Lewis Hamilton in pole position a Sepang. Secondo Vettel, poi Rosberg e Alonso

Kimi Räikkönen si lamenta della tenuta, ma la F14T è migliore di Melbourne. Esibizione di superiorità dei meccanici Ferrari, che in quattro minuti riparano la sospensione anteriore sinistra di Alonso dopo un contato con Kvyat in Q2. Button, errore gomme in Q3, ma l’uomo del giorno è Nico Hülkenberg, immerso in una sessione infinita di training autogeno: “ho una gran macchina, ho una gran macchina, ho una gran macchina…”

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Sepang – Lewis Hamilton ha conquistato la pole position del Gran Premio della Malesia, che si correrà domani sul circuito di Sepang, al termine della sessione di qualifiche svoltasi sotto la pioggia. Le condizioni meteo hanno imposto un ritardo di oltre 45 minuti al regolare svolgimento, una condizione che ha fatto temere addirittura uno spostamento – totale o parziale – della lotta per la determinazione della griglia di partenza.

Poi tutto è rientrato. Seconda pole position consecutiva per la Mercedes e seconda pole per Hamilton che si è messo dietro il campione del mondo in carica, Sebastian Vettel, a soli 55 millesimi dal britannico. A dimostrazione che la Red Bull non è finita e che il pilota tedesco in condizioni difficili riesce a tirare fuori dal casco il coniglio magico.

Terzo tempo per Nico Rosberg, strappato proprio sul photofinish, con la posizione strappata a Fernando Alonso, straordinario interprete di una giornata convulsa, in cui c’è stato perfino spazio per l’esibizione di potenza creativa dei meccanici Ferrari, autori di un vero e proprio miracolo in Q2.

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Ricciardo, quinto, ha mostrato il proprio passo anche sotto la pioggia precedendo Kimi Räikkönen, sulla seconda monoposto di Maranello. Il finlandese si è lamentato di una certa instabilità della monoposto in condizioni di bagnato (vorremmo vedere il contrario…), ma la valutazione complessiva è che la vettura progredisce. Le due Ferrari partono dal lato pulito della pista, potrebbe essere importante per una partenza all’arrembaggio.

Settimo tempo per Nico Hülkenberg, che non è una novità, ma che sta riuscendo a fare i numeri con la Force India con un espediente, viste le lamentele continue, il ricorso al training autogeno e all’autoconvinzione: “ho una gran macchina, ho una gran macchina, ho una gran macchina…”.

Chi non sembra avere bisogno di auto-convinzione, essendo dotato di gran convinzione, è Kevin Magnussen, che riesce a inquadrare la situazione in modo più lucido di Jenson Button, scegliendo di girare con le full wet nella fase finale, mentre il campione del mondo di 2009 aveva scelto le intermedie: una decisione molto discutibile, che gli è costato l’ultimo posto nella Top Ten. Tra i due si è inserito Vergne, con la Toro Rosso. Anche il francese deve aver lavorato sul piano psicologico, una necessità per fronteggiare l’arrembante debutto del giovane Kvyat, straordinario debuttante (e 11° in griglia).

La classifica delle qualifiche è sub judice perché i commissari stanno investigando su due episodi: il contatto di Kvyat e Alonso, in Q2, e un ipotetico impedimento di Bottas ai danni di Ricciardo, nella stessa eliminatoria. Alonso ha già dichiarato che la responsabilità del contatto è di entrambi (quindi è un normale incidente di gara), mentre l’impedimento di Bottas secondo la nostra visione è frutto della mente malata di questa Formula 1 che vorrebbe telecomandare i piloti. Ma basta…

La Seconda Eliminatoria veniva sospesa per l’eccesso di pioggia a quattro minuti dall’inizio, ma poco prima Alonso e Kvyat si toccavano in Curva 9, contatto che costava a Fernando Alonso la rottura del braccetto dello sterzo di sinistra, ma un miracolo dei meccanici della Ferrari consentiva allo spagnolo di tornare in pista dopo solo due minuti dalla ripresa delle “ostilità”, con 10 minuti ancora disponibili. Alla fine, ammessi alla lotta per la pole position Hamilton, Vettel, Rosberg, Ricciardo, Hülkenberg, Alonso e Räikkönen, Button e Magnussen, infine Vergne, che proprio a tempo scaduto scalzava il compagno di squadra Kvyat dalla decima posizione, negandogli un risultato che avrebbe completato la gran prestazione del “russo di Roma”.

In Q1, Rosberg e Hamilton facevano l’andatura, davanti a uno strabiliante Vettel però quasi a mezzo secondo del tedesco della Maercedes, Hülkenberg in autoanalisi (“ho una gran macchina, ho una gran macchina, ho una gran macchina…”) e Alonso, con 1’’7 di distacco. Ricciardo, con la seconda Red Bull, precedeva Räikkönen, le solite due Williams di Bottas e Massa e Perez con la seconda Force India (in modalità Hülkenberg: “pure io, pure io, pure io…”). Grosjean mostrava il manico in condizioni di pista umida, mettendosi dietro Magnussen e Button (McLaren), Gutierrez (Sauber), Kvyat e Vergne (Toro Rosso), ultimo degli ammessi alla Q2. Eliminati Maldonado (Lotus), Sutil (Sauber), Bianchi (Marussia), Kobayashi (Caterham), Chilton (Marussia) e Ericsson (Caterham), autore di un incidente tra le curve 3 e 4, dopo aver improvvidamente messo le gomme di sinistra sul cordolo bagnato in uscita della prima e impattando contro le barriere di sinistra, ma senza danni al pilota. Le bandiere gialle impedivano a Sutil di migliorare il proprio tempo, ma la sessione veniva interrotta dalla bandiera rossa: i 35 secondi finali venivano “resettati” dal direttore di corsa, Charlie Whiting, e la prima eliminatoria finiva lì.

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