Daniela Santanchè protestò contro il burqa: in carcere per un mese! L’aggressore? 2000 euro di multa

Questa la richiesta della Procura di Milano. Le viene contestata la manifestazione non autorizzata nel giorno della fine del Ramadam nel 2009, della quale non informò il questore. Quel gentiluomo dell’islamista che la colpì con un braccio ingessato “non aveva motivo per colpirla”. Stiamo perdendo l’equilibrio della serietà…

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Milano – Un mese di arresto e 100 euro di ammenda. Questa la richiesta della Procura di Milano per Daniela Santanchè, alla quale viene contestata una manifestazione non autorizzata. La parlamentare di Forza Italia organizzò nel 2009, nel giorno della fine del Ramadan, una protesta contro l’obbligo di indossare il burqa senza informare il Questore, come prescrive la legge. Per l’uomo che nella medesima circostanza la aggredì, Ahmed El Badry, il pubblico ministero ha chiesto una multa di 2000 euro.

Per la deputata della neo-rinata Forza Italia, il Pm ha chiesto la concessioni delle «attenuanti generiche per il corretto comportamento processuale e per l’incensuratezza», mentre per il civile aggressore (egiziano: ma lo diciamo solo per un dato statistico, non per motivi etnico-razziali di sorta), la pubblica accusa ha escluso la concessione di ogni attenuante perché «ha colpito una persona, oltre tutto di sesso femminile, che esprimeva delle opinioni», aggiungendo che «non c’era motivo di colpirla». Il 2 dicembre prossimo è prevista la pronuncia della sentenza da parte del giudice monocratico dell’ottava sezione penale, Elena Balzarotti.

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La nostra simpatia politica per Daniela Santanchè è bassa, bassissima, ma di fronte alle richieste della pubblica accusa del processo intentatole ci vengono in mente alcune riflessioni.

È pura follia che in un Paese moderno sia intentato un processo penale per “manifestazione non autorizzata”, violazione che meriterebbe al più una multa. Il legislatore dovrebbe modificare la norma, per renderla applicabile in funzione di una gradualità di sanzioni più vaste: un conto è protestare “politicamente” ma in modo civile; un altro è farlo sfasciando tutto quel che capita a tiro di molotov.

Sembra francamente sbilanciato il trattamento ricevuto da due “imputati” assai diversi tra loro, sia per qualità personale (come status, intendiamo) che per comportamento civico, come indirettamente riconosciuto dal Pm. Valutare meritevole di pena detentiva la mancata richiesta di autorizzazione al Questore, da parte di un parlamentare, per una manifestazione di protesta  (pena detentiva che peraltro Santanchè non sconterebbe mai), mentre considerare punibile solo con una multa un’aggressione violenta, con l’intento di provocare lesioni, può accadere solo in un Paese che ha perso l’orientamento culturale, etico e giuridico.

Tanto più che se Daniela Santanchè pagherebbe di certo una multa, il suo incivile aggressore, Ahmed El Badry, non si sa se e quando pagherà mai l’eventuale multa di 2000 Euro. Forse è il caso di considerare più simpatica la Santanchè (sotto il profilo umano) e di cominciare a sollecitare la magistratura a valutare le circostanze dei fatti portati all’attenzione giudiziaria con maggiore equilibrio.

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