Nobel per la medicina assegnato a James E. Rothman, Randy W. Schekman e Thomas C. Südhof

Assegnato per le loro scoperte sui meccanismi che regolano il sistema di trasporto all’interno delle cellule. L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza stampa al Karolinska Institutet di Stoccolma. Il genetista Novelli: “Premiate scoperte alla base di pensieri, azioni ed emozioni”. Il biologo Boncinelli: ”Scoperte importanti come i semafori in città”

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Oslo – Il premio Nobel per la Medicina 2013 è stato assegnato a James E. Rothman (Università di Yale), Randy W. Schekman (Università di Berkeley) e Thomas C. Südhof (Università di Stanford) per le loro scoperte sui meccanismi che regolano il sistema di trasporto all’interno delle cellule. L’annuncio è stato dato oggi nel corso di una conferenza stampa al Karolinska Institutet di Stoccolma.

Parlando alla tv svedese, l’americano Rothman ha detto: “Vincere un Nobel? “E’ eccitante, ma il momento in cui si fa una scoperta lo è di più”. Il biologo ha confessato che la notizia del premio non lo ha emozionato tanto quanto la scoperta scientifica grazie alla quale lo ha conquistato, messa a segno nel 1993. “E’ un’ebbrezza rara, rarissima – assicura – quando uno scienziato scopre sulla natura qualcosa di fondamentale e, soprattutto, di universalmente valido”.

Oggi è “un giorno di gioia” per Schekman. La notizia della vittoria l’ha avuta dalla moglie e subito “sono saltato giù dal letto”, ha raccontato alla tv svedese. Parlando dalla sua casa in California, ha spiegato che quando la moglie ha ricevuto la chiamata dal comitato dei Nobel, lui si è precipitato ad abbracciarla “pensando: ‘deve essere quello'”, deve essere il Nobel. “Ho stretto mia moglie e continuavo a ripetere ‘Oh mio Dio, oh mio Dio'”, ha aggiunto il biologo. Quindi ha chiamato il padre 86enne e i due figli.

E di “telefonata più sorprendente che abbia mai ricevuto” ha parlato Südhof. Raggiunto per un commento a Baeza, nel Sud della Spagna, il biologo tedesco trapiantato negli Usa ha voluto sottolineare come il premio “è anche il riconoscimento del lavoro di molte altre persone che hanno collaborato con me”.

Il Nobel per la Medicina onora quest’anno tre scienziati ‘detective’, che hanno risolto il mistero di come la cellula organizza il suo delicatissimo e ultra-preciso sistema interno di trasporti. Ogni cellula, infatti, è una fabbrica che produce e esporta molecole. Per esempio, l’insulina è prodotta e rilasciata nel sangue e appositi segnali chimici – chiamati neurotrasmettitori – vengono inviati da una cellula nervosa all’altra. Queste molecole sono trasportate in pacchettini detti vescicole. I tre premiati con il Nobel hanno scoperto i principi molecolari che governano i meccanismi attraverso i quali questo carico viene consegnato nel posto giusto al momento giusto, all’interno della cellula.

In particolare Schekman, 65 anni, ha scoperto una serie di geni ‘chiave’ per il traffico vescicolare, Rothman, 63 anni, ha dipanato il macchinario proteico che permette alle vescicole di fondersi con i loro obiettivi per consentire il trasferimento del carico. Infine Südhof, 58 anni, ha rivelato in che modo appositi segnali indicano alle vescicole di consegnare il carico con precisione al posto giusto e al momento giusto.

“Attraverso le loro scoperte, Rothman, Schekman e Südhof hanno rivelato il funzionamento di un sistema di controllo squisitamente preciso per il trasporto e la consegna del carico cellulare. Disturbi in questo sistema contribuiscono all’insorgenza di malattie neurologiche, diabete e disordini immunologici”.

Per due di loro, il premio era nel destino. Schekman negli anni ’70 fu allievo del Nobel per la Medicina Arthur Kornberg. Un Nobel ‘pupillo’ di Nobel. E Südhof negli anni condivise il bancone di laboratorio con Michael Brown e Joseph Goldstein, che si spartirono il Nobel per la Medicina nel 1985 per le scoperte sul metabolismo del colesterolo.

