Daniele Bosio, il Terzo Marò, prosciolto da ogni accusa: caso archiviato. Il giudice: “è un uomo buono”

Dopo oltre un anno e mezzo di calvario giudiziario, il diplomatico italiano – già accreditato in Tajikistan con le credenziali di ambasciatore – è stato prosciolto da ogni accusa, rivelatasi infondata. La motivazione del tribunale commuove e motiva: nel mondo c’è ancora gente animata solo da buoni sentimenti. Mogherini e Gentiloni da dimissioni immediate per indegnità di ruolo

Manila – Daniele Bosio, diplomatico italiano indagato per la violazione della legge sui minori nelle Filippine, è stato prosciolto in fase istruttoria perché i reati contestatigli sono inesistenti.

L’ex ambasciatore in Turkmenistan fu arrestato il 5 Aprile 2014 con accuse infamanti mossegli da un’attivista australiana, che nelle Filippine si occupa di assistenza ai bambini abbandonati e vittime di abusi. Nel Paese la legge in materia è estremamente restrittiva proprio per limitare il traffico di minori di cui si macchiano molte consorterie criminali, sfruttando la povertà delle persone. Accuse che però si rivelarono fin dall’inizio molto deboli, anche perché una vasta azione di sostegno si attivò spontaneamente dai quattro angoli del pianeta (un fatto con pochi precedenti) da amici, colleghi e beneficiati dall’azione sociale del diplomatico pugliese, che è emerso nel corso del tempo come un autentico soldato della bontà e dell’umanesimo militante, non un turpe esecutore di nefandezze.

Così lo avevano descritto Catherine Scerri e Lily Flordelis, attiviste della Bahay Tuluyan Foundation, che avevano denunziato Bosio. Scerri aveva raccontato all’Adnkronos le circostanze che avevano portato le due attiviste alla denunzia, visto che si trattava a loro modo di vedere di un un caso “molto evidente” di abusi o tentati abusi su minori. “Aveva offerto del denaro ai bambini“, aveva detto.

Accuse però, ripetiamo, rivelatesi deboli subito, ma sufficienti a innescare l’azione giudiziaria su Daniele Bosio, non assistito adeguatamente dall’ambasciata italiana a Manila (circostanza oggetto di due interrogazioni parlamentari rimaste senza risposte dalla Farnesina).

Abbiamo parlato della vicenda Bosio qui.

Tuttavia, colpisce oggi la motivazione adotta dal giudice per prosciogliere Daniele Bosio dalle accuse, non avendo commesso il fatto.

“Questa Corte è pienamente consapevole dei suoi doveri legali, morali e sociali nei confronti della società – scrive il giudice di Manila – Non è incurante del fatto che il traffico di essere umani è dilagante in un Paese del Terzo Mondo come il nostro.  Il popolo e il Governo devono lavorare fianco a fianco per sopprimere ogni violazione dei diritti umani”, sottolinea la Corte.

Ma nell’agire in questa direzione, “questa Corte non può nemmeno chiudere gli occhi e essere cieca sulla realtà che si siano ancora semi di bontà innata in ogni individuo“, segnala il testo del proscioglimento, perché “alcune persone che hanno disponibilità economiche hanno ancora un buon cuore e sono disposte a condividere e aiutare i meno fortunati della società“. Come logica conseguenza, “la Corte ha riconosciuto ‘l’obiezione alla prove dell’accusa“, ossia il proscioglimento in fase istruttoria.

A poche persone tocca il privilegio di ricevere una certificazione giudiziaria di bontà d’animo: Daniele Bosio – esemplare rappresentante della migliore italianità può godere di questo onore.

Lo stesso non si può dire per Federica Mogherini e Paolo Gentiloni, ministra degli Esteri nel momento in cui avvenne l’arresto e il successore alla guida della Farnesina.

Mogherini sospese Bosio dalle funzioni, pur di fronte a un quadro accusatorio inesistente.

Gentiloni non ha semplicemente agito per tirare fuori il diplomatico italiano dalla condizione di cattività – seppure attenuata e ridotta dopo molti mesi – tacendo a più riprese sulla vicenda.

Entrambi meritano la censura massima per un operato rivelatosi indegno del ruolo. Ma sarà tema che di certo il sindacato delle feluche affronterà presto, per non cadere nella stessa indegnità di ruolo di Mogherini e Gentiloni.

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