L’Onu denuncia: lo Stato Islamico ‘giustizia’ donne istruite e professioniste, in una nuova ondata di orrore e terrore

Il gruppo terrorista islamista sta mostrando un ‘mostruoso disprezzo per la vita umana’, ha dichiarato martedì scorso alla France Presse la portavoce dell’Ufficio per l’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Ravina Shamdasani. Nella foto gli scavi di una fosse comune con i poveri resti di 25 uomini uccisi dai jihadisti dello Stato Islamico perché rifiutatisi di convertirsi all’islam radicale, ha confermato una fonte ospedaliera. Nel mirino donne impegnate nelle professioni e in politica, una pulizia religiosa preventiva che è uguale a quella usata dai nazisti in Europa durante la II Guerra Mondiale

Uomini scavano una fossa comune alla periferia di Saadia, nella provincia di Diyala, 15 gennaio 2015. La fossa conteneva i resti di oltre 25 uomini, uccisi dai miliziani dello 'Stato Islamico', come confermato da fonti ospedaliere
Uomini scavano una fossa comune alla periferia di Saadia, nella provincia di Diyala, 15 gennaio 2015. La fossa conteneva i resti di oltre 25 uomini, uccisi dai miliziani dello ‘Stato Islamico’, come confermato da fonti ospedaliere

Ginevra – L’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani ha denunciato martedì scorso, ma la notizia non ha avuto molta eco sulla stampa europea, che i miliziani dello Stato Islamico stanno procedendo a numerose esecuzioni preventive, come a volere ‘anticiparefuturi problemi di resistenza. Infatti, obiettivo preferito dei miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi sono donne istruite, professioniste, specialmente avvocatesse, medico e infermiere, ma anche donne che si sono candidate in passato per una carica elettiva

Una tecnica di pulizia confessionale volta ad abbattere ogni tentativo di resistenza all’avanzata criminale di questi falsificatori dell’islam, che fa dunque le prime vittime proprio tra musulmani intenzionati a vivere la propria dimensione religiosa in modo personale e alieni a qualsiasi forma di violenza

Secondo Ravina Shamdasani, portavoce dell’OHCHR (Office of the High Commissioner for Human Rights) i membri del gruppo jihadista sunnita fondamentalista stanno mostrando un “mostruoso disprezzo per la vita umana” nelle aree dell’Iraq che controllano. 

Come si ricorderà – per l’eco ricevuta sulla stampa europea – la scorsa settimana ha diffuso le fotografie di due uomini crocefissi, probabilmente perché accusati di essere banditi; la lapidazione di una donna, per adulterio; la sentenza capitale pronunciata dal sedicente tribunale shaaritico di Mosul, in forza del quale sono stati uccisi due ragazzi accusati di omosessualità, gettati nel vuoto da un palazzo di diversi piani e poi ‘finiti’ a colpi di arma da fuoco; infine scene varie di violenza, tra cui l’esecuzione per la strada di una donna colpevole di aver guardato un uomo, uccisa con un colpo di pistola alla testa da sedicenti ufficiali della polizia religiosa dello Stato Islamico

Al contrario, non ha trovato alcuna conferma documentale la notizia – diffusa ieri – secondo cui il 12 gennaio scorso 13 bambini sarebbero stati uccisi dai jihadisti a Mosul, perché avevano guardato la partita Iraq-Giordania di Coppa d’Asia, in svolgimento in Australia. Originariamente attribuita all’agenzia di stampa ufficiale giordana, Petra Agency, la notizia però non ha potuto essere verificata, né con prove fotografiche né sul sito dell’agenzia di stampa (www.petra.gov.jo). La TV Svizzera ha infatti rilevato l’assenza di prove da fonti indipendenti, trovando invece che la notizia fosse stata data da un sito web di Raqqa (che è il centro logistico e direzionale dei jihadisti dello Stato Islamico).

La portavoce dell’OHCHR, Shamdasani, ha invece confermato ai giornalisti che altre donne sono state uccise brutalmente dai jihadisti dello Stato Islamico nelle zone controllate, tra cui Mosul. In particolare, i miliziani cercano “donne istruite, professioniste, specialmente se si sono candidate all’elezione di cariche pubbliche“, tipologie di donne considerate “particolarmente a rischio”.

Nelle sole prime due settimane di quest’anno, i rapporti (pervenuti all’OHCHR, ndr) indicano che tre avvocatesse sono state giustiziate“, ha detto Shamdasani, che poi ha sottolineato come non sono solo le minoranze a soffrire, visto che lo Stato Islamico elargisce “pene crudeli e inumane” per chiunque sia accusato di aver violato le “interpretazioni estremistiche della sharia o per sospetta infedeltà” verso la causa jihadista. 

Shamdasani ha confermato che di recente nel centro di Mosul sono stati uccisi quattro medici, rifiutatisi di curare dei miliziani dello Stato Islamico come forma di resistenza passiva. Un atto eroico che però è costato loro la vita. 

La portavoce dell’Alto Commissario per i Diritti Umani ha confermato anche che il 1° gennaio scorso a Falluja sono stati massacrati di fronte alla folla 15 civili, accusati di aver collaborato con le forze regolari irachene, mentre a Dour – città natale di un ufficiale braccio destro di Saddam Hussein, Izzat Ibrahim al-Douri (ora passato con i jihadisti dello Stato 20140909-Zeid Ra'ad-al-Hussein-312x207Islamico) – in una piazza pubblica sono stati uccisi nello stesso giorno più di 14 persone, rifiutatesi di giurare fedeltà ad al-Baghdadi.

Dal 1° settembre 2014, all’ufficio di Alto Commissario per i Diritti Umani è stato chiamato il diplomatico giordano Zeid Ra’ad al-Hussein (nella foto a sinistra), il primo musulmano a capo della speciale agenzia dell’Onu. Zeid Ra’ad al-Hussein è anche l’attuale pretendente al trono dell’Iraq, perché appartenente alla famiglia hashemita degli Hussein, discendente dei custodi dei Luoghi Santi della Mecca e di Medina. È lontano cugino del re di Giordania, Abdullah II al-Hussein. 

(Fonti: OHCHR, Gulfnews.com, Mail Online, undpi.org, AFP, Reuters) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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