Dopo Berlino? La guerra continua (12 morti, 48 feriti). Europa? Assente!

Non ci può essere unità di intenti contro il nemico comune jihadista senza una svolta costituzionale in Europa, che unisca in un Governo federale gli Stati membri. Serve un processo dal basso, che però latita per demagogia di tutti (illusi nazionalisti e ancor più illusi egemonici)

Berlino – Berlino come Nizza. I ‘Mercatini di Natale’ di Charlottenburg come la Promenade des Anglais. La Libertà e il jihadismo in un duello impari, da una parte la gioia, dall’altra l’oscurantismo islamico più retrivo che attacca il mondo.

Siamo indifesi contro la follia religiosa islamica?

No, sembriamo incapaci di dare a noi stessi una classe di decisori politici che non neghi il bagaglio di valori liberali, conquistati a prezzo del sangue di numerose generazioni, pur cambiando realmente la politica verso il jihadismo e l’immigrazione incontrollata in Europa, fenomeni tragicamente legati, in cui la demagogia funziona come lievito per la panificazione dell’orrore.

Ancora una volta siamo costretti a dover sottolineare che non è in discussione l’accoglienza di perseguitati e di profughi di guerra veri (ancorché misure di sicurezza debbano essere previste per tutti, quindi anche per chi davvero provenga da zone di guerra). Serve però un cambiamento di attitudine verso l’immigrazione illegale, quella che viola le leggi nazionali e che offende il buon senso. Accogliere tutti coloro che vogliono venire in Europa significa alterare nel medio termine l’equilibrio sociale già claudicante per effetto di una politica demografica fallimentare in quasi tutti gli Stati europei.

Il Governo italiano dovrebbe essere chiamato a rispondere delle decisioni assurde adottate negli ultimi tre anni, durante i quali le porte del Paese e dell’Europa sono state aperte in modo sconsiderato, per foraggiare un terzomondismo da accatto, ma anche la più poderosa opera di distribuzione clientelare di risorse pubbliche, finite agli amici degli amici impegnati nell’opera immeritoria di assistere chi passava il limes della legge e del territorio nazionale.

Una circostanza che però fa emergere una dimensione nazionale finta del problema, che invece è globale per autodefinizione, ma è europeo per scelta di noi europei, legati da istituzioni comuni che non funzionano più e non hanno intrapreso la via prevista dai Founding Fathers del processo di integrazione europea. La via federale piena e democratica.

Non sfugge allo sguardo del più disattento osservatore che in atto vi sia da un lato una manipolazione della verità, nella giustificazione di una invasione di immigrati non aventi alcun diritto di arrivare in Europa; dall’altro una illusione nazionalista senza fondamento, nel ritenere che una politica di difesa e di sicurezza possa essere coniugata con efficacia in una dimensione statale.

Come contraltare irrazionale, si pone sul tavolo delle opzioni una cooperazione rafforzata in materia di difesa e sicurezza nell’ambito delle politiche dell’Unione Europea.

È una follia pensare a una Difesa Europea senza uno Stato Federale europeo, cui le forze armate comuni dovrebbero rispondere. Sarebbe come replicare l’errore dell’Euro, una forma di cooperazione rafforzata in campo monetario, che non ha uno Stato alle spalle. Una lacuna storica, in un campo molto più pericoloso.

Il modo per affrontare con efficacia reale la minaccia jihadista globale sarebbe invece quello di (ri)attivare un processo costituente europeo, finalizzato alla proclamazione dello Stato Federale, con una Costituzione comune, un Governo federale e la distinzione delle sfere di competenza e sovranità tra Stati e Federazione.

Un iter previsto fin dal 1950, nel solco della procedura avviata a Filadelfia nel 1787 per trasformare l’Unione confusa di 13 Stati ex-colonie britanniche in uno Stato federale, in cui il Governo centrale avesse le incombenze dell’esercizio sovrano esterno e gli Stati i pesi del governo per le materie interne.

La novità vera sarebbe dunque riprendere un progetto antico, ma mai invecchiato: dare all’Europa Unita saldezza istituzionale, legittimata dalla volontà popolare, per ritornare nel solco dell’originario progetto di unificazione europea con traguardo federale, porto di approdo nella mente dei Padri Fondatori.

Un processo che oggi andrebbe rinvigorito dal basso, considerata l’attitudine degli attuali decision makers europei di dividersi tra euroscetticismo e illusioni di egemonia, tra cultori della sovranità nazionale e cessione di sovranità a un comitato illegittimo e antidemocratico, che pende vistosamente verso una parte, non pensa al popolo europeo (tutti noi, dalla Lapponia a Lampedusa, ci piaccia o meno), impone regole assurde e produce morte economica in alcuni Stati e prosperità in altri (come se fossimo divisi da interessi diversi e obiettivi confliggenti, che cecità).

Finché questo non avverrà, scriveremo #JeSuisVattelappesca sui social, piangeremo morti che riteniamo lontani, pur essendo contigui a noi tutti, e il giorno dopo riprenderemo a pensare che disuniti si possa affrontare l’attacco alle Libertà perpetrato dall’islamismo jihadista. Con quali risorse e quali capacità statali, è tutto da dimostrare.

(Foto Credit: Frame servizio SkyTG24) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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