Trasporto ferroviario e marittimo: sigillare l’accesso a treni e navi

Nel 2002 al Forum Mondiale sulla sicurezza ferroviaria suggerii di utilizzare il modello di accesso agli aerei anche per le stazioni ferroviarie e marittime. Nel 2005, dopo gli attacchi di Londra del 7 Luglio, l’MI5 arrivò alle stesse conclusioni. Ma ancora oggi è difficile applicare il modello di sicurezza degli accessi, che oggi è già utilizzato nella stazione Nord di Parigi per gli Eurostar che viaggiano verso Londra e attraversano il Tunnel sotto la Manica

20150822-stazione-ferroviaria-655x436


Roma – Era fine ottobre 2002. A Roma – con grande enfasi – si tenne in una celeberrima struttura alberghiera della capitale il “Forum Mondiale sulla sicurezza ferroviaria”, in cui i vertici mondiali delle polizie e molte compagnie di trasporto scandagliarono il tema a poco più di un anno dall’attacco all’Occidente dell’11 Settembre.

A quell’appuntamento fui invitato a presenziare e partecipare da amici ex ufficiali del Tuscania. Durante un workshop tenuto da un ufficiale della Guardia Civil, vice-presidente mondiale dell’associazione delle polizie ferroviarie, dopo aver ascoltato le dotte e circostanziate analisi prodotte sulla prevenzione degli attentati sulla rete e nelle stazioni, chiesi come mai non si adottasse il modello aeroportuale di accesso agli aerei anche per i treni, con controlli dei documenti, dei bagagli e individuazione precisa delle destinazioni e dei mezzi da utilizzare.

Si scatenò il putiferio. ‘Inaccettabile’ fu l’aggettivo più cortese. Notai due ufficiali della Polizia di Stato – seduti dietro di me – che non proferirono parola: prendevano solo appunti. La sera, nel corso della cena conclusiva svolta in un palazzo nobiliare di fronte Palazzo Chigi (sede del Governo italiano), ritrovai al mio tavolo quei due dirigenti della Polizia, i quali – dopo alcuni convenevoli – mi dissero senza esitare: “lei ha centrato il problema. Nessuno però accetta di porre queste barriere, men che meno le società ferroviarie, che temono il crollo dei viaggiatori”. Punto. Scoprii che i due funzionari della Polizia comandavano la Polfer di Toscana ed Emilia Romagna. Non ne ricordo i nomi, non sarebbe difficile risalire alle loro identità.

Dopo gli attacchi di Madrid del 2004 e quelli di Londra nel 2005, il servizio segreto civile britannico (MI5) fece trapelare una relazione sulla sicurezza delle reti, secondo cui alle stazioni ferroviarie e marittime avrebbero dovuto essere applicate le stesse misure di sicurezza passiva in uso negli aeroporti. Quel che tre anni prima avevamo sostenuto, con una visione del tutto teorica e accademica di osservatori non al servizio di alcun ente statale. Al servizio della nostra mente.

Perché vi racconto questo aneddoto? Perché ancora oggi vi sono resistenze commerciali e sociali all’adozione della blindatura degli accessi ai treni e alle navi, che impediscono all’ipotetico terrorista di accedere in modo indisturbato ai convogli o alle navi, per poter realizzare gli obiettivi dei propri disegni folli (ai nostri occhi, non ai loro).

C’è un’eccezione: l’area Schengen della Gare du Nord di Parigi – da dove partono gli Eurostar che attraversano la Manica grazie al Tunnel – è blindata come gli aeroporti: i viaggiatori devono sottoporti agli stessi controlli in vigore per accedere agli aerei.

Il che dimostra che è solo – si fa per dire – una mera questione di costi. Personalmente non prendo il treno (o la nave) per motivi di sicurezza, ma questa riflessione evidentemente sfugge alla maggioranza dei viaggiatori. Dallo Stato (dagli Stati dell’UE) e dai proprietari delle aziende ferroviarie (e marittime) si deve pretendere un adeguamento delle modalità di accesso ai mezzi di trasporto.

La lezione di Madrid e di Londra – per non parlare di quella dell’11 Settembre – evidentemente non è bastata.

La prossima volta potrebbero non esserci due militari americani e due cittadini coraggiosi per fermare l’ennesimo lupo solitario jihadista in azione, come avvenuto venerdì 21 Agosto sul Thalys in viaggio da Amsterdam a Parigi. E i morti potrebbero essere tanti.

Non sono già stati troppi?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se hai gradito questo articolo, clicca per favore “Mi piace” sulla pagina Facebook di The Horsemoon Post (raggiungibile qui), dove potrai commentare e suggerirci ulteriori approfondimenti. Puoi seguirci anche su Twitter (qui) Grazie in anticipo!


Save the Children Italia Onlus

Shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: