Presidente Napolitano, l’unità europea è in pericolo a causa della spinta egemonica della Germania

Angela Merkel è interprete di un rigorismo spinto dalla paura tedesca dell’inflazione. Evocare il pericolo della fine della pace in Europa a causa delle critiche alla svolta rigorista nel processo di integrazione è un espediente leninista: è come cambiare le carte in tavola. Se il sentimento del presidente della Repubblica è autentico, si agisca di conseguenza: si riavvii la fase costituente europea, perché all’Europa possa darsi una Costituzione, un vero Parlamento, un presidente che governi, una magistratura federale e Forze Armate uniche. Altrimenti, è meglio che l’Italia diventi neutrale come la Svizzera e riprenda per intero la propria sovranità

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Se potessi interloquire con il capo dello Stato, direi al presidente Napolitano che le sue dichiarazioni in occasione del 70° Anniversario dell’Eccidio della Fosse Ardeatine sono state fuori luogo. Per un motivo essenziale: quella ricorrenza ci fa andare a una pagina buia della Storia del Fratricidio europeo del XX Secolo, che però pare non sia stata imparata a sufficienza dalla classe dirigente del Continente, soprattutto da quella italiana. Classe dirigente cui Giorgio Napolitano appartiene da 50 anni.

I sentimenti anti-europei sono frutto di scelte sbagliate che hanno fatto sviare le istituzioni europee dal percorso segnato in origine dai Padri Fondatori: tra i quali non c’è alcun esponente della Sinistra ex comunista, per il semplice fatto che i comunisti si opposero per anni all’Integrazione Europea, propugnando ben altra integrazione internazionalista sotto l’ala di Mosca. Lo ha ricordato lo stesso presidente Napolitano diverse volte.

Oggi, il rigorismo tedesco è alimentato ad arte dall’atavica paura dell’inflazione dei tedeschi, ma sta spingendo gli Stati più deboli – sotto il profilo strutturale – alla crisi che può essere esiziale per la democrazia. La responsabilità di questa debolezza strutturale, almeno per l’Italia, risiede nel fallimento del governo del Paese, anzitutto dalle generazioni precedenti, ingabbiati in meccanismi che per semplicità possiamo identificare con il termine “partitocrazia”. La continuazione del fascismo con altri mezzi, ma solo in apparenza: moltiplicazione dei partiti, proliferazione della spesa parassitaria, logica dell’appartenenza in luogo di lealtà allo Stato e alla Comunità. Tanti Partiti Fascisti, di colori diversi, ma indispensabili per lavorare, fare carriera, guadagnare il soldo. Volgarità tutta italiana.

Sotto il profilo politico, caro signor presidente, siete dei falliti perché avete fallito a governare il Paese.

Nella mente di Monet e Schuman, Adenauer e de Gasperi, Spaak, Spinelli e Rossi, oggi l’Europa dovrebbe già essere uno Stato federale: se non lo è, la colpa è dei politici, di voi politici. Affermare che le critiche all’Europa unita sono un pericolo per la democrazia è un espediente leninista: equivale a cambiare le carte in tavola.

La democrazia in Europa è messa in pericolo dallo spazio egemonico concesso alla Germania della signora Merkel. Il problema è che al furore tedesco contrapponiamo uno Stato debole perché corrotto nei gangli politico-burocratici, appesantito nella struttura della pubblica amministrazione, refugium peccatorum delle varie clientele.

Se il suo sentimento europeista è sincero – e io personalmente non dubito lo sia – lei dovrebbe mettersi alla testa di una svolta costituzionale europea, per instradare il processo di integrazione europea nel solco federale con gli strumenti necessari, a partire da una Convenzione Costituente che scriva in pochi mesi la Costituzione degli Stati Uniti d’Europa.

La Costituzione europea sarebbe il discrimine tra autocrazia e democrazia; renderebbe necessaria l’emersione di una classe dirigente continentale che agisca a favore di tutti i popoli dell’Unione; ma andrebbe sottoposta al voto di ratifica del popolo sovrano europeo, che necessita di un presidente che governi, un vero parlamento, una magistratura federale e Forze Armate europee. Chi parla Difesa Europea senza un Governo Europeo non sa di che parla o, peggio, è pericoloso come ogni nemico della democrazia.

Serve un nucleo duro di Stati federati, che accolgano la sfida storica dell’unione federale e procedano a un contemporaneo adeguamento dei propri assetti costituzionali.

È impossibile pretendere che la gente comune comprenda le similitudini tra il processo avviato al di là dell’Atlantico il 4 Luglio 1776 con la Dichiarazione di Indipendenza delle Tredici Colonie britanniche e la Dichiarazione Schuman del 9 Maggio 1950, una vera “Dichiarazione di dipendenza” degli ex Stati nazione dell’Europa, usciti tutti sconfitti dalla Seconda Guerra Mondiale, anche chi risulta tra i vincitori (come Francia e Gran Bretagna).

È impossibile far comprendere alla gente comune come nel 1787 da Filadelfia partì il più straordinario esperimento geopolitico della Storia Occidentale degli ultimi 1000 anni, l’Unione federale degli Stati ex Colonie britanniche, che unirono in modo indissolubile i propri destini con l’unico modo possibile e credibile sui mercati finanziari: la messa in comune della borsa (oltre che della vita), attraverso il consolidamento del debito pubblico statale a medio termine e la sua trasformazione in debito federale a lungo termine (30 anni). Un consolidamento accettato dai mercati di allora, che percepirono la credibilità del lavoro attuato dai federalisti americani.

Ecco, senza impegnare le nostre fantasie, dobbiamo copiare quell’iter, per unire in modo indissolubile i destini dei popoli e degli Stati dell’Europa su base volontaria e sotto l’ala di una vera Costituzione.

Altrimenti, sarebbe meglio ridare all’Italia la sovranità perduta e farne una Svizzera Mediterranea, neutrale ed equidistante.

Vanno compiute scelte, non basta criticare Beppe Grillo e Matteo Salvini per assecondare i diktat imposti dalla Germania a causa dei fallimenti della partitocrazia italiana.

Presidente Napolitano, ci stupisca con effetti (costituenti) speciali, non per certe sue discutibili affermazioni.

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