EPIDEMIA DI POLMONITE: LEGIONELLA O KLEBSIELLA? SICUREZZA DELLE RETI DAL PONTE MORANDI AGLI ACQUEDOTTI

L’epidemia di polmonite rilevata tra le province di Brescia e Mantova pone ancora una volta l’urgenza di un piano attivo di Biosecurity che coinvolga la Sicurezza Nazionale in tutti gli ambiti, compresi quelli periferici in un’ottica di difesa sociale delle reti

Varese – Aumentano i casi di polmonite nella Bassa Bresciana Orientale, con 138 accessi ai Pronto Soccorso. Causa individuata sarebbe un batterio sulla cui natura è ancora in corso l’analisi dei medici di Ats. Montichiari (26 casi), Calvisano (20), Carpenedolo (34) e Remedello (11) e Acquafredda (9) sono i comuni maggiormente colpiti, mentre altri 16 casi sono stati riscontrati fuori dalla provincia di Brescia: sette ad Asola, tre a Castiglione Delle Stiviere, uno a Canneto, Casalmoro, Guidizzolo, Porto Mantovano, Drizzona, Casalmaggiore e a Ostiano.

Un filo rosso unisce i cinque comuni bresciani: la presenza del fiume Chiese” dicono i sindaci del territorio ipotizzando che il picco di polmonite sia dovuto a un batterio presente nell’acqua. Negli ultimi due giorni si sono registrate anche due morti sospette. Quella di un 84enne di Carpenedolo, morto dopo un ricovero per polmonite acuta; e quella di una 69enne di Mezzane di Calvisano, per la quale è stata disposta l’autopsia quando la famiglia stava organizzando già il funerale.

Il tema pone all’attenzione una questione fondamentale in questo momento storico: l’adeguatezza del modello di Biosecurity Nazionale nei confronti delle nuove sfide poste dalle ondate migratorie e dal cambiamento climatico. Due eventi hanno purtroppo confermato l’ipotesi che la situazione inizi ad essere preoccupante. La prima, l’affacciarsi dell’epidemia di West Nile, complice la diffusione di vettori alieni (per via animale), complice il cambiamento climatico, un problema di lungo periodo che dovrà essere affrontato con molta prevenzione, informazione alla cittadinanza e campagne di eradicazione. La seconda – immediata, contingente e con caratteristiche di urgenza – proprio l’epidemia di polmonite che ha investito il Bresciano.

Nei mesi precedenti si è parlato molto di Legionella che, a causa della tropicalizzazione del clima, ha trovato in tutta Italia substrato favorevole alla diffusione; ma la stessa, a seguito di fatti di Torino rilevati presso dentisti, che vide addirittura il Procuratore Guariniello in prima fila, e che grazie a una attenta legislazione HSE (Health, Safety & Environment, ndr) è stata anche obbiettivo di campagne di prevenzione e contenimento. Legionella che potrebbe essere anche presente e comune fattore di questi casi di polmonite, come potrebbe anche essere Klebsiella, come il collega CBRNe Marco Serale mi ha giustamente fatto notare, data la sua sua specializzazione.

La politica di Biosecurity di un Paese non può limitarsi però alla sfera sanitaria o di HSE: questa emergenza sanitaria porta prepotentemente alla luce della politica lo stato penoso in cui versano molte opere idrauliche (fiumi, rivi e torrenti) e  acquedotti, in molti casi privatizzati in cambio di sistemazioni mai avvenute, con conseguente aumento – al pari del Ponte Morandi – di impatti strategici sul territorio. In questo scenario, non va trascurato l’aspetto security (e non solo safety) di questo focolaio epidemico, che si tratti di evento casuale o meno: una volta scoperchiata la nostra bio-vulnerabilità si avrebbe via facile per chi avesse letto il “Manuale di Safety & Security” di Daesh del 2016 (seguito da due inserti successivi nelle testate seguenti), in particolare per la parte che illustra come provocare bio-attacchi proprio su acquedotti e reti similari, strada già peraltro tentata in vari Paesi europei.

Sotto il profio tecnico, ritengo che realizzare un attacco su un acquedotto – per la presenza di elementi di auto-limitazione – non è così semplice, ma data l’enorme attenzione che giustamente questo evento sta ricevendo dai media, nulla impedisce che in futuro qualcuno ben intenzionato provi ad attentare alla sicurezza delle reti idriche, ragione per la quale è un imperativo categorico valutare i rischi e presidiare il territorio, utilizzando tutte le forze disponibili – professionali e volontarie – ossia impegnanto le forze ausiliarie quali la Riserva militare e le Organizzazioni di Volontariato disseminate sul territorio, affinchè le maglie di prevenzione impediscano tali atti criminali quanto più possibile.

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