Romano Fenati, un tentato omicidio derubricato a illecito sportivo

Nel corso della gara di Moto 2 sul circuito di Misano Adriatico – dedicato a Marco Simoncelli, che in moto c’è morto – il pilota ascolano Romano Fenati ha compiuto un gesto che valica le leggi dello sport e del motorsport: è un tentato omicidio. Andrebbe trattato come tale. Le colpe della direzione di cara

Verona – Su tutti i giornali, ma ancor prima sui social e sui siti web delle agenzie di stampa, delle testate giornalistiche e dei media che si occupano di motociclismo, ha avuto vasta eco il gesto scandaloso commesso dal pilota di Ascoli Romano Fenati, in forza al Marinelli Snipers Team, che a quattro giri dalla fine della gara ha premuto la leva del freno anteriore della moto di Stefano Manzi, al culmine di una bagarre in pista per la quale lo stesso pilota del Forward Racing è stato sanzionato con l’arretramento di sei posizioni sulla griglia di partenza del prossimo GP ad Aragón (“guida irresponsabile”, la motivazione, ndr).

Tuttavia, se due deficienti giocano con la morte oltre ogni limite – ossia rendendo ancora più pericolosa una disciplina che cavalca il pericolo a ogni metro – significa anzitutto che la direzione di gara tollera l’intollerabile in nome dello spettacolo quale che sia, non in nome dello spettacolo prodotto dalla maestria, dal coraggio e dalla competenza dei piloti.

Fenati però non può invocare un ‘fallo di reazione’ a giustificazione di un reato: perché, sia chiaro, tirare la leva del freno anteriore in pieno rettilineo a 250 km/h è tentato omicidio, probabilmente di un altro collega di deficienza, ma sempre tentato omicidio.

La squalifica comminata a Fenati – due gare – è una carezza. Il licenziamento da parte del Marinelli Snipers Team un atto legittimo, ma insufficiente, perché la giustizia sportiva dovrebbe lasciare il passo alla giustizia ordinaria e alla Procura di Rimini, competente per territorio.

Considerare l’atto di Fenati come una scorrettezza sportiva significa derubricare un reato con motivazioni risibili, un precedente non tollerabile in tempi di social, su cui altri deficienti cerebro-nondotati potrebbero trovare ispirazione criminale. Inaccettabile.

(Fotogramma da video di Sport Mediaset su fonte Sky) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire...), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più. Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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