Rifiuti elettronici, il WEEE Forum lancia l’allarme smaltimento illegale in Europa

Nel corso del workshop promosso dai consorzi Ecodom e Remedia, svolto ieri a Roma, è stato presentato il rapporto “Countering WEEE Illegal Trade“che quantifica in 5 milioni di tonnellate la quantità di rifiuti elettronici smaltita illegalmente, con un impatto importante sull’ambiente. Il progetto CWIT propone soluzioni istituzionali a livello europeo e internazionale, ma anche buone prassi che coinvolgono soprattutto l’anello iniziale della filiera delle AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche): i consumatori

Roma – Quasi 5 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici sono smaltite in modo illegale in Europa o commercializzate di contrabbando. Il preoccupante dato emerge da una ricerca sul funzionamento del mercato dei RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) – “Countering WEEE Illegal Trade” (CWIT) – presentata ieri a Roma da Pascal Leroy, segretario generale del WEEE Forum, durante un workshop promosso dai consorzi Ecodom e Remedia.

In Europa la gestione scorretta di rifiuti elettronici riguarda quasi il 65% di tutti quelli generati, si legge nella nota di presentazione dell’indagine durata circa 2 anni e finanziata dall’Unione Europea, realizzata dal WEEE Forum insieme a INTERPOL, United Nations University (UNU), gli istituti United Nations Interregional Crime and Justice Research, UN Compliance and Risks, l’associazione Cross-Border Research e la società Zanasi & Partners.

Il progetto ha evidenziato che in Europa, nel 2012, solo il 35% dei RAEE dismessi da aziende o da privati sono stati intercettati dai sistemi ufficiali di raccolta e riciclo. In termini quantitativi questo si traduce in 3,3 milioni di tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente, contro i 9,5 milioni generati in totale. Il restante 65% di RAEE – pari a 6,2 milioni di tonnellate – risulta esportato oppure riciclato in modo scorretto e illegale, ossia contrabbandato o semplicemente gettato tra i rifiuti indifferenziati.

Lo studio ha stimato infatti che oltre 750.000 tonnellate di RAEE finiscono nella raccolta indifferenziata e 1,3 milioni di tonnellate vengono spedite al di fuori dell’Europa senza adeguati documenti di esportazione. Di questi rifiuti, circa il 30% (400.000 tonnellate) sono davvero RAEE, mentre il restante 70% invece sono apparecchiature ancora funzionanti (AEE).

Una quantità 10 volte superiore a quella dei RAEE esportati – circa 4,7 milioni di tonnellate – è invece gestita in modo scorretto o commercializzata in modo illegale all’interno dell’Europa.

Le conseguenze dello smaltimento scorretto o illegale dei RAEE si traduce in una perdita economica, perché da questo tipo di rifiuti si possono recuperare componenti con un significativo valore economico, come le schede elettroniche o metalli preziosi. Una perdita stimata tra 800 milioni e 1,7 miliardi di Euro all’anno, a fronte di minori costi derivanti dal mancato rispetto delle regole comunitarie (in particolare per quanto riguarda l’eliminazione delle sostanze inquinanti) oscillanti tra 150 e 600 milioni di euro annui.

Senza contare il danno arrecato all’ambiente. Dalla ricerca infatti emerge che oltre 84.000 tonnellate di compressori di frigoriferi vengono rubate prima della raccolta, pari a un quantitativo di CO2 equivalente a 5 milioni di autovetture moderne in circolazione ogni anno.

I RAEE sono la tipologia di rifiuti con il più alto tasso di crescita in tutto il mondo” – ha commentato Pascal Leroy, Segretario Generale del WEEE Forum, l’associazione europea di cui fanno parte 33 sistemi collettivi continentali impegnati nel trattamento dei RAEE, tra cui ECODOM e Remedia. “I RAEE che ogni anno, in Europa, sono gestiti in modo ambientalmente non corretto hanno un peso pari a quello di un muro di mattoni alto 10 metri che va da Oslo fino in fondo all’Italia” – ha spiegato Leroy. “È indispensabile, pertanto, estrarre dai RAEE tutti i metalli e i componenti economicamente più interessanti, tra cui le materie prime critiche (come, ad esempio, le terre rare) e massimizzarne il riciclo“.

