Turchia, Twitter bloccato dopo minacce Erdogan. Dieci milioni di persone in “silenzio” social

Tra il dire e il fare questa volta non c’è stato il “mare”: incombono le elezioni e il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo del primo ministro è in difficoltà per le accuse di corruzione. Ergo, stringere le fila, islamizzare la risposta. Mal gliene incoglierà?

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Ankara – Dalle minacce di ieri all’azione di oggi il passo è stato breve. Dalla mezzanotte del 21 Marzo è irraggiungibile Twitter in Turchia. Le autorità di Ankara hanno staccato la spina a Twitter in tutto il Paese, dopo che Recep Tayyip Erdogan aveva avvertito ieri pomeriggio che avrebbe “spazzato via” il social network in 140 caratteri senza tenere in alcun conto “quello che dice la comunita’ internazionale”. Lo riferisce la stampa locale.

Erdogan, sempre più indebolito dall’esplosione delle rivolte di Gezi Park ad Istanbul la scorsa estate e l’inchiesta di corruzione che lo ha chiamato in causa, ha accusato il sistema di microblogging di minacciare la sicurezza dello Stato. La Turchia ha oltre 10 milioni di utilizzatori di Twitter.

Nei giorni scorsi, facendo seguito ad altre minacce simili, il presidente Abdullah Gul, dello stesso partito islamico moderato Akp di Erdogan, si era detto contrario alla mossa, segnando una spaccatura nella formazione a dieci giorni dalle elezioni locali del 30 marzo. Chi dalla Turchia in queste ore cerca di connettersi al sito web Twitter.com viene reindirizzato al sito dell’authority locale di regolamentazione delle telecomunicazioni. Twitter ha già fatto sapere che i turchi possono aggirare il blocco twittando attraverso il servizio di testo dei telefoni cellulari.

Sulla pagina vengono citate 4 differenti ordinanze giudiziarie come base legale per giustificare il blocco del sistema, dove alcuni utilizzatore hanno ‘postato’ link ad alcune registrazioni audio e pubblicato documenti che dimostrerebbero il dilagare della corruzione tra i fedelissimi di Erdogan.

Una mossa tutta proiettata alle elezioni di fine mese, un serrare le fila cavalcando le tigri dell’identità islamica e dell’orgoglio della diversità nazionale, con un occhio alla turcofonia in centro Asia. Insomma, pura fuffa per coprire la corruzione dilagante, che potrebbe risultare però decisiva per un cambio di passo politico in Turchia, dove i giovani vogliono ben altro e lo hanno dimostrato nelle rivolte di Gezi Park.

Il commissario europeo per le nuove tecnologie, Neelie Kroes, ha scritto sul proprio account (su Twitter…) che il blocco deciso in Turchia “è senza fondamento, inutile e vigliacco“, un modo bambinesco di rispondere a un problema complesso che non dovrebbe essere trattato con cotanta diplomatica superficialità. Ma queste sono le istituzioni europee per ora, facciamocene una ragione: per cambiarle però…

(Credit: AGI, TMNEws)

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2 pensieri riguardo “Turchia, Twitter bloccato dopo minacce Erdogan. Dieci milioni di persone in “silenzio” social

  • 21/03/2014 in 12:56:37
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    Correzione: Le autorità di Ankara HANNO IMMAGINATO che hanno staccato la spina a Twitter in tutto il Paese!! =D Ormai siamo TUTTİ a Twitter!

    • 21/03/2014 in 14:13:42
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      Che dire, caro amico nostro? Siamo tutti fratelli e nella stessa barca! Erdogan (e tanti altri) se ne faccia una ragione. Viva la Libertà!

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