Ant-Man: il microscopico eroe Marvel che esagera al ribasso

Poteva essere una clamorosa sorpresa per l’atrofizzato universo Marvel, invece Ant-Man soffre parecchio i cambi di scrittura e di regia in sede di pre-produzione

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Scott Lang è un abile ladruncolo che, appena uscito di prigione, decide di cambiare completamente vita per riconquistare l’affetto della figlioletta Cassie, la quale vive con la madre e il suo nuovo compagno. Non riuscendo a farsi strada in maniera legale, accetta un lavoro da uno strano e sconosciuto individuo per recuperare una preziosissima tuta. Questa si scoprirà essere una creazione dello scienziato Hank Pym in grado di rimpicciolire chiunque la indossi fino alle dimensioni di una formica e dotarlo di abilità sovrumane. A complicare le cose, l’ex pupillo di Pym, Darren Cross, deciso a replicare tale formula e venderla all’esercito per fini bellici.  

Dagli strampalati outsiders di Guardiani della Galassia, dove la trama e l’Universo Cinematografico Marvel assumevano proporzioni titaniche, al microscopico terreno di scontro di Ant-Man, eroe per caso, capace di divertire e commuovere attraverso una forma di commedia action collaudata, ma ampiamente scontata e insoddisfacente.

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Tutto questo non può non aver il gusto dell’occasione mancata: il progetto, nato da un’idea di Edgar Wright e Joe Cornish, con lo stesso Wright in cabina di regia, è stato più volte cambiato e riadattato nel corso degli anni (l’uscita doveva essere addirittura antecedente a Iron Man, datato 2008), tanto che a ridosso delle riprese il duo creativo si chiamò fuori, costringendo la produzione a correre in fretta e furia ai ripari; prima, assumendo Adam McKay e Paul Rudd per rivedere la sceneggiatura, poi chiamando in causa il timido Peyton Reed alla regia.

Il risultato è Ant-Man, appunto. Un prodotto di largo consumo che accontenterà un po’ tutti gli appassionati del genere, non aggiungendo nulla a quanto finora mostrato dall’infinito UCM [Universo Cinematografico Marvel, ndr.]. Anzi, la portata rivoluzionaria del progetto Ant-Man, anche a causa di alcuni residui dell’idea originaria di Wright e Cornish (riaccreditati un po’ impietosamente come co-sceneggiatori),  è ampiamente visibile a un occhio attento; dalle vastità infinite di un universo popolato dalle più inverosimili razze aliene, all’altrettanto vasto confine del luogo in cui tutto è microscopico, lo spazio del subatomico.  

Peyton Reed, invece, si accontenta di scimmiottare la regia del ben più dotato collega e allargare la portata del rapporto padre-figlia, valente sia per Hank Pym e Hope Van Dyne che, soprattutto per Scott Lang e la figlioletta Cassie; inoltre, allega l’ambiguo rapporto mentore/allievo tra Pym e Darren Cross, quest’ultimo banale e stereotipato villain della pellicola con l’alias di Calabrone. Se il cast principale è eccellente, con Paul Rudd e Michael Douglas perfettamente supportati da Evangeline Lilly, po’ troppo sacrificati appaiono i personaggi secondari: da uno sprecatissimo Bobby Cannavale a un Michael Peña divertente ma mal dosato.

Ant-Man, film che chiude la cosiddetta Fase 2 dell’UCM, approderà nelle sale italiane il prossimo 12 agosto. La Fase 3 verrà inaugurata da Captain America: Civil War, che ha una data d’uscita fissata al 4 maggio 2016.

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Il trailer ufficiale italiano di Ant-Man:

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