Rothman, classe 1950, è nato Haverhill nel Massachusetts, Stati Uniti. Dopo gli studi alla Harvard Medical School e al Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, nel 1978 ha iniziato le sue ricerche sul sistema vescicolare delle cellule presso la Stanford University in California. Nel suo curriculum collaborazioni con Princeton University, Memorial Sloan-Kettering Cancer Institute e Columbia University. Dal 2008 è in forze alla Yale University di New Haven in Connecticut, dove è attualmente professore e responsabile del Dipartimento di biologia cellulare.

Schekman è nato nel 1948 a St Paul in Minnesota, Stati Uniti. Ha studiato alla University of California di Los Angeles e alla Stanford University, dove nel 1974 ha conseguito il dottorato sotto la supervisione di Kornberg, Nobel nel 1959 per le sue scoperte sui meccanismi della sintesi biologica dell’acido desossiribonucleico, alias Dna. Succedeva nello stesso dipartimento in cui Rothman sarebbe arrivato pochi anni dopo. Vite intrecciate per la ‘meglio gioventù’ della scienza. Nel ’76 Schekman approda alla University of California di Berkeley, dove è ancora professore nel Dipartimento di biologia molecolare e cellulare. Lo scienziato e’ anche ricercatore dell’Howard Hughes Medical Institute.

Südhof, il più giovane del gruppo, è nato nel 1955 a Göttingen in Germania. La sua carriera comincia in Europa alla Georg-August-Universitat della sua città, dove ha conseguito un dottorato in neurochimica. Nel 1983 la traversata dell’Oceano, destinazione Dallas alla University of Texas Southwestern Medical Center, dove lavorò con i Nobel Brown e Goldstein. Nel ’91 arriva all’Howard Hughes Medical Institute e dal 2008 è professore di fisiologia molecolare e cellulare alla Stanford University.

“Quest’anno i protagonisti del Nobel sono i neurotrasmettitori: i tre scienziati premiati, infatti, hanno fatto luce sulla comunicazione neurale alla base di pensieri, sensazioni, emozioni e azioni”. E’ il commento del genetista Giuseppe Novelli, magnifico rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, all’assegnazione del Nobel per la Medicina 2013. James E. Rothman, Randy W. Schekman e Thomas C. Südhof. “Sono stati protagonisti – dice Novelli all’Adnkronos Salute – della scoperta di meccanismi di base importantissimi per malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer. Ora la ricerca si concentra su come intervenire per modificarli quando sono alterati e ripristinare una corretta comunicazione cellulare”.

Interessante notare che Südhof “quest’anno ha vinto anche il premio Lasker per la medicina di base, un prestigioso riconoscimento statunitense – prosegue Novelli – che ancora una volta si rivela anticipatore del Nobel, una sorta di anticamera che lascia ben sperare i candidati”.

Quanto conta il sistema che regola il traffico cellulare, la cui scoperta e’ valsa quest’anno il premio Nobel agli scienziati James E. Rothman, Randy W. Schekman e Thomas C. Südhof? “Sarebbe come chiedersi perché sono importanti i semafori in città”. Parola del genetista e biologo Edoardo Boncinelli. Un meccanismo fondamentale, sottolinea all’Adnkronos Salute. “Tanto che – osserva – io ero convinto che questi scienziati avessero gia’ vinto il premio Nobel. Anzi, dovevano essere premiati anche prima e sono sorpreso che non avessero ancora avuto il riconoscimento”.

Per capire la portata delle loro scoperte, continua lo scienziato, basta pensare che riguardano “il traffico delle molecole dentro tutte le cellule: molecole che entrano e che devono andare al loro posto e molecole che escono e che devono circolare in maniera ordinata. E’ un meccanismo fondamentale della vita della cellula – aggiunge Boncinelli – e soprattutto della cellula nervosa, perché le cellule nervose comunicano attraverso le sinapsi che non sono altro che terminazioni dalle quali si formano vescicole e si aprono all’esterno verso la cellula successiva. Le applicazioni di queste scoperte riguardano il sistema nervoso, alcune malattie come la fibrosi cistica, il traffico dell’insulina nel diabete”.

(Adnkronos)

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