Grillo vuole il tribunale del popolo per media, imprese e politica. Tra moderatismo e una taqiyya al pesto genovese?

Tra provocazioni e “buoni” propositi, il leader del M5S evoca scenari rivoluzionari che possono accendere qualche mente labile, ma ormai è lanciato nella raccolta del voto radicale e mostra la doppia faccia: moderato arrabbiato con i moderati arrabbiati, arrabbiato smoderato con gli incazzati neri. Una forma di taqiyya, di dissimulazione, una tecnica usata molto dagli islamisti sciiti (di origine iraniana…)

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Roma – Avverrà tutto via web, ma evoca scenari preoccupanti già solo il concetto di “tribunale del popolo” agitato da Beppe Grillo in un suo post sul suo blog in cui delinea il progetto di giudizio supremo. Con un dettaglio in più rispetto a quanto anticipato nei comizi di questi giorni: delle vere e proprie liste di proscrizione (il leader M5S non le chiama così ma questo sono) visto che “ci saranno le liste, le prove e i testimoni di accusa come in un processo“. Con quali garanzie? Sarà assicurato il diritto alla difesa?

Un atto da rivoluzione, perché in un ordinamento democratico i processi – anche ai giudici e ai magistrati che sbagliano, che vanno contro la legge – sono fatti nelle aule di giustizia e sotto il vigore della legge, non di un editto del principe.

Le categorie dei distruttori sono tre“, individua Grillo. “I giornalisti grazie ai quali siamo 68esimi nella libertà di informazione nel mondo (un dato vero, ndr) e che per ragioni di protezione di casta (e di pagnotta) si coprono a vicenda, gli industriali di regime sempre pronti a pagare mazzette (o a garantire pacchetti di voti) per accedere ai bandi di gara pubblici o alle concessioni di Stato e i politici, che vengono un gradino più in basso delle meretrici“.

Questo orrendo trio va giudicato attraverso un processo popolare, mediatico che inizierà – annuncia – dopo le elezioni europee“.

Il post pubblicato dal leader del M5S era iniziato con un incipit tra l’ironico e la denunzia. “L’altro ieri da Vespa non sono potuto entrare con il plastico, una palese violazione della par condicio visto che il delinquente di plastica di Arcore entra ed esce a suo piacimento dagli studi televisivi per salvare le sue aziende“, ha scritto Grillo, che poi ne spiega la simbologia: “Il plastico rappresentava un castello, ispirato liberamente al bel castello di Lerici che domina il golfo dei poeti in Liguria. Il castello è un simbolo, ha le sue celle, le sue segrete. Un simbolo di quello che succederà – avverte – se il M5S andrà al governo. Così come non si può costruire sulle macerie, non si può edificare una nuova Italia senza sgombrare il terreno da coloro che l’hanno depredata trasformando la quinta (sesta?) potenza industriale in un deserto“.

Via allora al tribunale del popolo del web che “sarà fatto in Rete dove verrà ricostruito un castello virtuale con le celle individuali, ognuna con la sua targhetta. Per Berlusconi verrà riprodotta integralmente quella di Al Capone ad Alcatraz sperando di non avere querele da parte dei discendenti di Al Capone“, Grillo scrive, mettendo le mani avanti tra il serio e il faceto.

Ci saranno – scrive ancora – le liste, le prove e i testimoni di accusa come in processo. Per ogni persona ci sarà un cittadino che articolerà i capi di accusa. Alla fine gli iscritti certificati al M5S potranno votare per la colpevolezza o l’innocenza“. Difesa? Ma se le tre categorie sono indifendibili, che bisogno c’è di difesa?

Un tribunale popolare – Grillo riconosce – non può sostituirsi alla giustizia nell’erogazione delle pene, ma può informare i cittadini sui furti e le malversazioni di un Sistema che ha portato allo sfascio l’Italia. Ed è quello che sarà fatto“. “Il processo durerà il tempo necessario, almeno un anno, le liste – anticipa – saranno rese pubbliche quanto prima e l’ordine in cui saranno processati gli inquilini del castello sarà deciso in Rete. La prima categoria sarà quella dei giornalisti che hanno occultato la verità agli italiani nell’ultimo ventennio. I pennivendoli di Regime. In alto i cuori!“.

