“Lumen Fidei”, l’enciclica scritta da quattro mani da Benedetto XVI e da Francesco

La lettera enciclica è stata iniziata da Ratzinger e finita da Bergoglio. ”La fede è luce e non è un salto nel vuoto”. Sulla famiglia: “è il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini”. Francesco e Benedetto XVI insieme alla consacrazione del Palazzo del Governatorato

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Città del Vaticano – “La fede non è un salto nel vuoto“. L’introduzione della prima Lettera enciclica del Papa spiega le motivazioni alla base del documento iniziato da Ratzinger e finito da Papa Bergoglio: anzitutto, la necessità di “recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo”.

L’enciclica scritta a quattro mani è suddivisa in quattro capitoli. E, come spiega lo stesso Pontefice all’inizio della Lettera, “queste considerazioni sulla fede intendono aggiungersi a quanto Benedetto XVI ha scritto nelle Lettere encicliche sulla carità e sulla speranza. Egli aveva già quasi completato una prima stesura della Lettera sulla fede. Gliene sono profondamente grato e, nella fraternità di Cristo, assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi“.

Il Papa cita Nietzsche e ricorda che “la fede appariva come una luce illusoria che impediva all’uomo di coltivare l’audacia del sapere. Il giovane Nietzsche invitava la sorella Elizabeth a rischiare, percorrendo ‘nuove vie […] nell’incertezza del procedere autonomo’. “In questo processo – rileva il Pontefice – la fede ha finito per essere associata al buio. È stata intesa come salto nel vuoto che compiamo per mancanza di luce”.

Ecco perché “è urgente recuperare il carattere di luce proprio della fede” un po’ come suggerisce l’esperienza di Dante nella Divina Commedia, che “dopo aver confessato la sua fede davanti a San Pietro, la descrive come una ‘favilla che si dilata in fiamma poi vivace e come stella in cielo in me scintilla‘. Proprio di questa luce, dice il Papa, “vorrei parlare perché cresca per illuminare il presente fino a diventare stella che mostra gli orizzonti del nostro cammino”.

Nel quarto capitolo dell’enciclica si evidenzia che “la fede non è un rifugio per gente senza coraggio. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità”.

Avverte il Pontefice che “quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno e se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, perderemo la fiducia tra noi e saremo uniti solo dalla paura“. Il Papa cita il poeta Eliot e ricorda che se eliminassimo la fede dalla vita dell’Uomo “la stabilità sarebbe minacciata”.

C’è uno stretto “legame tra fede e verità”, ma i due concetti si scontrano con “la crisi di verità in cui viviamo”. Bisogna reagire, è il monito contenuto nell’enciclica. “La fede senza verità non salva – scrive il Papa – resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”.

La fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva’, ma nasce dall’ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio”. La “Lumen fidei” si sofferma anche su questo aspetto e ricorda come il filosofo Jean Jacques Rousseau “si lamentava di non poter vedere Dio personalmente: ‘Quanti uomini tra Dio e me!”.

Il documento ricorda anche l’opera dello scrittore russo Dostoevskkij che nell’Idiota “fa dire al protagonista, il principe Myskin, alla vista del Cristo morto nel sepolcro: ‘qual quadro potrebbe anche fare perdere la fede a qualcuno’. “Tuttavia – scrive il Pontefice – è proprio nella contemplazione della morte di Gesù che la fede si rafforza e riceve una luce sfolgorante, quando essa si rivela come fede nel suo amore incrollabile per noi, che è capace di entrare nella morte per salvarci”.

La ‘Lumen fidei’, nella parte più propriamente sociale, parla della famiglia. Scrive il Papa: “Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa – scrive il Pontefice – nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno d’amore”.

“Fondati su questo amore, uomo e donna possono promettersi l’amore mutuo con un gesto che coinvolge tutta la vita e che ricorda tanti tratti della fede. Promettere un amore che sia per sempre – scrive il Papa – è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero frutto alla persona amata“.

Il Papa, nell’ultimo capitolo della ‘Lumen fidei’, dedica spazio ai giovani, ricordando come, soprattutto nelle Giornate Mondiali della Gioventù, “mostrino la gioia della fede, l’impegno di vivere una fede sempre più salda e generosa. I giovani hanno il desiderio di una vita grande”.

Non facciamoci rubare la speranza – scrive il Papa nell’ultimo capitolo della Lettera – non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino, che ‘frammentano’ il tempo, trasformandolo in spazio. Il tempo è sempre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza”.

“La fede è una” ed è “impossibile credere da soli”, sottolinea il Papa. In particolare, il terzo capitolo è tutto incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione: “chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé – si legge nel documento -. La luce di Gesù brilla sul volto dei cristiani e così si diffonde, si trasmette nella forma del contatto, come una fiamma che si accende dall’altra, e passa di generazione in generazione, attraverso la catena ininterrotta dei testimoni della fede”.

‘Lumen fidei’ cita gli esempi di San Francesco d’Assisi che va in aiuto del lebbroso e della beata madre Teresa di Calcutta con i suoi poveri. Le 82 pagine si concludono con Maria, la figura per eccellenza della fede, “madre della Chiesa e madre della nostra fede”.

Intanto, questa mattina Bergoglio e Ratzinger hanno presenziato insieme alla consacrazione del Governatorato, nel corso dell’inaugurazione di una statua riproducente San Michele Arcangelo.  Joseph Ratzinger era stato invitato da Papa Francesco e ha aderito volentieri all’invito. L’evento si è tenuto a poche ore dalla presentazione della “Lumen fidei” ed è stata confermata da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

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