Secondo uno studio effettuato da UNU (United Nations University), nei 41,8 milioni di tonnellate di RAEE smaltiti illegalmente ogni anno nel mondo ci sono sostanze tossiche come piombo (circa 2,2 milioni di tonnellate), batterie (300.000 tonnellate), mercurio, cadmio, cromo e gas ozono-lesivi (CFC, circa 4.400 tonnellate), che potrebbero comportare ingenti danni per la salute (dallo sviluppo mentale al cancro, a danni epatici e renali).

LA MAFIA AMBIENTALE – Oltre alla gestione scorretta dei RAEE sotto il profilo ambientale, il progetto CWIT ha rivelato anche casi di frode, evasione fiscale e riciclaggio di denaro, dimostrando il netto collegamento tra reati ambientali e finanziari. I reati comprendono il trattamento inadeguato, la violazione delle norme comunitarie, i furti, la mancanza delle licenze o dei permessi richiesti, il contrabbando e le false dichiarazioni sui carichi trasportati.

I ricercatori del WEEE Forum sostengono che in alcuni Paesi il crimine organizzato sia coinvolto nella gestione dei flussi illegali di RAEE, un fenomeno che potrebbe essere affrontato in modo organico anzitutto con un più intenso e approfondito scambio di dati informativi tra le organizzazioni statali di polizia.

Il settore dei rifiuti elettronici sta assumendo sempre maggiore rilievo tra le condotte criminali riconducibili alla gestione illecita dei rifiuti“, ha dichiarato Marco Avanzo, Direttore della 1a Divisione (Polizia Ambientale e Forestale) del Corpo Forestale dello Stato, secondo il quale “la sottrazione al ciclo virtuoso del recupero di quote prevalenti del volume totale alimenta, oltre a traffici nazionali e transnazionalideterminando vere e proprie emergenze nei Pase destinatari, solitamente Paesi in via di sviluppo – una distorsione competitiva del mercato, penalizzando le aziende aderenti alla compliance“. Insomma, l’illegale smaltimento è anche un ostacolo alla diffusione delle attività ambientali lecite.

Soluzioni proposteIl progetto CWIT ha ipotizzato due nuovi strumenti per potenziare sia la cooperazione tra le agenzie e gli Stati che lo scambio e l’analisi di informazioni:

– un “Operational Intelligence Management System“, in grado di accrescere la conoscenza comune sui crimini collegati al commercio e al trattamento illegale dei RAEE, di identificare i rischi connessi alla criminalità organizzata (sia su base nazionale che internazionale) e di suggerire azioni specifiche;

– una “National Environmental Security Task Force” (NEST), finalizzata ad attivare l’applicazione di leggi che siano cooperative e coordinate a livello nazionale e internazionale.

Per rendere ancora più efficace la lotta al traffico illegale dei RAEE, il progetto CWIT suggerisce anche alcune ulteriori raccomandazioni, tra cui:

il divieto su scala europea di impiego dei contanti nelle transazioni relative al commercio di rottami metallici;

– l’obbligo di trattare i RAEE in accordo ad approvati standard di qualità e di trasmettere poi i risultati del trattamento alla Comunità Europea (includendo, in particolare;

– un monitoraggio chiaro sulla rimozione delle sostanze inquinanti, come ad esempio il mercurio dagli schermi o il CFC dai frigoriferi);

– il pieno recepimento e la tempestiva implementazione dell’ultima Direttiva sui RAEE;

attività investigative più precise e lungo tutta la filiera.

Tuttavia il progetto CWIT mette l’accento sull’anello iniziale della filiera di utilizzo delle AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche): i consumatori.

I consumatori – attraverso un maggiore coinvolgimento e una sensibilizzazione sul tema dei pericoli e delle opportunità inerenti la vita utile delle apparecchiature e dei materiali contenuti possono essere la chiave di volta per l’attenuazione di un fenomeno con cui si inquina l’ambiente e si alimentano varie organizzazioni criminali in tutto il mondo.

(Credit: AGI) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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