Quel che Grillo non dice è che i problemi italiani non nascono nell’ultimo ventennio, ma sono l’effetto della storia italiana della fasulla transizione tra fascismo e democrazia, in realtà una transizione dal monopartitismo al pluripartitismo scambiato per democrazia, essendone però solo uno dei presupposti (perché consente la libera competizione delle idee).

La partitocrazia è stato – è – l’impossessamento dello Stato da parte di tutti i partiti politici (con poche eccezioni), non con il diritto di potestà esclusiva – come in un sistema monopartitico – ma in un consociativismo politico di fondo, in virtù del quale l’appartenenza ha sostituito la competenza e la lealtà al partito ha sostituito la lealtà costituzionale allo Stato italiano.

Un sistema politico che ha però consentito all’Italia di uscire dal fosso dell’orrore in cui il fascismo aveva condotto il Paese. Per questo motivo, il sistema partitocratico avrebbe dovuto essere temporaneo, ma la gestione quotidiana del potere non ha favorito i partiti dall’abbandonare quel potere di occupazione dello Stato pro quota. Sarebbe servita una rottura, che non è avvenuta o non ha prodotto gli effetti sperati.

Se questo processo popolare evocato da Grillo è una provocazione intellettuale, lo vedremo nelle prossime settimane. A noi il dubbio viene, così come viene un altro dubbio, che Grillo agisca mutuando una tecnica degli sciiti iraniani e libanesi e di molti movimenti islamisti in Medio Oriente, la tecnica della dissimulazione o taqiyya. In questo modo Grillo fa il moderato arrabbiato da Vespa a “Porta a Porta“, con un pubblico moderato pronto a recepire le sue “denunzie”, alcune delle quali fondate, fondatissime.

Se si cambia “canale” comunicativo, Grillo – autentico “Brachetti” della comunicazione politica – imposta un altro tono, parla sboccato come la maggior parte dei giovani (donne e uomini), usa metafore pesantissime, è incazzato tra gli incazzati.

Qual è il pericolo? Che qualcuno dalla mente labile si faccia prendere la mano, non comprenda le esagerazioni comunicative e passi all’azione. Del resto, se c’è un processo e una condanna, ci sarà anche un’esecuzione della pena. Con uno scenario ipotetico di violenza fisica prossimo venturo che è preoccupante, perché mostra il lato scoperto di una parte (speriamo minima) del Movimento 5 Stelle, quello della violenza latente.

Inshallah!

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Un pensiero riguardo “Grillo vuole il tribunale del popolo per media, imprese e politica. Tra moderatismo e una taqiyya al pesto genovese?

  • 21/05/2014 in 18:17:25
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    Seguo localmente a pesaro l’attività dei grillini e devo dire che sono persone moderate , educate, faticatori dello studio accurato delle pratiche istituzionali con la capacità di mettere a nudo una serie di misfatti che nessun consigliere comunale di opposizione ha mai fatto.Il PD nelle sue varie siglie domina questa città da 70 anni, altro che periodo provvisorio della partitocrazia, una città sepolta da una coltre di omertà che portò il giudice Caponnetto venuto a pesaro ad inaugurare la piazzetta dedicata a Falcone e Borsellino a dire che dopo Palermo al città più omertosa era Pesaro e questo è un brutto segno, a Pesaro ci sono 17 logge massoniche e sapere che chi si vuole iscrivere al Movimento 5 stelle deve dichiarare di non essere massone e do volerlo diventare già da un senso di sollievo visto che la massoneria si è intruffolata anche nella chiesa. La situazione attuale dei questo nostro povero paese ha solo due vie d’uscita a mio parere, o essendo bello ed appetibile sarà comprato da una serie di super-ricchi mondiali come già sta avvenendo ed il ceto medio basso dovrà espatriare per sopravvivere o la via soft proposta da Grillo del rifiuto di qualsiasi alleanza con chi finora ha truffato stato e cittadini che ha evitato anche una possibile sommossa stile Grecia e sicuramente peggiore. Il movimento di Grillo ha un solo punto nevralgico, l’onestà che la maggioranza degli italiani vuole e che Grillo garantisce, se cade quella sarà tragedia per tutti e finiremmo anche cruentemente nella via dell’Italia delle mille bandiere multinazionali.

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