Scaroni incontra il primo ministro libico al Thani. Stamattina al Financial Times: ‘Europa troppo dipendente dal gas russo’

Le strategie energetiche dell’Italia soggette alle fluttuazioni geopolitiche, come sempre. Al quotidiano finanziario londinese l’Ad di Eni sottopone uno scenario strategico: “accordo con la Russia o sforzo gigantesco per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento”. In ogni caso, serve una scelta politica

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Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, si è recato oggi a Tripoli per incontrare il nuovo primo ministro libico, Abdullah al Thani. Tema centrale dell’incontro, spiega una nota di San Donato Milanese, “è stata l’importanza di mantenere e incrementare gli attuali livelli produttivi di Eni in Libia, di fondamentale importanza per il Paese dal momento che le produzioni operate da Eni congiuntamente con la Noc contribuiscono per buona parte della produzione di idrocarburi libica, assicurando al contempo la generazione di elettricità per uso locale“.

Alla luce dei recenti sviluppi geopolitici, Scaroni ha evidenziato la crescente importanza della Libia per la sicurezza energetica italiana, soprattutto in materia di importazione di gas. Eni è presente in Libia dal 1959 e ha lo status di primo operatore internazionale di idrocarburi del Paese, con una produzione equity dell’ordine di circa 250 mila barili di petrolio equivalente al giorno.

Sullo scenario internazionale apertosi a seguito della “Crisi in Crimea”, il Financial Times oggi ha pubblicato un’intervista con l’Ad dell’Eni, secondo il quale “l’Europa è troppo dipendente dal gas russo per fermare le importazioni nel breve termine dal paese, anche se credo che l’Italia riuscirebbe a gestire la situazione” anche nel caso venisse meno il di gas russo.Di analogo tenore le dichiarazioni della ministra degli Esteri, secondo la quale il gas russo è importante, ma se ne può fare a meno con fonti di approvvigionamento alternative.

Il percorso di South Stream (fonte Wikipedia)Secondo Scaroni però occorre compiere delle scelte, non solo in Italia. “A meno che l’UE non raggiunga un accordo con la Russia, mi aspetto che l’Europa avvii uno sforzo gigantesco per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, incluso lo sviluppo dello shale gas nel continente, l’aumento dell’importazione di GNL (gas naturale liquefatto, ndr)  e una maggiore focalizzazione sulle forniture di Algeria, Libia e Norvegia“.

Più in generale, Scaroni ha ribadito il suo pessimismo su South Stream, il gasdotto che dovrebbe portare il gas siberiano in Europa dal 2015 bypassando l’Ucraina grazie a un percorso che passerebbe sotto il Mar Nero e raggiungerebbe i Paesi dell’UE dalla Bulgaria.Per South Stream è in ballo un mega appalto di 10 miliardi di euro per Saipem, del gruppo Eni. 

Sulle attività dell’Eni in Russia, e in particolare sulla vendita della quota di Eni in Arctic Gas conclusa a gennaio per 3 miliardi di dollari, Scaroni ha definito la decisione della società “una mossa astuta, abbiamo avuto la giusta tempistica. Sarebbe stato molto diffcile realizzare un’operazione simile nel momento attuale: le compagnie russe sono molto caute ora con il loro cash“.

Alla domanda se l’aumento delle tensioni in Ucraina sia stata una delle ragioni che hanno portato alla decisione di concludere l’operazione Arctic, Scaroni ha precisato che “è stato uno dei tasselli della decisione” di uscire dalla Russia. Altri elementi erano il fatto che “la Russia è la Russia, non è la Svizzera“, considerazione importante quando si e’ dipendenti dalla Gazprom per il trasporto del gas dalla Siberia.

Per quanto riguarda i contratti gas take or pay con la Russia, Scaroni sostiene che la crisi Russia-Ucraina “rafforzi molto la nostra posizione negoziale“, a seconda di come evolverà la situazione. “Ci sentiamo in ottima posizione“, ha detto.

Scaroni vuole recarsi a breve a Kiev per parlare dei nove blocchi a shale gas nel bacino Lviv in Ucraina, nei quali Eni ha acquisito una partecipazione. “Sono preoccupato? No. Voglio esplorare? Si“: questo lo schema di azione dell’Ad di Eni, il quale peraltro ha precisato che l’esplorazione di un blocco nel Mar Nero, al largo delle coste della Crimea, è al momento ferma. Sarebbe sorprendente il contrario…

(Credit: AGI)

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