I colori dello “sciamano” Kandinskij inondano Vercelli

Ventidue opere e oggetti rituali per raccontare la formazione e il complesso universo pittorico del padre dell’astrattismo

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Vercelli – Il primo week end della mostra “Kandinskij. L’artista come sciamano” – aperta ogni giorno, fino al 6 luglio, dalle 10 alle 20 nella chiesa trecentesca di San Marco a Vercelli – ha registrato un boom di visitatori, più di 1500. Curata da Eugenia Petrova e promossa dalla Città di Vercelli, organizzata da Giunti Arte mostre musei col patrocinio della Regione Piemonte, il contributo di diverse istituzioni e aziende, fra le quali la Provincia di Vercelli, Biverbanca e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, l’esposizione negli spazi dell’Arca ruota attorno a 22 dipinti provenienti da otto musei russi – tra cui il Museo Nazionale di San Pietroburgo – insieme a opere di maestri dell’avanguardia russa e a un gruppo di oggetti rituali delle tradizioni sciamaniche, appartenenti alla Fondazione Sergio Poggianella.

Proprio dalle osservazioni etnoantropologiche sulle popolazioni isolate delle regioni siberiane e dai contadini russi, Vasilij Kandinskij trasse ispirazione per quel percorso che lo portò alla creazione dell’astrazione come forma di spiritualità. Durante gli anni universitari, gli studi in legge lo condussero a investigare i fondamenti del diritto dei sirieni, una piccola etnia della Vologda – in Siberia – i cui usi e costumi, fortemente influenzati dalla mistica sciamanica, erano stati cancellati dal cristianesimo ma che il giovane artista cercò di rintracciare, rimanendone profondamente colpito tanto da riproporli nella sua arte.

Simboli come quello del cavallo, del cavaliere, delle nuvole, delle fate e del tamburo rituale – tramutato nelle Composizioni in macchia nera – frequenti nelle sue opere, deriveranno dal contatto con le remote genti siberiane per fondersi con i principi di quel movimento culturale russo – nato dopo l’invasione napoleonica e la distruzione di Mosca – caratterizzato dall’esaltazione del passato e dalla ricerca delle vere radici russe, spesso ritrovate nelle canzoni popolari e nelle favole medievali riprese, in letteratura, da Dostoevskji e, in musica, da Korsakov e poi da Stravinsky.

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Tra il 1901 e il 1922, Kandinskij viaggiò tra Monaco e la madrepatria sovietica che fu costretto a abbandonare quando accettò l’incarico di insegnamento al Bauhaus insieme a Paul Klee. È in questo periodo che iniziò a tracciare sulla tela forme e colori in grado di rappresentare l’andamento dei sentimenti e degli stati d’animo, liberi dalla costrizione in volti, paesaggi, oggetti e dettati dal ritmo della composizione cromatica. In evidente distonia con la razionalissima Europa scriverà, infatti, Lo Spirituale nell’arte, saggio del 1911 in cui Vasilij parlerà della nascita di una nuova epoca e di una nuova arte basata sul linguaggio del colore e delle sue proprietà emozionali, parole del cuore e espressioni pure dell’animo che arriveranno a travalicare la forma stessa.

Partendo dall’assunto che il colore può avere due effetti sullo spettatore – uno “fisico” determinato dalla registrazione della retina e uno “psichico” prodotto dalla vibrazione dell’anima – Kandinskij iniziò a studiare la forza dei colori primari e poi secondari, paragonando le pennellate alle note e i colori agli strumenti musicali. Le sue opere divengono così Impressioni, Improvvisazioni e Composizioni, l’arte figurativa viene abbandonata per seguire l’impulso emotivo, l’urgenza dell’esternazione interiore, la rappresentazione primitiva dell’io mistico attraverso la cinetica cromatica.

Fu così che attribuì al rosso – caldo, vivace, irrequieto – lo stato d’animo del dolore, non seguendo la semplicistica associazione rosso-sangue-dolore ma per le sue insite caratteristiche mentre nel giallo vide l’irrazionalità e la follia. Dalla giustapposizione di toni freddi e caldi dedurrà anche due movimenti sulla tela: quello orizzontale e quello radiante, rintracciabile nel colore giallo che, con la sua forza prorompente, avanza verso lo spettatore, allargandosi verso l’esterno. Al contrario l’azzurro – colore distensivo – mostrerà un movimento orizzontale, indietreggiando rispetto al visitatore e attirandolo a sé per poi richiudersi su se stesso. Insieme però ai colori, Kandinskij analizzò la forma con la quale si compone l’opera e che ha la capacità di potenziare l’emozionalità cromatica poiché a ogni colore corrisponde una forma prediletta.

È così che triangoli gialli, cerchi blu e quadrati rossi accompagnano il visitatore lungo il percorso espositivo di Vercelli, disorientandolo e guidandolo nell’irrequieto e sperimentale animo di Kandinskij, nella sua spasmodica ricerca all’interno della “primitiva pancia” della madre Russia, dalle prime prove simboliste dall’atmosfera sognante di fiaba fino all’astrattismo lirico in cui la magia e il mistero saranno quel trait d’union tra l’artista e l’uomo, morto nella sua abitazione parigina, esiliato dalla sua amata patria ormai avvolta dalla dittatura.

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KANDINSKY. L’ARTISTA COME SCIAMANO

Dal 29 marzo al 6 luglio 2014, Vercelli, Arca – Chiesa di S. Marco, Piazza S. Marco 1

ORARI Lunedì – domenica 10.00 – 20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)

BIGLIETTI INDIVIDUALI

Intero (comprensivo di audioguida): € 10
Ridotto (comprensivo di audioguida): € 8,50 visitatori oltre i 65 anni e fino a 14 anni, portatori di handicap (pagano ridotto) e convenzioni: – possessori Giunti Card; – correntisti Biverbanca in possesso di tessera bancomat e carta di credito; – titolari di “Carta Quotidiana” de La Stampa; – visitatori in possesso di biglietti in ingresso degli altri musei della città di Vercelli (Museo Borgogna, Museo Leone, Museo Tesoro del Duomo); – guide turistiche con patentino

Omaggi: – giovani fino a 10 anni accompagnati da familiari; – un accompagnatore per ogni gruppo e due per ogni scolaresca; – accompagnatori per disabili che presentino necessità; – giornalisti iscritti all’albo (accreditati con l’ufficio stampa info@clponline.it); – tesserati ICOM

Info: Tel 0161/040035 – mail: kandinsky@ne-t.it