2018, la ‘Battaglia d’Inghilterra’ tra male e bene

Thomas e Kate Evans sono Giganti Morali, Alfie un guerriero inconsapevole del bene contro la pretesa antica del potere di disporre della vita e della morte delle persone. In corso una battaglia tra male e bene, il cui esito riguarda tutti noi occidentali, in preda alle convulsioni di un relativismo senza identità e senza futuro

Verona – Da luglio a fine ottobre 1940, i cieli della Gran Bretagna furono teatro della Battaglia d’Inghilterra, il tentativo tedesco di conquistare la superiorità aerea per stendere il tappeto alla successiva invasione del Regno Unito, baluardo della resistenza contro il Nazismo e il Fascismo. Sappiamo come andò: il male fu sconfitto perché il bene resistette a prezzo di sacrifici enormi in termini di persone e di risorse. Non c’era altro modo che combattere per resistere alla forza satanica del male nazista e Winston Churchill guidò il Paese in questa resistenza.

Settantotto anni dopo, in questi giorni si sta combattendo una versione contemporanea di quella lotta tra bene e male, una nuova Battaglia d’Inghilterra, la cui posta in gioco non è la superiorità aerea: è il valore della vita umana contro ogni ragionamento utilitaristico sconnesso dalla vita stessa e dal suo inestimabile valore.

A fronteggiarsi ancora una volta il male e il bene: il male rappresentato da inquietanti tesi giuridiche rivolte a dimostrare che una vita possa considerarsi utile o inutile da essere vissuta in funzione di parametri inverificabili o del tutto campati in aria (il benessere di un bambino che non si può esprimere; una malattia ignota; la supposta incapacità di respirare autonomamente) e di una supposta prevalenza del benessere di un minore, espressa da un giudice e non dai genitori nel pieno possesso delle loro facoltà psichiche; il bene rappresentato dalla forza stessa della vita, ancorata a principi morali ed etici che impongono di rispettare ogni esistenza umana in quanto tale e di cercare di curare una malattia fino alla soglia del possibile.

Giudici (massoni, liberal, progressisti) contro una famiglia cattolica, credente, ferma nel difendere il diritto alla vita, il diritto alle cure, il diritto a decidere di supportare un bambino malato, con la speranza della guarigione come pilastro ineludibile della propria esistenza. Un bambino, Alfie Evans, che si dimostra un guerriero di fronte ai nani dell’establishment britannico, supportato da due genitori – Thomas e Kate – che si mostrano come giganti morali nel resistere alla prepotenza del potere e a un destino ineluttabile deciso da un tribunale civile. Un ritorno al Medioevo intollerabile e illegale

Con una mossa a sorpresa, il Governo italiano ha decretato la concessione della cittadinanza italiana ad Alfie Evans, una mossa politica tesa a impedire che al bambino fossero staccate le macchine di ventilazione della respirazione, senza le quali si riteneva sarebbe morto in pochi minuti. Il distacco delle macchine era stato ordinato dai giudici britannici il 23 aprile (alle 22 ora locale), dopo l’ultimo tentativo dei diplomatici italiani di bloccare l’iter che avrebbe condotto alla morte il povero Alfie in meno di mezz’ora, a dire dei sanitari dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool.

Senonché, il Guerriero Alfie ha cominciato a respirare da solo, mettendo in crisi un sistema che ne aveva deciso la morte veloce (e sospetta), per un supposto ‘miglior interesse del minore’. Vani sono stati i tentativi del padre di ottenere dai tribunali britannici la possibilità di portare il piccolo Alfie in Italia, dove a Roma l’ospedale Bambin Gesù (di proprietà vaticana e in territorio extraterritoriale rispetto all’Italia stessa) lo attende da settimane, per poterlo assistere al meglio nel tratto finale della sua breve esistenza, se proprio alcuna prospettiva migliore non potesse aprirsi.

Il rifiuto britannico, pervicace, presuntuoso e inumano, appare illogico e sospetto, perché l’ospedale in cui è ricoverato (sequestrato contro la volontà dei suoi genitori, per meglio dire) – l’Alder Hey di Liverpool – negli anni scorsi è stato ripetutamente scenario tragico di scandali sanitari, come errori di cura, autopsie condotte senza criterio, espianto non autorizzato di organi da cadaveri di minori e altre amenità per le quali, in un Paese diverso, la struttura sarebbe stata chiusa probabilmente da tempo.

Come se il potere di una rete di interessi legante medici, avvocati, magistrati e chissà cos’altro non possa tirarsi indietro da una posizione assunta per non fare scoprire un vaso di Pandora orripilante, che confermerebbe le tragiche prassi scoperte in passato e per le quali sembra nessuno abbia mai pagato in termini giudiziari. Sembra vi sia una dimensione ignota e coacervo di interessi che salterebbe, se il piccolo Alfie smontasse le tesi precostituite – e mai verificate da medici diversi – sulla sua salute e sulle sue condizioni. Il male che sta facendo montare l’indignazione internazionale, mentre in britannici sembrano ormai orwellianamente intontiti dal potere politico e dalla protervia inumana della magistratura, che si muove peraltro in contraddizione con le convenzioni internazionali di cui il Regno Unito è firmatario e perfino delle prassi mediche internazionalmente e scientificamente acclarate. 

Sicché, lo spiegamento di forze di polizia e la blindatura di quel nosocomio sembra funzionale a isolare la struttura dalla realtà esterna, per evitare un pericolo di ‘contaminazione’ in grado di portare al disvelamento di verità inconfessabili e di interessi innominabili.

Sorgono pertanto quesiti che i nostri magistrati e il Governo italiano devono porsi e porre alle autorità britanniche, se la concessione della cittadinanza italiana ad Alfie Evans è stato un gesto serio e mirato al benessere di questo bambino e della sua famiglia, non una pagliacciata farisaica funzionale a un miglioramento dell’immagine della compagine governativa uscente per un riposizionamento nell’esecutivo prossimo venturo.

Domande che si pone – e pone all’opinione pubblica – Marco Filippi (qui) e che vi invito a leggere e a condividere in ogni modo possibile.

È il nostro piccolo contributo alla vita del Guerriero Alfie, non potendo fare null’altro. Perché è chiaro: se noi avessimo potuto agire, Alfie sarebbe già a Roma con la sua meravigliosa e gigantesca famiglia, con le buone maniere e anche con qualche maniera rude. 

(Credit Photo: Kate James, Facebook) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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