente statunitense non ha escluso ulteriori sanzioni, ma ha chiarito che non intende inviare truppe contro i russi, con il rischio di scatenare un conflitto le cui conseguenze sarebbero letali ed imprevedibili. “Quello che stiamo facendo è mobilizzare tutte le nostre risorse diplomatiche – ha spiegato Obama – per essere sicuri di avere una forte coalizione internazionale che mandi un segnale (altrettanto) forte“, alla Russia.

Il comandante delle stessa Marina ucraina, contrammiraglio Serghei Gayduk, è stato arrestato dopo aver negoziato l’abbandono della struttura con il capo della Flotta russa del Mar Nero, vice ammiraglio Alexander Vitko: a prendere Haiduk in consegna, seppure “temporaneamente” e per “interrogarlo“, sarebbero stati funzionari della Procura di Sebastopoli. La sua cattura è stata però rivendicata dalle milizie di auto-difesa, e attribuita anche ad agenti dell’Fsb, i servizi segreti di Mosca. Più tardi il presidente ucraino Oleksander Turchynov ha dato un ultimatum di tre ore per ottenere la liberazione di Gaiduk. Turchynov ha minacciato che in caso di mancato rilascio saranno prese “adeguate misure di natura tecnica e tecnologica“. La Russia ha peraltro chiesto alle autorità filo-russe di Crimea di rilasciare senza indugi il comandante delle Marina ucraina. Attaccata e invasa anche un’altra base navale ucraina a Novoozerne, più a nord, dove si è rischiato un vero e proprio confronto armato.

NATO Secretary General Anders Fogh Rasmussen

Assediato infine il quartier generale dell’Esercito ucraino nella capitale Sinferopoli, circondato da individui in uniforme ma prive di distintivi. L’esercito ucraino ha posto le truppe in stato di massima allerta di combattimento e il governo ha deciso di abbandonare la Csi, la Comunità degli Stati Indipendenti, nata dalla dissoluzione dell’Urss. Kiev si è poi appellata all’Onu chiedendo aiuto per “demilitarizzare la Crimea“. Intanto all’Onu la riunione del Consiglio di Sicurezza ha espresso “preoccupazione” per la situazione in Ucraina. Kiev ha replicato al processo di annessione della Crimea a Mosca introducendo l’obbligo di visto per i cittadini russi che vogliono entrare in Ucraina.

Il governo ucraino sta anche mettendo a punto i piani operativi per il ritiro delle truppe e dei civili fedeli a Kiev dalla Crimea: un piano – è stato spiegato – che “consentirà non solo di ritirare i soldati, ma anche le loro famiglie dalla Crimea, in modo che possano essere rapidamente spostati sul territorio della madrepatria Ucraina“.

Per tentare un’estrema mediazione, le Nazioni Unite hanno annunciato la partenza per la regione del segretario generale Ban Ki-moon: oggi Ban sarà a Mosca, dove incontrerà tra gli altri Putin, e il giorno seguente in Ucraina. Il vice presidente americano Joe Biden ha avvertito che gli Stati Uniti “risponderanno a qualsiasi aggressione” contro Paesi della Nato.

Stiamo valutando una serie di passi relativi alla nostra cooperazione militare, inclusa la rotazione di truppe americane nella regione del Baltico per l’avvio di esercitazioni navali e di terra e per missioni di addestramento“, ha detto il vice presidente americano. Barack Obama vuole inoltre che il vertice alleato di settembre in Galles, ha aggiunto Biden, sia dedicato alla difesa collettiva prevista dall’articolo 5 del Patto Atlantico, in caso di attacco armato esterno contro uno degli Stati membri.

Oggi, giovedì 20 marzo, i capi di stato e di governo dell’Ue discuteranno a Bruxelles eventuali nuove misure contro la Russia. Il premier britannico David Cameron ha esortato il G8 a discutere l’espulsione permanente della Russa dall’organismo. Putin però non sembra per niente intimorito: la Russia – ha avvertito il suo ministero degli Esteri – risponderà alle sanzioni annunciate dagli Usa e sta considerando quali ulteriori misure adottare se Washington proseguirà nell’escalation del confronto sull’Ucraina.

L’intervento della Russia in Crimea “è parte di una strategia più ampia”. Questo è l’avvertimento lanciato dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, il quale ha detto di temere un “intervento di Mosca anche nelle regioni russofone dell’est dell’Ucraina“.

Intanto la Russia minaccia di cambiare posizione sui negoziati sul programma nucleare iraniano, in risposta alle sanzioni adottate da Usa ed Ue all’annessione della penisola ucraina di Crimea. Lo ha dichiarato il vice ministro degli esteri, Serghei Ryabkov, citato dall’agenzia Interfax, da Vienna dove è in corso una nuova tornata di trattative tra Teheran e i cosiddetti “5+1”. Si tratta della più grave minaccia di rappresaglia fatta da Mosca dopo le sanzioni, divieto di concessione di visti e congelamento di beni, di 11 tra esponenti di governo e funzionari russi e ucraini filo-russi.

Credit: AGI

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