10, 100, 1000 Francesco Brignone, bergamasco, vigile, alpino, patriota. E sanzionato

Al funerale del presidente nazionale dell’associazione degli Alpini, Nardo Caprioli, indossò il copricapo identitario di uno dei più prestigiosi corpi militari italiani. Poi si mise a regolare il traffico, ma il corpo di polizia locale lo ha sottoposto a indagine disciplinare e lo ha sanzionato

Il corpo degli Alpini è tra i più amati delle Forze Armate italiane
Il corpo degli Alpini è tra i più amati delle Forze Armate italiane

Bergamo – Francesco Brignone è un ex alpino, anzi: un alpino. Alpini si è per sempre, come ha dichiarato il vigile bergamasco al centro di una storia tutta italiana. Come agente della Polizia Locale è stimatissimo, ma non ha mai dimenticato l’identità di appartenenza a uno dei corpi militari più prestigiosi e amati delle Forze Armate italiane. La sua corporatura “celtica” – fatta di robustezza e dolcezza – è nota.

In occasione dei funerali del “presidentissimo” degli alpini italiani, Nardo Caprioli, sentì l’esigenza di tributare un saluto speciale, indossando il caratteristico copricapo degli Alpini, sulla divisa da vigile. Così, con questa inedita mise si mise a smistare il traffico, per consentire al corte funebre di raggiungere la Chiesa della Madonna delle Grazie.

Naturalmente, in un’Italia precisa e puntuale, preciso e puntuale fu chi non gradì questo comportamento, segnalandolo alle autorità locali. Ne è derivato un provvedimento disciplinare, notificato ieri da un ufficiale del corpo bergamasco al vigile Brignone, sanzionato per aver indossato in servizio un abbigliamento non conforme al regolamento. Ne dà notizia oggi l’edizione di Bergamo del “Corriere della Sera”.

In casi del genere la sanzione più grave è la sospensione dal lavoro per 10 giorni, con annessa decurtazione dello stipendio. Il problema però è più ampio e travalica il rigido rispetto delle regole, che devono essere sempre rispettate.

Si tratta di capire se l’applicazione delle norme regolamentari non offenda il comune senso dell’identità, se sia giusto perciò sanzionare un vigile-alpino in questo caso, mentre si impone di tollerare che donne appartenenti a una precisa cultura religiosa possano scorrazzare per le città coperte da capo a piedi (cosa che è perfettamente legale, trattandosi di un diritto individuale inviolabile), occultando per intero il viso e impedendo l’identificazione immediata (cosa che è assolutamente intollerabile e illegale).

In questo caso, Francesco Brignone ha onorato non solo il presidente Nardo Caprioli, ma anche gli Alpini, il loro ruolo nella nostra Repubblica, la loro storia, il loro sacrificio nella Storia d’Italia. Brignone appartiene a una famiglia di alpini e di servitori dello Stato, tre generazioni di “Penne Nere” che dovrebbero inorgoglire chi lo conosce personalmente, perché esempio di dedizione civica, prima ancora che militare.

Se potessimo fare giungere la nostra voce ai dirigenti della polizia locale, chiederemmo – da meridionali – di punire Brignone per la grave “violazione del regolamento” (il virgolettato è nostro) con la sanzione minima, giusto per non rischiare un procedimento per violazione dei doveri di ufficio. Diano l’ascolto dovuto alle parole di Brignone, che ha dichiarato al “Corriere”  «continuo a ritenere di aver fatto una cosa bella, e corretta, sulla quale mi difenderò. Non mi pento, lo rifarei anche oggi. Per me l’essere alpino significa molte cose e credo che una città come Bergamo possa capirmi: proprio quel giorno era anche lutto cittadino…qualcosa vorrà pur dire».

A noi dice molto questo amore, questa dedizione, questo gesto identitario. 10, 100, 1000 Francesco Brignone, dalle Alpi a Lampedusa!

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@johnhorsemoon

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